Vignali chiede ai parmigiani di lasciargli il timone


PARMA, 28 GIU. 2011 – A lasciare la poltrona non ci pensa. Ma nel 2012 non si ripresenterà all’elettorato. Lo dice il sindaco di Parma Pietro Vignali in una lettera aperta indirizzata alla città e scritta a tre giorni di distanza dagli 11 arresti tra funzionari e imprenditori a lui molto vicini. Arrivate anche le dimissioni di due assessori, il primo cittadino ha sentito "il dovere" di rivolgersi ai parmigiani per dire che considera "in dirittura d’arrivo la vicenda di amministratore" della città" e si è detto "profondamente addolorato"."Essere sindaco, però non è soltanto un onore – ha scritto Vignali -, ma anche una grande responsabilità a cui non intendo sottrarmi e lasciare oggi senza guida questa città avrebbe conseguenze gravissime. Se rimango ancora in carica, non è per l’attaccamento alla poltrona o per la mia carriera politica, ma soltanto per ottenere i finanziamenti e approvare i piani industriali che sono necessari per pagare le imprese, per non lasciare a metà i cantieri di opere fondamentali su cui sono stati già spesi milioni, per mettere definitivamente in sicurezza il sistema delle società partecipate. Diversamente tutto questo sarebbe a rischio". E ha spiegato che si tratta "di pochi passaggi amministrativi che sono il frutto di un lunghissimo lavoro con le banche, con il territorio, con il Governo, che sarebbe irresponsabile abbandonare ora. Lasciare oggi sarebbe la soluzione più facile, almeno personalmente. Ma la peggiore per la città"."Spero che tutti, la città, il Consiglio Comunale, la maggioranza e l’opposizione, lo comprendano – ha proseguito -. La mia maggioranza ha dato indicazioni precise e responsabili in questo senso, sottolineando la necessità di un percorso condiviso con le forze sociali ed economiche e con la stessa opposizione consiliare. Esiste la loro disponibilità a condividere un’agenda di fondamentali priorità?".Vignali ha toccato anche il piano personale: "Certo, non avrei mai pensato di dover dire queste parole per parlare della mia esperienza di amministratore. Un’esperienza che ha assorbito completamente più di dieci anni della mia vita. Ci ho messo anima e corpo, tutto il mio impegno, tutte le mie capacità prima come assessore e poi come sindaco. Lo voglio dire: non mi sono risparmiato, e sono convinto di aver anche lavorato bene. Ci siamo trovati in mezzo al fiume mentre arrivava la piena di una crisi economia pesantissima -ha ricordato -, con le finanze pubbliche svuotate, in uno scenario politico sempre più deteriorato. Ma con le famiglie e le imprese che guardavano a noi per essere aiutate e sostenute. Mi sono reso conto che era necessario invertire la rotta, che quell’idea di città che avevamo tutti perseguita, non era più sostenibile in un mondo completamente cambiato. Innanzitutto mi sono reso conto che era impossibile realizzare la metropolitana, e che era molto difficile, ma ormai imprescindibile, riprendere il controllo di una mole di investimenti che il Comune aveva già programmato negli anni precedenti la crisi, ma che rischiavano, in questo nuovo contesto, di trascinare come una zavorra il Comune a fondo. Nonostante quello che si continua a dire la situazione finanziaria del Comune, di Stt (la hondilg comunale ndr), Parma Infrastrutture sono sotto controllo. Manca solo l’ultimo passo".Quanto all’inchiesta, il sindaco ha rilevato: "Ci sono stati errori? Certamente sì. I fatti di questi giorni lo dimostrano. Non ne sapevo nulla e ho provato a dirlo alla città. Ma mi rendo conto che oggi c’è il rischio che si faccia di tutta l’erba un fascio, e che quindi sia lesa la credibilità dell’intera Amministrazione, e compromesso il lavoro della mia giunta e dei dipendenti di questo Comune che in questi anni hanno lavorato tanto e bene. Meritano la gratitudine mia e della città. Ritengo pertanto che sia giusto fare un passo indietro, ma non scappare davanti alle responsabilità. La città era in mezzo a un guado pericoloso, ora siamo a un passo dalla riva. Voglio portarla su quella riva, poi lascerò".

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