Venezuela, erano caduti in un burrone Massimo Barbiero e Simone Montesso


14 APR. 2010 – Un posto incantevole, sulle Ande del Venezuela, ma che si è rivelato fatale per Massimo Barbiero e Simone Montesso il missionario e i volontario della Comunità Giovanni XXIII di Rimini dispersi da una settimana. I loro corpi sono stati trovati ieri in un profondo dirupo nelle montagne di Merida. Da un paio di mesi i due si trovavano in Sudamerica per lavorare con i ragazzi disabili seguiti dalla comunità fondata da Don Oreste Benzi. Da martedì scorso di loro non si avevano più notizie. Quel giorno, dopo aver accompagnato i bambini a scuola, i due si erano presi alcune ore di libertà per un’escursione nelle vette andine. L’obiettivo era raggiungere un’area nota come ‘La Montagna’, a circa 2.400 metri di altezza, distante, a piedi, due ore da Merida. Le ricerche effettuate dalla protezione civile venezuelana – con cui le autorità diplomatiche italiane a Caracas si sono tenute in stretto contatto fin dalla scomparsa dei due connazionali – si erano concentrate nell’area dove i volontari italiani si erano diretti una settimana fa per un’escursione. L’area era stata individuata grazie alla ricostruzione operata dalle autorità venezuelane in base ai movimenti dei due e alle testimonianze in loco.Massimo Barbiero, 38 anni, di Padova lavorava per la Comunità Giovanni XXIII da quasi quindici. Era arrivato in Venezuela dopo un lungo periodo in Kenia. Per il 23enne Simone Montesso, invece, questa era la prima esperienza di volontariato. Un progetto intrapreso dopo il conseguimento della laurea in scienze sociali.Le prime indagini sulle ferite al cranio e in più parti del corpo fanno pensare che i due possano essere caduti nel burrone e deceduti lo stesso giorno dell’escursione. Alcuni responsabili della comunità Papa Giovanni XXIII si sono messi in viaggio dalle prime ore di questa mattina per raggiungere Merida. IL CORDOGLIO DEL SINDACO DI RIMINI"La tragica scomparsa in Venezuela dei volontari Simone Montessi e Massimo Barbiero ha colpito tutta la città di Rimini. Appartenendo, così come tante persone in tutto il mondo, alla comunità fondata da don Oreste Benzi, Simone e Massimo erano idealmente nostri concittadini. Il loro resta un alto esempio di vita dedicata al servizio dei più poveri e dei più deboli", ha sottolineato il sindaco di Rimini Alberto Ravaioli. "Siamo vicini – ha aggiunto – all’intera comunità Papa Giovanni XXIII in questo momento di dolore".

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