Zero maestri unici


BOLOGNA, 3 FEB. 2009 – Bologna ha bocciato il maestro unico. Scaduto il termine per le iscrizioni alle elementari, il giudizio della città sulla tanto discussa novità introdotta dalla riforma Gelmini è senza appello: zero domande per le 24 ore settimanali. Boom di richieste, invece, per le 30 ore dei moduli, ma soprattutto per le 40 del tempo pieno. Con il rischio di non poter accontentare tutte le famiglie, dato che bisogna fare i conti con i tagli a cattedre e compresenze voluti dal ministro dell’Istruzione e dal suo collega Tremonti."Nessun genitore ha chiesto le 24 ore – dice Stefano Mari, preside alle scuole XXI Aprile, Bombicci e Armandi-Avogli – In tutto abbiamo avuto 130 iscrizioni al tempo pieno e 34 per il modulo. Il prossimo anno, alle Bombicci apriremo due classi con 20 bimbi l’una, mentre alle XXI Aprile riusciamo a mantenere gli standard attuali. Il problema è alle Armando Avogli, dove i bambini sono in esubero". Una situazione di emergenza insomma, in cui la scuola è obbligata a seguire il regolamento: "ridistribuiremo gli alunni in base allo stradario – prosegue Mari -, chi risiede vicino alla scuola ha la priorità, gli altri potrebbero restare fuori. Ma lavoreremo per soddisfare tutte le richieste".Nessun maestro unico neanche nell’ottavo circolo didattico, che riunisce le scuole Carducci di via Dante, le Cremonini-Ongaro e le Fortuzzi. Nel primo caso, la preferenza è andata al modulo, negli altri due la totalità dei genitori ha optato per il tempo pieno. "In questi giorni siamo alle prese con i conteggi – sottolinea la preside Daniela Turci -. Le classi a 40 ore sono pienissime e le richieste per il modulo sono cresciute dell’80%. Il prossimo anno mi escono otto quinte e mi entrano nove prime: per soddisfare le richieste dei genitori abbiamo bisogno di due insegnanti in più. Spero che il Ministro ascolti la nostra richiesta, se no che venga lei a dire ai genitori che non possiamo accontentarli".Neppure alle Cesana, alle Morandi e alle Giovanni XXIII sono arrivate richieste per il maestro unico. E anche Filomena Massaro, che dirige le scuole primarie Don Marella e Viscardi conferma che "i genitori sono stati netti: vogliono le 40 o le 30 ore".Il maestro unico è il fiore all’occhiello della nuova scuola italiana, il più noto tra i provvedimenti presi da Mariastella Gelmini. Lo stesso Presidente del Consiglio ha esaltato le qualità "pedagogiche" di questa scelta, che fornisce "un punto di riferimento educativo certo agli studenti e alle loro famiglie, non più frastornati dal dover interagire con un team di docenti articolato e non sempre univoco nei comportamenti didattici". Ma le famiglie, almeno quelle bolognesi, non sembrano pensarla allo stesso modo. Magari pensano che la decisione di affidare a una sola persona, per quanto competente e preparata, la responsabilità di insegnare tutte le materie si traduca in una conoscenza piuttosto nozionistica e poco approfondita dei vari argomenti da parte degli alunni. O forse credono che figure diverse, con sensibilità ed esperienze diferenti, possano rappresentare un valore aggiunto nella gestione di classi sempre più eterogenee dal punto di vista culturale e linguistico. Con tutta probabilità, però, i genitori hanno capito che questo ritorno al passato deciso dal Governo non è dovuto a un’effettiva volontà di migliorare il sistema educativo, ma a una ben più prosaica necessità di risparmiare, peraltro ammessa dallo stesso Ministro.Fatto sta che, dopo tagli pesanti e continui, quello dell’istruzione è diventato il settore con più lavoratori precari, arrivati nella sola Emilia-Romagna a quota 58 mila. Un numero altissimo se si pensa che ormai, nella nostra Regione, i lavoratori a tempo determinato con contratto a scadenza entro l’anno in corso – i primi a rischiare il posto di lavoro quando l’azienda è in difficoltà – sono in totale 110 mila. Il 75% di questi appartiene al settore dei servizi e più della metà, il 58%, sono donne. A fornire questi dati è la stessa amministrazione regionale, secondo cui, dopo la scuola, il settore più colpito dal precariato è quello alberghiero. Seguono agricoltura e pesca, servizi alle imprese e commercio. E poi, nell’ordine, meccanica, costruzioni e trasporti.Significativo è il dato dei nuovi contratti stipulati negli ultimi tre mesi del 2008 in Regione: su 350 mila nuove assunzioni in tutti i comparti, 280 mila – cioè l’80% – sono a tempo determinato. Ai datori di lavoro piace anche la forma dell’occupazione occasionale o a progetto e non disdegnano il lavoro intermittente. Veramente poco utilizzato è invece il lavoro dipartito, conosciuto anche come job sharing, con solo otto contratti in tutta la Emilia-Romagna.Proprio oggi il sindaco di Bologna Sergio Cofferati è intervenuto sul tema del lavoro, e in particolare sul problema del precariato, sostenendo che per risolverlo "bisogna fare sicuramente delle cose in controtendenza rispetto a quelle fatte dal Governo, e anche da un versante del centrosinistra". L’ex segretario della Cgil l’ha detto durante un convegno organizzato a Bologna dallo Spi-Cgil su "Donne al lavoro". Il sindaco ha poi spiegato che serve da un lato "riformare il sistema del welfare" e dall’altro "creare uniformità tra le condizioni materiali fondamentali e uniformità di diritti per reggere l’impatto della crisi". Per questo è fondamentale l’azione del sindacato: "Bisogna evitare che le persone rimangono da sole in tempi di crisi" e occorre "recuperare la voglia di fare insieme tipica di questa terra". Tutto ciò – ha rimarcato Cofferati – nonostante sia "evidente che l’aria attorno al sindacato non è delle migliori".

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