“Vogliamo essere cittadini senza essere ricattati”


BOLOGNA, 1 MAR. 2012 – "Voglio un Paese dove i miei figli possano nascere e cresce senza essere ricattati a 18 anni". E’ il desiderio di tutti gli stranieri senza cittadinanza italiana ma che in Italia hanno messo su famiglia. Nel nostro Paese, infatti, la legge permette ai loro figli di diventare italiani solo al compimento del diciottesimo anno. Col rischio, scritto nero su bianco nella legge Bossi-Fini, di doversene andare se non trovano un lavoro entro i sei mesi. La richiesta di una cittadinanza "subito" è stata al centro della manifestazione di quest’anno del primo marzo. Per il terzo anno a Bologna un corteo si è riversato per le vie del centro innalzando slogan contro il razzismo e a favore di leggi per un’Italia più civile nei confronti dei migranti. Gli organizzatori, il Coordinamento Migranti di Bologna e provincia, l’hanno chiamata Move Parade, spingendo al centro della pista proprio i gli studenti e i migranti di seconda generazione, coloro che si sentono cittadini uguali a tutti gli altri, ma che sulla carta non lo risultano. Oltre al riconoscimento dei diritti degli immigrati, il coordinamento chiede con forza la cittadinanza per gli stranieri nati in Italia e la chiusura dei centri di identificazione ed espulsione. Presente anche uno striscione ‘No Tav’, in apertura di corteo, per mandare un messaggio di solidarietà al movimento della Val di Susa e a Luca Abbà. "Perché noi ci occupiamo di immigrati ma ci guardiamo anche intorno", dicono gli organizzatori.Il corteo, partito da piazza dell’Unità, ha attraversato la zona universitaria e si è chiuso in piazza del Nettuno poco prima delle 13. Tra cori contro la Bossi-Fini (oppure ‘Siamo tutti clandestini’) e ritmi rap e hip-hop, hanno sfilato esclusivamente studenti, tra cui molti figli di immigrati. Assenti i lavoratori sia per via dell’orario sia perché, come hanno precisato dal Coordinamento migranti, quest’anno la mobilitazione del primo marzo ha voluto puntare soprattutto sul riconoscimento dello ‘ius soli’, portando per la prima volta in piazza le seconde generazioni. Quando la parata è arrivata in zona universitaria, sono comparse anche due bandiere ‘No tav’."Non possiamo accettare che i nostri compagni di banco, una volta compiuti 18 anni, siano cacciati perché non hanno trovato lavoro esattamente come può capitare a noi – ha urlato una studentessa dal megafono – Ma noi sappiamo che la colpa è della crisi". Un altro ha scandito, rivolgendosi ai cittadini: "Bolognesi svegliatevi, avete fatto la Resistenza e ora vi fate prendere in giro dalla Bossi-Fini. La democrazia è questa che vedete oggi in piazza, non è un partito".

Riproduzione riservata © 2016 viaEmilianet