Vignola, dimesso il figlio dell’uomo ucciso da don Panini


© Trc-TelemodenaMODENA, 30 DIC. 2009 – E’ stato dimesso dal Policlinico nella tarda mattinata Davide Manfredini, figlio di Sergio Manfredini, il funzionario di banca aggredito e ucciso da don Giorgio Panini, la vigilia di Natale. Dopo gli ultimi controlli, i sanitari di Chirurgia della mano hanno dato il via libera alle sue dimissioni. Verrà invece presto trasferita dal reparto di rianimazione a quello di otorinolaringoiatria la madre Paola Bergamini, rimasta ferita gravemente da don Giorgio. La donna è ancora stazionaria ma i medici sono fiduciosi nel suo recupero. Il parroco di Vignola resta invece piantonato nella sezione carceraria del Policlinico: le sue condizioni fisiche sono in miglioramento, ma a preoccupare è il suo stato mentale. I medici che lo hanno visitato parlano di un ‘forte rischio suicidiario’ e temono che non appena il religioso realizzerà in pieno l’accaduto, possa cercare di togliersi la vita.Dal punto di vista investigativo, l’attività prosegue senza sosta. Questa mattina il pubblico ministero Mariangela Sighicelli ha ascoltato come persone informate sui fatti Renata Paladini, moglie di Davide, e i loro due figli Simone e Giulia, tutti in casa la sera del delitto. Gli inquirenti vogliono capire se nelle ore precedenti l’aggressione ci fossero stati segnali di possibili dissidi tra don Giorgio e la vittima, una discussione o addirittura una lite che in qualche potesse far presagire quello che poi è successo. A breve verrà disposto un nuovo sopralluogo nella villa di Campiglio: la pista che stanno seguendo gli investigatori è quella economica e si stanno cercando carte e documenti in grado di ricostruire nel dettaglio il patrimonio del sacerdote: la Guardia di Finanza sta controllando i conti corrente dell’uomo, mentre la polizia postale ha il compito di analizzare il contenuto dei computer sequestrati a casa e nelle parrocchie rette dal religioso.E proprio perchè in questo delitto è coinvolto un sacerdote, il procuratore capo della Repubblica Vito Zincani ha dovuto ufficialmente comunicare al vescovo di Modena Benito Cocchi l’apertura dell’inchiesta. Un atto puramente formale ma previsto sulla base dei Patti Lateranesi, gli accordi tra Stato e Chiesa che risalgano al 1929.

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