Vietato vendere al caimano l’anima del Bologna


BOLOGNA, 10 LUG. 2009 – Messa da parte per una settimana, ma certo non sepolta, la vicenda dell’incontro malandrino tra il Bologna di Menarini e Luciano Moggi torna con prepotenza alla ribalta coi sospetti, e qualcosa di più, di una trattativa ripresa giovedì a Roma, naturalmente, come d’abitudine negando e nascondendo tutto. Senza tralasciare di dire che, nello stesso giorno, alcune cronache riportavano un annuncio-minaccia di Menarini padre: “Bologna avrà quello che si merita”, un concetto inequivocabile proferito con stile mafiosetto anziché no. Renzo Menarini purtroppo così mostra non certo decisione e lucidità, ma piuttosto smarrimento e confusione di idee e la perdita delle speranze di fare sport professionistico di prima fila in maniera esemplare. Si rifugia forse nelle braccia del peggior nemico dello sport vero e pulito, seppure con forti interessi economici, dimostrando come meglio non sarebbe possibile di non essere in grado di fare il patron del Bologna nel modo che sarebbe necessario e richiesto dai tifosi, bolognesi e non.Ha dimenticato, Menarini, e forse maledetto la marcia dei tifosi nel 2006 per un calcio pulito. Vi parteciparono circa 10.000 persone che non hanno ora intenzione di cambiare idea vendendo l’anima al caimano Moggi. E’ triste e malinconico, ma gli attuali dirigenti non sono in grado di condurre il Bologna. Le loro mosse lo confermano in pieno. Hanno snobbato anche il raduno dei tifosi in piazza Maggiore di lunedì scorso Oltre mille persone, con striscioni, cori e slogan a rivendicare un Bologna sano e lontano dalla piovra. Hanno reclamato certo pulizia e non hanno trattato coi guanti i Menarini. Ma erano stati ingannati. Circuiti in ogni modo ai tempi della lotta per la salvezza e poi buttati alle ortiche quando hanno chiesto di mantenere le promesse sul rafforzamento delle squadra chiedendo ad altissima voce di tagliare fuori Moggi dagli affari riguardanti il Bologna. Qui dirigenti all’altezza del compito e del ruolo, avrebbero cercato di spiegare e di gettare ponti per accordi volti a rinnovare intese con una grande tifoseria organizzata. Nulla di tutto questo. Silenzio totale, un silenzio assordante, che non ha fatto altro che confermare sospetti e pregiudizi su una proprietà ed una dirigenza inadeguate alle funzioni da svolgere. Lo ripetiamo, con l’aggravante di aiuti cercati, e forse trovati, in terreni assolutamente contaminati, come dicono anche le inchieste aperte in proposito dalla federcalcio e dai suoi organi inquisitori. Poi, in attesa dell’imminente ritiro a Sestola, si è leggermente mosso il mercato con l’arrivo di Guana e, forse, di Viviano, Tedesco e Raggi. Con la partenza, forse, di Volpi e Bernacci. Tanto per cominciare, comunque, siccome una squadra di serie A decente richiede ancora grosse operazioni chirurgiche su una rosa pletorica di modestissimi giocatori dai troppi contratti esageratamente ricchi. Ma il punto sostanziale rimane l’altro. Che i Menarini passino la mano o che abbandonino l’ipotesi dell’incontro e del bacio mortale con colui che è stato e rimane il killer del Bologna 2005, una ipotesi in verità agghiacciante solo a disegnarla teoricamente. Ma come può essere loro venuta in mente, dopo che per un anno sono rimasti lettera morta ed inascoltati suggerimenti a bizzeffe per raddrizzare il povero Bologna dello scorso anno. E pure non costavano niente.

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