Viva l’aritmetica, ma ora ci vuole più ambizione


BOLOGNA, 10 MAG. 2010 – Evviva l’aritmetica, per stavolta almeno! Il Bologna rimane in A e chiude così, con una giornata d’anticipo, un tormentone avviato da agosto 2009. In mezzo una infinità di fatti e fatterelli, un cambio di allenatore, un bel Centenario con festa grande, un mercato di gennaio fortunato, un direttore generale capace, non come quelli di prima, una serie di chiacchiere e di ipotesi, ancora attuali, che rimandano ancora e sempre a colui che i tifosi bolognesi non amano affatto, detto anche l’innominabile. La stagione del Bologna è stata questa. Alla fine occorre ringraziare Franco Colomba ed i giocatori che hanno toccato il traguardo voluto, anche se non sono mancati, e qui sono stati sottolineati, momenti assai critici, amnesie prolungate, pure errori di conduzione in panca o assolutamente non tollerabili in campo. Si riconosca che l’obiettivo era questo ed è stato raggiunto, benissimo, ora si vada avanti.Il pareggio casalingo contro il Catania è il distillato di una partita con poco di tutto. Agonismo, gioco ed idee. Ma non era possibile chiedere di più nell’occasione visto che la divisione dei punti era un esito perfetto per ambedue gli schieramenti e, quindi, non c’è bisogno di arrangiare nulla perché le cose vanno così spontaneamente. Parliamo allora un poco dell’extra partita e del dopo partita. L’extra è sintetizzato dal fatto che, allo stadio e dintorni, era palpabile un’atmosfera non traspirante entusiasmo o felicità reale. Il pubblico, e in particolare la curva, ha trascinato la squadra con canti e scenografia affascinanti quanto continui ed intensi. E uno dei cori era: meritiamo di più, urlato a squarciagola per lunghissimi minuti. Ecco il risvolto in cui si colloca il clima non festosissimo di cui sopra. La convinzione o il presagio di come sia frustrante pensare ad un futuro rossoblu come quello degli ultimi due campionati. Il tifo, il pubblico tutto è esausto, non si può pensare ulteriormente a stagioni così minimali, ad essere sospesi sempre fino all’ultimo respiro, a mitizzare ancora un traguardo come il quartultimo posto, a dubitare per settimane se si riuscirà o meno a prendere in prestito Viggiani, non Drogba, Viggiani!Qui sta la stanchezza, soprattutto quando si vede all’orizzonte ancora una disparità di giudizio tra padre e figlia in società. Il popolo rossoblu non ne può più di questo, la poca ambizione, i pochi soldi, le pochissime idee: tutto insieme provocano la morte del tifo, anche del più appassionato e radicato. Ora sembra che ci sia un ritorno di fiamma per l’innominabile ed i suoi, quindi, se sarà così Luca Baraldi farà le valigie. E’ una mezza tragedia, perché programmazione o no, dall’avvento di Baraldi – novembre 2009 – le cose si sono raddrizzate in società e nella squadra. Sarà un caso che il periodo migliore e più redditizio sono stati i mesi di gennaio, febbraio e marzo? Certo che no, ma quello era il periodo nel quale si sono sentite le reazioni positive all’ingresso di un uomo di calcio, come si suole dire, una figura che i Menarini avevano sempre snobbato e che ora sembrano stiano per perdere di nuovo. Gran brutta scelta perché abbiamo capito che senza tale figura la famiglia da sola non viene a capo di nulla. E fu la prima annotazione fatta al loro esordio, estate 2008, e non l’hanno ancora capita. Per mille motivi è così e per uno in particolare che riguarda l’imminente mercato estivo.Le scelte le deve fare la società non l’allenatore che da un giorno all’altro può essere sollevato magari dopo aver fatto spendere soldi inutili o sbagliati. Ecco la necessità dell’uomo di calcio che, per esempio, dica a Colomba che non si può far venire come regista Roberto Baronio, un 34enne che gioca sì e no metà campionato. Sapete perché? Perché Colomba lo conosce avendolo già allenato, una ragione validissima per non prenderlo. Mi fanno paura gli allenatori che inseguono sempre coloro che hanno già allenato, bidoni o meno che siano. Un tecnico deve voler costruire, scoprire, amalgamare forze nuove, fare scuola, altrimenti rimane un mezzo tecnico. Un discorso che vale in casa Bologna, dove energie fresche e rinnovamento sono indispensabili come l’ossigeno per respirare.Ora poi brevemente il dopo partita. La parola a capitan Di Vaio. Dice, garbatamente ma decisamente, Marco nostro che Bologna ed il Bologna possono volare più alto. Nulla di eccezionale, ma un po’ di riferimenti che non siano quelli del giorno per giorno o degli avanzi raccattati ai piedi della tavola. Un po’ di voglia di fare calcio, non solo di rincorrerlo col cuore in gola, di offrire qualcosa di appetibile e riconoscibile ad un pubblico fantastico e così via. In definitiva una conversione ad U rispetto agli anni trascorsi. Che dire? Si può solo sottoscrivere. Augurandosi che nel cielo rossoblu compaia più azzurro che nuvolosità societarie, come le attuali impressioni farebbero pensare. Col campionato che finisce domenica prossima forse saremo in grado di saperne un po’ di più.Brevissimo pensierino finale. Domenica pomeriggio, accanto ad Ancellotti ed ai suoi campioni del Chelsea festeggiati come vincitori nel campionato inglese, c’era anche un ventenne bolognese. Fabio Borini un attaccante approdato da due anni nel club londinese che il tecnico italiano ha già fatto esordire in premier league ed in Champions e che milita pure in azzurro con la nazionale under. Bel colpo, in bocca al lupo Borini. Ah, dimenticavo. Il ragazzo esce dalla primavera del Bologna, altro che spremuti ultra trentenni.

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