Walter Burani se ne va. Campo libero per Moscato


18 FEB. 2010 – Lo aveva annunciato, ed è stato di parola. Walter Burani, presidente e fondatore di Mariella Burani Fashion Group, lascia il consiglio di amministrazione del gruppo di moda costruito insieme alla moglie, la stilista Mariella Arduini. Con le dimissioni, formalizzate ieri sera con effetto immediato insieme a quelle del sindaco Giovanni Grazzini, Walter Burani ha inteso dare quel segnale di discontinuità chiesto dalle banche creditrici e allo stesso tempo sgombrare il campo dal sospetto che il Cda possa perseguire, in un momento tanto critico per il gruppo, l’interesse della proprietà. Una proprietà che di fatto è però ormai esautorata. Con il fallimento di Burani Designer Holding (Bdh), infatti, il pacchetto di controllo della società quotata a Piazza Affari (custodito nella Mariella Burani Family Holding) è nelle mani di Diego Moscato, il curatore fallimentare nominato dal Tribunale di Milano. Il commercialista milanese, che rivendica il suo ruolo di nuovo socio, ha intenzione di mettere i suoi uomini nei Cda del gruppo. Non a caso ha già inviato agli amministratori di Mariella Burani Family Holding la richiesta di "convocare senza indugio l’assemblea per deliberare sulla revoca degli attuali amministratori e sulla nomina dei nuovi amministratori". Una volta sostituito il consiglio della Family Holding con ogni probabilità analoga sorte toccherà alla Fashion Group. E proprio per ricordare agli amministratori del gruppo, nominati dalla vecchia proprietà, chi è il loro nuovo interlocutore, Moscato sta preparando una lettera. Nella missiva, che verrà inviata ai vertici delle controllate, Moscato di fatto intima di non prendere iniziative che non siano concordate con il nuovo "dominus" rammentando i rischi penali e civili in cui potrebbero incorrere gli amministratori. Intanto Giuseppe Amoroso, legale di Bdh, ha chiesto con un ricorso al Tribunale di Milano di sospendere la liquidazione della holding, dichiarata fallita, fino all’udienza del 16 marzo al Tribunale di Reggio Emilia (quando si deciderà sull’eventuale ammissione del gruppo alla legge Marzano). Una mossa che mira ad agevolare la strada, voluta dal cda di Mbfg e dalla famiglia Burani, di procedere a un concordato preventivo, ritenuto più idoneo a salvare la continuità aziendale e l’interesse dei creditori, "congelando" temporaneamente l’attività liquidatoria. La scelta non piace però ai sindacati che premono per l’amministrazione straordinaria. E del futuro del gruppo, affogato da mezzo miliardo di euro di debiti, si parlerà oggi al ministero dello Sviluppo economico dove è stato aperto un tavolo tra i lavoratori e l’azienda.

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