“Vorremmo uno sciopero dei migranti”


Sabato 19 dicembre il Comitato Nopacchettosicurezza di Reggio Emilia scende di nuovo in piazza (alle 14,30 concentramento alla Gabella di via Roma) per una manifestazione in difesa della libertà, minacciata in questi mesi anche dalle norme xenofobe approvate dalla maggioranza di centrodestra. Abbiamo chiesto a Emiliano Codeluppi, che è uno dei segretari del comitato, di raccontarci il lavoro che il comitato sta portando avanti.“Sono ormai nove mesi che il comitato è in campo per creare una sorta di rete contro il razzismo nella nostra città. Siamo già arrivati a 40 soggetti tra associazioni, sindacati, partiti e tra questi ci sono sigle come Cgil, Arci e Anpi. Un percorso plurale e trasversale di aggregazione il nostro che vuole significare una opposizione ferma al pacchetto sicurezza, cioè a quell’insieme di misure che rappresenta un giro di vite senza precedenti nella storia della Repubblica Italiana. Oggi vengono toccate le libertà fondamentali degli stranieri ma è solo il punto di partenza per limitare le libertà di tutti. Per questo vogliamo creare un movimento che coinvolga davvero tutte le persone che vivono la città.Reggio Emilia è una città di grande tradizione democratica ma il clima che si respira non è certo dei migliori…"Noi siamo preoccupati per Reggio. Da una parte vediamo che le forze di centrodestra (forti di quello che avviene a livello nazionale) sono sempre più arroganti e aggressive. E questa aggressività l’abbiamo vissuta in prima persona. Le firme raccolte per l’iniziativa popolare che abbiamo proposto sono state bloccate grazie ad un cavillo legale in consiglio comunale. E questo scontro all’interno del consiglio comunale è un dato emblematico del livello di scontro in città.Dall’altra parte, da parte di chi ci amministra vediamo una tendenza rischiosa e cioè quella di considerare le questioni sociali solo sotto il profilo strettamente amministrativo, a rimuovere certi problemi. E’ giusto dire che ci sono stati i tagli al bilancio delle forze di polizia, ma non si può ridurre tutto in questa ottica. La questione immigrazione va affrontata da un punto di vista politico e culturale. Il reato stesso di clandestinità instaura e legittima un clima di razzismo e di discriminazione. Allora non è sbagliato affrontare la questione dei tagli alle forze che devono garantire la sicurezza, ma è rischioso fare solo questo. Il pericolo è quello di assecondare la logica di barbarie del centrodestra e di consegnar loro la città nel giro di pochi anni".Ma voi siete, per così dire, contro il Sindaco?"Questa voce la si sente in città. Ma non è vero, assolutamente. Da tempo vorremmo (e cerchiamo di fare in modo che questo avvenga) che il Pd si pronunciasse in maniera forte insieme a noi. Vorremmo che il Comune prendesse una posizione più netta. Questo purtroppo non è avvenuto finora".Gli italiani scendono in piazza. E gli stranieri, che sono le vittime principali di queste leggi?"Noi abbiamo intrapreso un percorso difficile. Siamo partiti da una serie di realtà reggiane, quindi di italiani e da lì abbiamo cominciato una serie di incontri per aggregare le comunità straniere. Solo che anche in questo caso non tutto si risolve o viene compreso sotto le sigle dei rappresentanti delle comunità straniere. Il discorso, e il percorso, è molto più complesso. Quindi lavoriamo sulle realtà censite, sulle comunità, lavoriamo però anche sui singoli e sulla città in generale. Mi viene da dire che il lavoro è terribilmente più difficile perché non esistono meccanismi consolidati, è un percorso nuovo, che va costruito quotidianamente. Gli stessi stranieri, anche quelli che sono qui da più tempo, ci hanno ricevuto con grande sorpresa: dopo aver parlato capivano che non eravamo lì per rappresentarli, ma a chiedere il loro aiuto per una battaglia che è di tutti. italiani in difficoltà che chiedono aiuto a stranieri per questioni politiche a tutti è suonato abbastanza nuovo, però sono stati entusiasti. e noi lo chiediamo proprio a tutti, regolari e irregolari perchè nessuno è e deve essere clandestino. Un percorso diverso . Anche rispetto ai grandi soggetti come i sindacati che si muovono su terreni più definiti, come quelli della rappresentanza dentro i luoghi di lavoro. Poi bisogna considerare tutte le difficoltà immaginabili e meno; ad esempio ci siamo trovati a dover spiegare in tre lingue il significato della parola manifestazione, e tante tante persone, straniere ma anche italiane, che non sanno niente su questo pacchetto sicurezza".E alla fine cosa sperate di ottenere?"Siamo solo all’inizio. Il 19 è un primo passo, ogni giorno cresciamo ma c’è ancora tanta strada da fare. Uno dei nostri punti ideali sarebbe quello di fare a Reggio Emilia una cosa che si è fatta in Francia. E cioè una giornata di sciopero dei migranti. Sarebbe un momento estremamente significativo perché parliamo di una parte importantissima della nostra società e della nostra economia. Se riuscisse uno sciopero dei migranti (industria, terziario, servizi alle persone) la città si bloccherebbe e forse si bloccherebbe un po’ anche il razzismo".

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