Via Emilia digitale


27 OTT 2009 – "Potevamo stupirvi con effetti speciali e colori ultra vivaci", recitava un famoso spot di una marca di televisori. Erano gli anni ’80 e il mondo era ancora analogico: dischi in vinile, videocassette e pellicole per macchine fotografiche si trovavano in gran quantità nei negozi. Oggi, invece, praticamente tutto è diventato digitale. Musica, film e immagini di famiglia sono finite concentrate in sequenze di zeri e uno. All’appello ormai manca solo la televisione, per la precisione il modo di trasmetterla via etere. Tempo qualche mese e scatterà lo switch off, ovvero l’interruttore che spegnerà tutti i segnali analogici rimasti ancora in onda. Una rivoluzione che coinvolge non solo i telespettatori, ma tutte le emittenti. Sia che si tratti di televisioni nazionali o locali. Una fatica di conversione che porta tanti vantaggi, ci dicono le pubblicità del digitale terrestre in onda sulle principali reti. C’entrano gli effetti speciali e i colori ultra vivaci? Solo in parte. Col digitale terrestre "la vera novità è il poter disporre di più canali: nello spazio in cui prima ce ne stava uno, ora se ne possono trasmettere otto". A spiegarci la moltiplicazione dei pani e dei pesci intrinseca alla nuova tecnologia in arrivo è Paolo Bonacini, direttore di Telereggio, tv locale che ha deciso di non farsi cogliere impreparata dall’arrivo del digitale.Insieme ad altre tv delle province confinanti, come Trc Telemodena e Mantova Tv, Telereggio ha giocato d’anticipo lanciandosi in un progetto che ha pochi eguali nel resto d’Italia. Dallo scorso settembre, quindi a molti mesi dallo spegnimento dell’analogico (la cui tabella di marcia per l’Emilia Romagna ancora non si conosce), alla normale trasmissione è affiancata quella sul digitale terrestre. "Dopo avere trovato i canali, abbiamo unito tre televisioni e due radio, col risultato di renderle visibili su tutte e quattro le province che prima costituivano singoli territori di riferimento". Un’operazione che ha consentito di ampliare notevolmente il bacino dei potenziali ascoltatori rendendo possibile una cosa che prima era difficile fare per un’emittente locale: uscire dai propri tradizionali confini. "Resta chiaro che i reggiani guarderanno sempre di più la propria tv locale, così come i modenesi la loro – precisa Bonacini – ma se prima ciascuna televisione copriva mediamente 500 mila persone, oggi ognuna può raggiungere un milione e settecentomila persone." E se i territori prima erano divisi, sempre unito da un medesimo comune denominatore è stato il carattere di queste televisioni, in particolare di Telereggio e Trc. "Abbiamo uguale cultura, storia, radicamento, ci conosciamo anche grazie a precedenti esperienze", spiega Bonacini.Tratti comuni che hanno fatto pensare a un investimento sicuro, anche in tempi di crisi. "Questa operazione di televisione assieme per noi è un vantaggio. Unendo e razionalizzando risorse, il progetto ci è costato meno che se portato avanti individualmente. Noi confidiamo che gli investimenti ci saranno utili per avere più tempo per sperimentare una nuova tecnologia. Cosa che ci permetterà anche di intercettare un ritorno economico".Ma dietro i buoni auspici si cela un’incognita, che si chiama assegnazione delle frequenze. Ovvero, quei beni (anche se di aria si tratta) di proprietà dello Stato che per un momento ritorneranno in mano al Ministero delle Telecomunicazioni, pronti per essere ridati in concessione alle emittenti. La stessa cosa che succede per le spiagge con gli operatori balneari. Anche nel caso delle televisioni si prevede un’aspra contesa per aggiudicarsi il posto più al sole. Bonacini ci spiega che sulla carta è garantito a tutti coloro che esistevano in analogico il diritto ad esserci anche in digitale. "Ma è chiaro che se alla mia televisione viene assegnato un canale che obbliga i reggiani a comprare una nuova antenna, il problema è enorme".Ad avere maggior peso nella spartizione saranno le reti nazionali. Rapporti di forza che sono facili da immaginare, a partire da un po’ di dati. "I ricavi pubblicitari di tutte le tv locali italiane, che sono circa 400, sommati fanno 400 milioni. Mediaset da sola incassa due miliardi. Sono dunque le reti nazionali ad avere il controllo del mercato", dice Bonacini. Il direttore di Telereggio, nonostante gli investimenti effettuati e la prontezza nello stare al passo coi tempi, tiene ben saldi i piedi a terra, anzi, al terrestre: "Per anni se n’è parlato come una grande opportunità per avere più frequenze e quindi più operatori televisivi. Un discorso che per me è assurdo: l’Italia ha già 450 tv locali. A mancare è il pluralismo nelle reti nazionali, dove il monopolio Rai-Mediaset impedisce a chiunque di entrare. Ma questo succederà anche dopo".Rapporti con i telespettatori e necessità di nuovi contenuti. Questi i due temi di cui si stanno occupando Telereggio, Trc e Mantova Tv. "Sarà importante fare informazione, e formazione, per mostrare, soprattutto agli anziani, come muoversi coi nuovi decoder, come fare a trovare i nostri canali. Mentre per risolvere il problema di come riempire tutta la banda a nostra disposizione bisognerà inventarsi nuovi modi di fare contenuti, oppure valorizzare quelli che già si possiedono. Telereggio, ad esempio, sta digitalizzano i propri archivi in modo da avere a disposizione ore e ore di programmazione. Un domani possiamo decidere se partire con un canale tematico, magari dedicato alla memoria, alla storia. Oppure con un altro ancora sull’economia. Poi c’è sempre l’altra risorsa dell’unione tra più tv locali che, mettendo insieme i propri contenuti, possono fare qualcosa di sovra locale. La vera battaglia è lì."

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