Virtuosi ma penalizzatiil motore economico scalpita


BOLOGNA, 30 GEN. 2013 – Le imprese rischiano di dover sopportare ulteriori misure restrittive, che metteranno a dura prova il loro attuale grado di competitività già deteriorato da tre anni di crisi. Questo perchè le Amministrazioni locali – penalizzate dai tagli ai trasferimenti, pressate dai vincoli del Patto di stabilità e disorientate da un assetto federale per certi versi ancora tutto da delineare – dovranno verosimilmente ricorrere a soluzioni drastiche come l’incremento della pressione tributaria e la riduzione dei servizi pubblici. Alla luce di questi elementi CNA Emilia Romagna, CNA Lombardia e CNA Veneto hanno deciso di realizzare un apposito Osservatorio per monitorare gli aspetti che riguardano maggiormente la vita delle imprese nel rapporto con la finanza pubblica territoriale. Il Rapporto 2012 verrà presentato domani a Milano nel corso di una iniziativa interregionale che si terrà a Palazzo Giureconsulti (sala colonne) P.zza Mercanti 2.EMILIA ROMAGNA, UN TERRITORIO CHE VALE IL 39% DELL’ECONOMIA NAZIONALEIl Nord è il motore economico del Paese: qui è concentrata la maggioranza delle imprese e qui si giocano i destini competitivi dell’Italia rispetto all’Europa e ai mercati globali. In Lombardia, Emilia Romagna e Veneto vivono 19,4 milioni di persone, pari al 32% della popolazione italiana, e operano 1,7 milioni di imprese (32% del totale). Il Pil complessivamente generato in quest’area (622 miliardi di euro nel 2011) equivale al 39% del Prodotto interno lordo italiano.A livello procapite, il Pil medio si collocherebbe poco sotto a quello della Baviera e su livelli superiori a regioni come Baden-Württemberg, NordReno-Vestfalia e Rhône-Alpes. Il gettito fiscale versato dai contribuenti di Emilia Romagna, Lombardia e Veneto (289 miliardi di euro) vale il 41% delle entrate fiscali nazionali. L’Emilia Romagna contribuisce con il 7,3% della popolazione, l’8,9% del Pil, l’8,1% delle imprese e il 9,3% del gettito fiscale. UN TERRITORIO VIRTUOSO MA PENALIZZATO“Nonostante tale rilevante contributo – spiega Paolo Govoni presidente di CNA Emilia Romagna – queste tre regioni risultano penalizzate da un assetto della finanza pubblica territoriale poco trasparente e troppo ancorato a criteri di riparto di tipo storico. L’Emilia Romagna, con 1.455 euro procapite, occupa il terzo posto nella graduatoria della pressione tributaria locale, intesa come sommatoria dei tributi regionali, provinciali e comunali; completano il quadro la Lombardia, in seconda posizione, e il Veneto, al sesto posto. I trasferimenti alle Amministrazioni locali, anche in ragione della situazione di stallo della riforma federale, continuano ad essere ripartiti sul principio della spesa storica”.Questo principio appare particolarmente penalizzante per le Amministrazioni locali dell’Emilia Romagna che, nel complesso, ricevono dallo Stato 1.509 euro procapite (terzultimo posto). Si tratta di una situazione analoga a quella di Lombardia (diciassettesima posizione) e Veneto (ultimo posto). In estrema sintesi, le imprese emiliano-romagnole operano in un territorio virtuoso ma costantemente penalizzato: a titolo esemplificativo, si fa notare che in Emilia Romagna il gettito dell’IRAP copre ben il 33,1% della spesa sanitaria, a fronte di una media del 28,5%.IL RISCHIO DI NUOVE TASSE PER COPRIRE I TAGLI CENTRALINel corso degli ultimi tre anni, le misure restrittive contenute nelle recenti manovre finanziarie governative hanno inciso profondamente sia sull’impianto del federalismo fiscale, sia sul complesso delle risorse disponibili per Regioni ed enti locali. Escludendo le disposizioni relative al Patto di stabilità interno, i tagli effettivi e diretti alle Amministrazioni regionali e locali risultano superiori ai 15 miliardi nel 2012 e prossimi ai 23 miliardi nel 2013. La maggiore autonomia fiscale concessa recentemente a Regioni ed enti locali (si pensi ad IMU, addizionali IRPEF, TARES) rischia di essere vuota: infatti, i probabili incrementi della tassazione locali non andranno a finanziare migliori servizi o nuovi investimenti, bensì unicamente a coprire i mancati introiti derivanti dai tagli ai trasferimenti. Nel 2013 i Comuni emiliano-romagnoli saranno particolarmente colpiti: per loro, l’ulteriore taglio di risorse previsto dalla Spending review e dalla Legge di stabilità, approvate nella seconda metà dell’anno scorso, è di 150 milioni di euro (in media 34 euro per cittadino). Inoltre, Cna fa presente che il passaggio dall’ICI all’IMU è costato alle famiglie e alle imprese dell’Emilia Romagna circa 916 milioni di euro: a questi si dovranno aggiungere gli effetti degli incrementi di aliquota deliberati dai Comuni per far fronte ai tagli decisi dal Centro.UN PATTO CHE PENALIZZA GLI INVESTIMENTIA seguito della struttura e dei vincoli del Patto di stabilità interno, le spese per investimenti delle Regioni italiane, tra il 2008 e il 2011, sono crollate dei quasi il 27%. Nello stesso periodo, gli investimenti delle Province si sono ridotti del 22%, mentre quelli dei Comuni del 19%. I pagamenti della spesa in conto capitale effettuati dalla Regione Emilia Romagna sono diminuiti, tra il 2008 e il 2011, del 26,5%. Analogamente, la spesa in conto capitale dei Comuni emiliano-romagnoli, nel periodo 2007-2010, ha subito una flessione di circa il 45%. L’impatto delle regole di finanza pubblica appare particolarmente rilevante in Emilia Romagna dove quasi l’80% degli investimenti pubblici viene effettuato dalle Amministrazioni locali (in media è il 75%).PROPOSTE CONCRETE PER RILANCIARE LE IMPRESE E ILTERRITORIOSulla base dei dati e delle dinamiche che emergono dall’Osservatorio, Cna Emilia Romagna avanza alcune proposte per migliorare l’assetto della finanza pubblica locale e rilanciare lo sviluppo di queste Regioni e del Paese.1. È necessaria una riforma del Patto di stabilità interno che attui la “golden rule” europea. In pratica, le Amministrazioni locali dovrebbero garantire l’equilibrio della parte corrente del bilancio, lasciando sostanzialmente libera la spesa per investimenti. Tale proposta appare in linea con la recente riforma costituzionale relativa al “pareggio di bilancio”. A tale proposito si rammenta che le regole del Patto di stabilità interno per le Regioni hanno di fatto operato come dei tagli lineari, premiando chi aveva speso di più e penalizzando chi aveva speso di meno. L’Emilia Romagna rientra nell’ultima categoria: negli ultimi anni la capacità di spesa massima ai fini del Patto di stabilità è stata di 482 euro procapite, circa un terzo di quella concessa a Basilicata e Molise.2. Attualmente il concorso finanziario richiesto alle Amministrazioni locali viene sostanzialmente determinato per singoli comparti (Regioni, Province, Comuni); sarebbe opportuno, invece, superare questa impostazione definendo gli importi delle manovre per territorio, eventualmente sulla base di opportuni indicatori, e delegare alle singole realtà locali la ripartizione per livello di governo. È un approccio che potrebbe tenere conto delle recenti innovazioni in materia di “Patto regionale verticale” e di “Patto regionale orizzontale”. 3. Una possibile risposta, concreta e praticabile, alle comprensibili richieste di maggiore autonomia da parte dei territori è già scritta nella nostra Costituzione. L’articolo 116, infatti, concede alle Regioni ordinarie la possibilità di richiedere la competenza legislativa esclusiva su una serie di materie conferite completamente o in via concorrente allo Stato. Si tratta della via costituzionale per procedere alla realizzazione di quel “federalismo a geometria variabile” più volte sollecitato da alcune aree del Nord. La capacità di spesa della Regione Emilia Romagna aumenterebbe così di 3 miliardi di euro, pari al 37% in più rispetto al livello attuale, e avrebbe avere maggiori poteri in materie come istruzione, infrastrutture, beni culturali, lavori pubblici, ambiente, ricerca scientifica e innovazione.4. La riforma del federalismo fiscale varata nel 2009 aveva un importante merito, che riguardava la rilevazione dei costi e dei fabbisogni standard per le funzioni fondamentali di Regioni ed enti locali. Questo strumento consente la determinazione del “giusto” livello di spesa per ciascuna funzione e in ciascun territorio, mettendo in evidenza i costi dovuti a sprechi ed inefficienze. Attualmente risultano disponibili solo i dati relativi alle funzioni di polizia locale (Comuni), mercato del lavoro (Province) e servizi generali (Comuni e Province). Si tratta, pertanto, di portare a compimento la rilevazione anche alle altre materie e di applicare quanto prima tali parametri in sede di ripartizione delle risorse tra territori, in modo da stimolare veramente la responsabilità e l’efficienza.

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