Viaggiare con l’immaginazione


BOLOGNA, 3 GIU. 2010 – Non sempre per viaggiare bisogna spostarsi, a volte lo si può fare anche solo con la mente. Certo è, però, che una bella immagine, le note di una canzone o un particolare oggetto possono aiutare a sviluppare meglio la propria fantasia. Nessun problema: tra le innumerevoli iniziative che nel corso di questa settimana sta dedicando al turismo responsabile, It.a.cà ha pensato anche a questo. Dedicando due incontri, domani e sabato pomeriggio alle 14, ai "Percorsi di Import-turismo", lungo i quali sarà possibile scoprire gli angoli più remoti della Terra attraverso l’arte, la fotografia, l’artigianato e la musica.Grazie ad Aifo, l’Associazione Italiana Amici di Raoul Follereau, andremo in India a visitare l’istituto di accoglienza per minori Nayèe Asha, una struttura che accoglie bambini provenienti da famiglie umili in cui qualche componente ha sofferto a causa della lebbra. E poi in Mongolia, con una mostra che è parte di un programma di riabilitazione su base comunitaria dei disabili e di un progetto di aiuto ai bambini di strada. Il fotografo Antonio Frank Paolino, invece, ci racconterà il suo “Viaggio in Bolivia e Perù – tra montagne antiche e giovani riflessi sull’acqua”. E Susanna Venturi presenterà “Ydgri, s’en sortir”, un viaggio attraverso il mondo femminile del Burkina Faso.Ma ad aprire il programma di questa particolare sezione è “Penelope abita in Marocco”, un’esposizione fotografica curata da "Sopra i ponti". Mohamed Rafia Boukhbiza, che lavora da anni per questa associazione bolognese, ci spiega che la mostra "è il risultato della ricerca sul campo effettuata da tre studentesse dell’Università di Bologna, nel sistema rurale oasiano di Foum Zguid. Le ragazze hanno incontrato e deciso di ritrarre le donne tessitrici dei tradizionali tappeti artigianali prodotti in questa area, con l’obiettivo di aprire una finestra sulla condizione di sfruttamento in cui le hanno ridotte le grosse cooperative. Noi vogliamo aiutare queste donne, far sì che possano avere un riconoscimento adeguato per quello che fanno". Ma la collaborazione di Sopra i ponti con la comunità di Foum Zguid non si esaurisce qui. "Dall’Università di Bologna – prosegue Rafia – sono arrivati anche alcuni ingenieri di Ingenieri senza frontiere. Dopo aver fatto un’analisi della situzione idrica nella zona, hanno misurato il livello di ferro e di minerali nell’acqua e hanno scoperto che quella contenuta nei pozzi di parecchi villaggi è pericolosa per i bambini e, in alcuni casi, addirittura non potabile. Per risolvere questo problema, hanno quindi proposto un’azione alternativa: una vasca in cui inserire una parte di quest’acqua velenosa e purificarla tramite evaporazione, per poi mescolarla con l’altra e uccidere così il ferro e i minerali".Queste iniziative non sono isolate, ma rientrano in un progetto di turismo alternativo e cooperazione che l’associazione ha chiamato "Dal deserto all’oceano", perchè coivolge varie realtà marocchine in diverse aree del paese. Rafia ci ha raccontato che "dopo Foum Zguid siamo andati in un altro villaggio della zona, che si chiama Smira e si trova nella provincia di Tata. Qui abbiamo installato 16 pannelli solari per rendere gratuita l’elettricità. Poi, nella vicina Akka, abbiamo deciso di aiutare alcune associazioni locali di donne che allevano i Daman, un particolare tipo di pecora in grado di sopportare il clima desertico. E infine siamo arrivati all’oceano nel paese di Aglou, in provincia di Tiznit. Lì abbiamo dato il nostro sostegno ad una cooperativa, sempre di donne, che produce olio di Argan. Tra l’altro stiamo ancora lavorando con loro, perchè guadagnino il marchio bio e possano così commercializzare il prodotto in Italia".Per illustrare tutte le fasi di questo importante progetto è stato realizzato un documentario intitolato "Poiché la vita. Viaggio contromano nel sud del Marocco", nato da un’idea di Anna Acacci e Claudio Cantù e che verrà presentato sabato 5 aprile alle 19,30, sempre all’interno di I.ta.cà. Ci sarà anche Mohamed Rafia Boukhbiza, e con lui altri membri di quest’associazione costituita nel 1995, "ormai 15 anni fa, grazie al contributo dei lavoratori stranieri di Bologna che hanno vissuto con noi sotto i ponti. Il nome che abbiamo scelto, Sopra i ponti, è dunque carico di significato, perchè ci ricorda da dove veniamo, ma anche che tutti insieme riusciamo a superare le difficoltà. Infatti – tiene a precisare Rafia – oltre alle attività di cooperazione internazionale, noi gestiamo uno sportello aperto 24 ore su 24 che offre sostegno nell’inserimento scolastico dei ragazzi appena arrivati, nei conflitti sul lavoro, nella mediazione con i serivizi socio-sanitari e in ambito giuridico".

Riproduzione riservata © 2016 viaEmilianet