Vent’anni di coop sociali, con un occhio al futuro


BOLOGNA, 22 NOV. 2011 – La cooperazione sociale compie vent’anni. O meglio, compie vent’anni la legge 381 che nel 1991 ha riconosciuto valore e esistenza di un fenomeno sviluppatosi a partire dagli anni ’70 e che in Emilia-Romagna ha avuto una delle sue culle principali. L’incontro-festa organizzato dalle principali organizzazioni cooperative della regione – Legacoop, Agci e Confcooperative – è stato l’occasione per fare il punto su questa realtà e per delineare gli scenari nell’ottica, soprattutto, di un nuovo modello di welfare. "La cooperazione sociale – ha detto l’assessore regionale alle politiche sociali, Teresa Marzocchi – ha fatto la storia di questo territorio. Quella dei 20 anni deve essere una festa e una proposta. Perché tra pubblico e privato, in particolare privato cooperativo, non c’é una lotta. Insieme devono fare il servizio pubblico". Gaetano De Vinco, di Confcooperative oltre a rivendicare "il grande cambiamento legislativo di cui siamo stati protagonisti, studiato in tutta Europa", ha invocato un rapporto più stretto con gli enti locali soprattutto sul settore della "sanità leggera, anche spostando qualche piccola percentuale della spesa pubblica per servizi di primo contatto che potrebbero andare a ridurre, ad esempio, il ricorso ai codici bianchi dei pronto soccorso". Un’idea che si allinea con quella del presidente di Legacoop, Paolo Cattabiani: "Noi crediamo in un welfare che sia universale e garantito per legge. La cooperazione sociale può intervenire per rafforzare questa universalità rispondendo a fenomeni come immigrazione e invecchiamento della popolazione. Dobbiamo allargare i confini dei tutelati". Lo studio realizzato da Guido Caselli di Unioncamere mostra un mondo, quello del cooperativismo sociale, in espansione e in controtendenza rispetto al quadro generale. In Emilia-Romagna operano 911 cooperative sociali, 820 delle quali con sede nella stessa regione. Tante realtà che danno lavoro a 36.373 persone (con un incidenza pari al 21,8% sul totale del mondo cooperativo e del 3,3% sul totale delle imprese). Rispetto al 2009 sono cresciute sia nel numero (+5,1%) che nei dipendenti (+2,3%, contro il calo dello 0,8% del totale delle realtà lavorative). Un dato, questo, confermato dall’atteggiamento ‘resiliente’ delle coop sociali che nel 55% dei casi sono riuscite ad aumentare livelli occupazionali e a migliorare le performance economiche. In particolare, i ricavi rispetto al 2008 sono aumentati del 16,9%. Anche se con livelli salariali inferiori a quelli del pubblico impiego, solo il 21,4% dei dipendenti ha contratti a tempo determinato. Tutti gli altri hanno contratti a tempo indeterminato. Forte anche la componente femminile, 77%. Unico neo i sempre minori margini con cui lavorano le coop sociali. In calo anche il capitale proprio in favore di debiti a breve e a lungo termine. Ma il rischio default resta molto al di sotto di quello del totale delle aziende (il 5,4%, il totale delle imprese è al 10,2%).

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