“Violato lo Statuto della Fondazione Manodori”


REGGIO EMILIA, 11 OTT 2009 – Almeno tre violazioni dello statuto della Fondazione, spregio degli enti locali e una gestione "a metà strada tra l’arbitrio e l’arroganza": queste le accuse che il Consigliere della Fondazione Manodori Ildo Cigarini (presidente di Legacoop Reggio Emilia) lancia al Presidente Gianni Borghi, nella lettera aperta che riportiamo qui di seguito. Secondo Cigarini, Borghi ha portato, con le sue scelte, la Fondazione verso la piena autoreferenzialità, rendendola sorda alle richieste di chi, all’interno e all’esterno del Consiglio Generale, auspicava una gestione collegiale della maggiore Fondazione reggiana.  Lettera al presidente della Fondazione Manodori Gianni BorghiSignor presidente,ho richiamato più volte la Sua attenzione sul disagio, i problemi e le richieste di chiarimento avanzate dal sottoscritto e da alcuni consiglieri della Fondazione.A questa mia richiesta si è risposto con un silenzio indifferente, con atti amministrativi unilaterali e contrari allo spirito di confronto e di dialogo da me auspicato e con scelte che hanno una forte valenza “autoritaria”.Come ho avuto modo di ricordarle, “governare” un Ente come la Fondazione è altra cosa dal “comandare”; richiede una capacità di ascolto degli “altri” che non ho riscontrato nella sua iniziale conduzione della Manodori. Me ne rammarico e prendo atto che Lei ha scelto di rappresentare solo una parte del Consiglio Generale e non tutti i consiglieri della Fondazione.La conclusione del Consiglio Generale del 7 ottobre 2009, con la votazione del tredicesimo consigliere, rigettando la mia richiesta di un breve rinvio per costruire le condizioni di una condivisione più ampia, ne è la prova più evidente. Si è consumato un ennesimo atto di forza in spregio allo Statuto e la preventiva preparazione di un parere legale di parte (chi ne sosterrà i costi?) è la concreta dimostrazione che si voleva procedere in modo unilaterale. Lei sa benissimo che a quel parere se ne possono opporre altri con la stessa e forse maggiore rilevanza giuridica, ma nonostante questo ha scelto la sfida e l’azzardo.Lei ha deciso di forzare le norme dello Statuto e a ciò si aggiunge l’approvazione del verbale del Consiglio “seduta stante” fatta da sei consiglieri e quindi senza il numero legale degli aventi diritto di voto, e questo nonostante che all’inizio della seduta del Consiglio Generale del 7 ottobre si fosse convenuto che doveva essere prassi la lettura e l’approvazione del verbale nella seduta successiva.Per ciò che è accaduto ne sono dispiaciuto, come consigliere e come suo amico; e lo dico io che in questa tormentata vicenda della Manodori sono stato più volte insultato da un giornale e da un politico locale, ma non per questo nelle mie dichiarazioni le ho mancato di rispetto o ho pronunciato verso di Lei e verso gli altri consiglieri frasi irriguardose. Pensavo fosse compito del presidente tutelare l’onorabilità dei suoi consiglieri. Così non è stato.In questi mesi sulla Manodori si è detto di tutto e di più; ci si è persino meravigliati per l’attenzione con cui le Istituzioni e i mezzi di informazione hanno seguito questa vicenda, quasi che la Fondazione dovesse essere considerata un “corpo estraneo” nella vita della nostra Comunità e Lei il presidente del club “delle anime candide” come sembra trasparire dalla sua lettera pubblicata oggi dai giornali, il Cavaliere Bianco in lotta contro “l’impero del male”. Suvvia, siamo seri.La situazione che lei ci descrive è lontana dalla realtà e ipotizza una Fondazione per pochi e non per tutti, un organo autoreferenziale, distante dalle giuste attenzioni, dalle sollecitazioni e proposte di Istituzioni Locali legittimate dal voto popolare. L’autonomia della Fondazione, che condivido, è una cosa; l’autoreferenzialità è invece un sintomo di arroganza e di autosufficienza che non aiuta ad affrontare i problemi sociali del presente, realizzando sì i compiti propri della Fondazione ma di concerto con gli Enti Locali e questo nel solo interesse della collettività.Per affrontare i nuovi bisogni e le nuove opportunità di crescita del benessere sociale della Comunità reggiana sarebbe necessario fare sistema, lavorare in squadra e non creare fratture con gli Enti locali, le associazioni di impresa, le organizzazioni sindacali, il mondo del Terzo Settore e fra gli stessi consiglieri della Manodori. E sinceramente mi stupisce la sua raffigurazione di un sistema di collateralismo imperante nella nostra provincia, quando lei sa benissimo che queste sono cose che ormai si trovano solo nei libri di storia e nei manuali di scienze politiche.Per affrontare seriamente i problemi della nostra Comunità non servono forzature e palesi violazioni dello Statuto. Sì, forzature e violazioni e al momento ne vorrei ricordare almeno tre.Si è violato con la votazione del tredicesimo consigliere e l’approvazione “seduta stante”del verbale del Consiglio Generale del 7 ottobre l’articolo 15 dello Statuto che al sesto capoverso così recita: ”Il Consiglio Generale è validamente costituito con la presenza della maggioranza dei componenti in carica aventi diritto di voto”.Si è violato relativamente alla nomina del designato dal Vescovo della Diocesi di Reggio Emilia e Guastalla l’articolo 13 che stabilisce:”…che abbia una adeguata professionalità, competenza ed esperienza nel settore dell’arte e della conservazione e valorizzazione del patrimonio artistico…”.Si è ancora violato l’articolo 13 dello statuto che così recita: ”…uno designato da una associazione di volontariato particolarmente significativa operante in provincia…”. Non credo debba ricordarle che l’associazione di volontariato che ha designato un consigliere, senza con questo mancare di rispetto e di considerazione per il lavoro che svolge, non è certamente “particolarmente significativa”. Così come credo non le sfugga che nella terna presentata da detta associazione solo un componente era designabile. E’ questo il concetto di “rosa” di nomi previsto dallo Statuto? Ne dubito.Così vanno le cose in Fondazione!Ma non vanno bene affatto, signor presidente, e premettendo che queste mie valutazioni non sono al momento supportate da pareri legali ma solo dall’esperienza di vita e di lavoro, le confermo la mia più netta contrarietà per ciò che è accaduto e sta accadendo e per le parole da lei usate a commento delle ultime vicende che hanno interessato la Fondazione Manodori.Come vede, signor presidente, ciò che pongo è un problema di etica e di correttezza nella applicazione dello Statuto, e mi domando se Lei può sentirsi veramente sereno e in pace con la sua coscienza.Era proprio questa la sua idea di presidenza della Fondazione e cioè un gestione a metà strada tra arbitrio e arroganza?Non credo: per come la conosco so che non è sereno ne’ potrà esserlo in futuro per le scelte da Lei compiute e se fossi al Suo posto io penserei seriamente a fare un “passo indietro”. Riavvolga il”film” della Manodori fin qui presentato e ne faccia scorrere uno nuovo fondato sul rispetto delle Istituzioni Locali, sul dialogo e sulla realizzazione di nuove scelte della Fondazione orientate a rispondere ai bisogni della Comunità reggiana.Ildo Cigariniconsigliere della Fondazione Manodori

Riproduzione riservata © 2016 viaEmilianet