Uno Bianca, a Palazzo d’Accursio Alfano non c’è


BOLOGNA, 13 OTT. 2010 – Gli avevano riservato tutti gli onori del caso, la cerimonia era stata organizzata per la prima volta a Palazzo d’Accursio proprio per accoglierlo al meglio, ma stamattina il ministro della Giustizia Angelino Alfano non ha preso parte alla commemorazione delle vittime della Uno Bianca. Rosanna Zecchi, presidente dell’associazione che riunisce i loro parenti, si è detta "amareggiata" per questa assenza. Soprattutto perchè va in direzione contraria rispetto alla promessa di una maggiore attenzione alla sofferenza di queste famiglie, già ferite dalla concessione di permessi e sconti di pena ai membri della banda che ha tenuto in pugno per anni la provincia bolognese e alcune zone della Romagna.L’aula del Consiglio comunale "ci era sembrato il luogo più istituzionale per ricevere il ministro", ha spiegato nel suo discorso la Zecchi, sottolineando che l’associazione voleva evitare contestazioni come avviene ogni anno al 2 agosto. "Alfano ci aveva ribadito di sorvegliare personalmente sulla condizione dei detenuti ergastolani e ci era sembrato che avesse compreso ciò che ne pensavano i parenti", ha proseguito la Zecchi, aggiungendo che "ci aveva assicurato che sarebbe venuto per rinforzare questo patto di sorveglianza, ma poi ha deciso di non rinnovare pubblicamente il suo impegno e non essere tra noi". Questo, ha concluso, "ci amareggia, ma non possiamo fare altro che prenderne atto" anche perché "la sua assenza non ci ha sorpreso più di tanto: Bologna, già priva della figura del sindaco, è stata privata anche della presenza di rappresentanti del Governo in tutte le sue commemorazioni"."Malgrado tutto noi andiamo avanti e non ci arrendiamo all’indifferenza delle istituzioni e a quella delle nuove generazioni". E’ un passaggio del discorso di Rosanna Zecchi, presidente dell’associazione delle vittime della Uno Bianca, durante la commemorazione in consiglio comunale a Bologna. La Zecchi è tornata a ribadire il no dei parenti a sconti di pena o permessi premio ai condannati: "Chi ha compiuto tutto ciò senza mai pentirsi non ha diritto di avere permessi, perché richiesti solo con la consapevolezza che la legge glieli avrebbe consentiti ma senza un reale pentimento", ha spiegato. Questo, ha proseguito la Zecchi, "era ciò che avremmo ribadito al Ministro Alfano perché siamo convinti che in questo paese si deve rafforzare il concetto che chi sbaglia debba pagare". E le pene, ha aggiunto, "devono essere scontate per intero, senza sconti". L’associazione, ha chiarito la Zecchi, "non concederà mai il perdono, quello semmai spetta a Dio". Invece, è l’analisi della vedova di Primo Zecchi, ucciso dalla banda il 6 ottobre 1990, "il Governo ha deciso di distanziarsi assolutamente dai cittadini non presenziando: a noi non resta che continuare nella nostra opera, cercando di trasmettere alle nuove generazioni la memoria delle nostre vittime".

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