“Uno stop intaccettabile sul fotovoltaico”


BOLOGNA, 11 MAR. 2011 – Sulla base di quanto previsto dal Decreto legislativo recante attuazione della Direttiva 2009/28/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 23 aprile 2009 ci si sarebbe aspettato che il Governo operasse considerando il mondo delle energie rinnovabili e del fotovoltaico in particolare, come un volano di crescita imprenditoriale delle imprese, al fine di offrire una reale opportunità di consolidamento e crescita della filiera nazionale, come accaduto in altri Paesi dell’Unione Europea. Un’azione in tal senso avrebbe dato futuro a un settore che in Italia ha visto in pochi anni lo svilupparsi di un’economia nuova, con significativi effetti positivi per l’occupazione e la ricchezza del Paese (120.000 nuovi occupati, 30 miliardi di euro di fatturato annuo), in chiara controtendenza rispetto alla congiuntura generale dell’economia italiana. “Invece – spiegano CNA, Confartigianato, CLAAI, UnionApi, Confcooperative, Lega Coop, AGCI, Confagricoltura, CIA, COPAGRI, Confcommercio, Confesercenti – non è così. Si deve purtroppo constatare come l’azione del Governo sia stata ondivaga e contraddittoria nei confronti delle aspettative di sviluppo del settore fotovoltaico, ponendo migliaia di imprese di fronte all’incertezza del repentino e ingiustificato mutare delle norme. In meno di una settimana risultano cancellate in Italia, come conseguenza del Decreto, commesse per 8 miliardi di euro”.Infatti all’articolo 25 viene disposta l’abrogazione della normativa di sostegno prevista dal cosiddetto “Terzo Conto Energia” a far data dal 31 maggio, cioè solo 5 mesi dopo la sua entrata in vigore. “E’ evidente che – proseguono le Associazioni – al di là delle intenzioni dichiarate, le azioni concrete non vanno nella direzione di sviluppare e sostenere in alcun modo le fonti rinnovabili, come richiesto dalla normativa europea e che per l’Italia si profila il concreto rischio di pesanti sanzioni comunitarie. Infatti, nell’immediato futuro, non è dato avere alcuna certezza in merito a quale tipo di regime incentivante gli impianti fotovoltaici potrebbero essere sottoposti a far data dal 1° giugno 2011. Inoltre l’ipotesi del tetto annuo di impianti che  avrebbero diritto a percepire la tariffa incentivante è assurda e provocherà ulteriori incertezze e fenomeni di picco non programmabili. Va inoltre sottolineato che il termine ultimo del 30 aprile 2011, previsto per l’emanazione di un nuovo decreto legislativo è assolutamente tardivo per la sopravvivenza delle imprese”.Gli operatori del settore hanno bisogno di certezze normative che consentano loro di programmare gli investimenti e analoghe certezze occorrono all’insieme degli acquirenti di impianti. “Al contrario – secondo le Associazioni – l’azione del Governo appare improvvisata e orientata prioritariamente alla riduzione dei costi della bolletta del fotovoltaico, a prescindere dagli effetti deprimenti che questo comporta sull’imprenditoria e sull’occupazione del settore stesso. CNA, Confartigianato, CLAAI, UnionApi, Confcooperative, Lega Coop, AGCI, Confagricoltura, CIA, COPAGRI, Confcommercio, Confesercenti ritengono, che “occorra, invece, una puntuale valutazione dei significativi benefici in termini di contributo all’autonomia energetica del nostro Paese, alla riduzione di emissioni di CO2 ed inoltre, proprio sul piano dei costi,  delle entrate dello Stato in termini di fiscalità diretta e indiretta del settore e sia necessaria una programmazione degli incentivi certa e stabile”.Preso atto quindi, di quanto previsto dal Decreto, CNA, Confartigianato, CLAAI, UnionApi, Confcooperative, Lega Coop, AGCI, Confagricoltura, CIA, COPAGRI, Confcommercio, Confesercenti chiedono l’immediata determinazione da parte del Ministero dello Sviluppo Economico, previo confronto di merito con le Associazioni imprenditoriali, del nuovo decreto di regolamentazione degli incentivi,  che consolidi sostanzialmente quanto già previsto dal “Terzo Conto Energia”, al fine di dare riferimenti legislativi certi sul lungo periodo a tutti gli operatori del settore e salvare centinaia di imprese e migliaia di posti di lavoro da una crisi altrimenti irreversibile.

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