Uno bianca, dal Pilastro un appello ad Alfano


BOLOGNA, 4 GEN. 2010 – La notte del 4 gennaio 1991 tre carabinieri persero la vita per mano dalla banda della Uno bianca alla periferia di Bologna, in quella che viene ricordata come la strage del Pilastro. Diciannove anni dopo i parenti delle vittime aspettano una risposta dal ministro della Giustizia Angelino Alfano. Mesi fa l’associazione che li riunisce gli ha scritto per chiedere che non conceda permessi premio alla banda. Ma finora, dicono, nessun riscontro. "Ci dovrebbe rispondere, dovrebbe dirci come stanno le cose", ha ribadito Rosanna Zecchi, presidente dell’associazione a margine della commemorazione della strage che si è svolta in una Bologna imbiancata dalla neve. Dopo la messa celebrata nella chiesa di Santa Caterina, parenti e autorità si sono ritrovati, per un momento di raccoglimento, davanti al cippo di via Casini che ricorda Otello Stefanini, Andrea Moneta e Mauro Mitilini. Per la prima volta c’era anche la sorella di Moneta, Alessandra, insieme al marito. "Quest’anno me la sono sentita", si è limitata a dire. Riguardo alla lettera al Guardasigilli, la Zecchi ha precisato di avergli chiesto "solamente di non dare tutti questi permessi, perché non se li meritano", ricordando che "su questo punto l’associazione è compatta, e sta in essere solamente per stare attenti che questi non facciano quello che vogliono. Hanno fatto troppo male, hanno rovinato delle famiglie e penso che debbano pagare per quello che hanno fatto". La presidente, convinta che sulla Uno bianca la verità non sia completa, ha concluso: "Proveremo a richiamarlo in primavera". Alla commemorazione ha partecipato anche Anna Maria Stefanini, madre di Otello e ‘fedelissima’ della cerimonia. "Per noi la cosa più atroce è che sentiamo questi signori che vogliono uscire. Non riesco a capire come si può chiedere di uscire dopo 15 anni. Hanno ucciso 24 persone e hanno fatto 103 feriti – ha detto con la voce rotta – Come si può chiedere questo? Mi dicono che c’é la buona condotta ma cosa significa? Che non hanno ucciso in carcere?". Poi ha ribadito la sua posizione rispetto ai colpevoli: "Io sono cristiana, cattolica, ma non so se riuscirò mai a perdonare chi mi ha tolto la cosa più cara che possa avere una donna, un figlio". Per la donna, unica consolazione in questi anni, è la vicinanza delle autorità: "Questa è l’unica cosa che mi consola: ogni anno che vengo vedo attorno a questi ragazzi sempre tanto affetto e tanto amore, non li hanno dimenticati. E si dice che quando non si dimenticano, non muoiono mai". Una risposta di Alfano è attesa infatti anche dal sindaco Flavio Delbono: "E’ meglio che risponda", è stato il suo commento lapidario.

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