Università, Bologna perde quota a livello mondiale


11 SET. 2012 – A confronto col resto del mondo l’università di Bologna continua a perdere posizioni. Comparata con le altre italiane, quello della città delle due torri è il primo ateneo del Paese. Sono questi i due lati della medaglia che l’istituto londinese Quacquarelli Symond assegna all’Alma Mater. L’ormai tradizionale classifica World University Rankings vede l’università di Bologna al 194mo posto, undici posti più giù di un anno fa, e 18 rispetto al 2010. A guadagnare qualche posizione sono gli atenei milanesi – Politecnico e università degli studi – che passano rispettivamente dalla 277ma alla 244ma e dalla 275ma alla 256ma. La Sapienza, seconda italiana in classifica, scende di qualche gradino, da 210ma diventa 216ma, mentre un altro ateneo romano, Tor Vergata, migliora sensibilmente il suo punteggio salendo dal 380mo posto del 2011 al 336mo di quest’anno.Il Qs World University Rankings 2012-2013 mostra pure, per quanto riguarda l’Italia, un peggioramento delle performance dell’università di Firenze e di quella di Pavia che scendono al di sotto di soglia 400. Nonostante le continue pressioni finanziarie, le istituzioni italiane continuano comunque a produrre eccellenza nell’ambito della ricerca. Sei istituzioni, infatti, figurano tra le prime duecento al mondo in questo indicatore (la Qs ne prende in considerazione sei) e 15 in totale hanno migliorato il loro punteggio rispetto al 2011. L’inclusione dell’Università degli Studi di Bari, poi, aumentando la presenza italiana a 22 università, testimonia la forza del sistema.Uscendo dai confini nazionali, l’inglese Cambridge è scesa al secondo posto cedendo la corona al Mit che la riceve per la prima volta. L’Istituto di Tecnologia del distretto bostoniano conquista il primo posto grazie all’impatto della ricerca che produce e per la proporzione tra docenti e studenti.La vicina Harvard University scivola dal secondo al terzo posto, dopo aver conquistato la posizione più alta ogni anno tra il 2004 e il 2009. Un record di 72 paesi sono presenti nella top 700, a seguito di una rapida accelerazione della mobilità internazionale. Le prime 100 università in media contano quasi il 10% in più di studenti internazionali rispetto al 2011, il più grande aumento tra un anno e il successivo in nove anni di storia della classifica ‘.Nessuna università italiana si piazza, invece, nelle top 200 università per l’indicatore della proporzione degli studenti internazionali rispetto al totale. Attirare studenti internazionali sarà dunque – osserva Qs – una delle sfide chiave per il futuro delle università italiane se vorranno competere a livello globale."L’accelerazione senza precedenti nel reclutamento internazionale – commenta il responsabile della ricerca di QS, Ben Sowter – riflette una crescente battaglia globale per i talenti. 120.000 studenti stranieri in più sono stati segnalati dalle migliori 500 università. Quest’anno, il totale globale supera i 4 milioni"."VISTO IL SISTEMA ITALIA, RESTARE TRA LE PRIME 200 AL MONDO E’ UN MIRACOLO"Confermarsi tra le prime duecento università del mondo, dopo i tagli di questi ultimi anni, è stato, secondo il rettore dell’ateneo di Bologna, Ivano Dionigi, "un vero miracolo". Il problema, ha però sottolineato, "è che l’intero sistema Italia non tiene: l’ho detto anche al ministro Profumo, le nostre università perdono tutte posizioni". "Quella classifica – ha proseguito Dionigi – mi fa doppiamente felice, perché tra la cura Tremonti e l’aumento delle matricole che cosa si voleva? Guadagnare posizioni?". Per questo, ha concluso, "restiamo tutti aggrappati a Napolitano, confido che anche quest’anno ci darà una mano". Dionigi, che questa mattina ha saluto gli studenti che sostenevano le prove di ammissione alle professioni sanitarie, ha annunciato il lancio di un piano di assunzioni di 150 punti organico.

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