Via dal lavoro sulla via Emilia


REGGIO EMILIA, 3 DIC. 2009 – Un mercato del lavoro a senso unico. Con un cartello che indica l’uscita e nessuna istruzione per entrarci o rientrarci. Appare sempre più così il mondo dell’occupazione in Italia. Anche in Emilia-Romagna, dove la crisi dell’economia continua a mettere a dura prova un numero sempre maggiore di realtà imprenditoriali. “Dopo la massiccia uscita di lavoratori precari avvenuta in questi mesi, il pericolo è che si proceda, negli stabilimenti, a riduzioni strutturali dell’occupazione”, afferma Mirto Bassoli, segretario generale della Cgil di Reggio Emilia, elencando i motivi che hanno portato la Cgil a indire, per venerdì 11 dicembre, uno sciopero generale provinciale di 4 ore. Una mobilitazione in programma, con la stessa formula, anche a Modena e a Bologna.Le tre province rappresentano uno dei territori più colpiti in Italia dalla recessione. Insieme assorbono il 65% degli ammortizzatori sociali utilizzati in Emilia-Romagna. Un dato che si spiega a partire dal fitto tessuto di imprese presenti, e dalle loro difficoltà a sopravvivere ai cali non solo della domanda interna ma anche delle esportazioni. “Qui da noi la caduta del prodotto interno lordo nel 2009 sarà più profonda di almeno due punti rispetto al 4,9% del dato nazionale – specifica Bassoli – e non è irrilevante che il livello di fatturato delle imprese, in particolare dei settori manifatturieri, sia tornato quello di 8-10 anni fa”.Nel reggiano sono nove mila i lavoratori che hanno fatto domanda di disoccupazione nell’anno in corso. Quasi sei mila domande in più rispetto allo stesso periodo del 2008. E sono 31 mila gli operai e impiegati coinvolti dall’utilizzo dei vari ammortizzatori sociali. Un palliativo che rischia di trasformarsi nell’anticamera della disoccupazione vera e propria. Secondo Bassoli, è assolutamente necessario evitare l’uscita dal lavoro di anche solo una piccola quota di questi occupati. Un numero a prima vista irrisorio sarebbe comunque insostenibile, perché rappresenterebbe l’impossibilità di essere riassorbiti dal sistema produttivo.Nel corso dei primi mesi del 2010, un consistente numero di imprese raggiungerà il limite delle 52 settimane di cassa integrazione ordinaria. Varcata quella soglia per molti lavoratori potrebbe esserci la messa in mobilità. Per questo tra le domande della Cgil al governo c’è il raddoppio della durata degli ammortizzatori sociali. Ma di risposte non se ne vedono e anche la legge Finanziaria in discussione in Parlamento sembra ignorare i problema della crisi.

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