Unipol: annullata la condanna per Consorte e Sacchetti


MILANO, 21 GEN. 2009 – Tutto da rifare il processo sul riacquisto di obbligazioni Unipol, nel quale gli ex vertici della Compagnia assicurativa, Giovanni Consorte e Ivano Sacchetti, erano stati condannati in primo e secondo grado a Milano a sei mesi di carcere per insider trading. Ripartirà dalla fase delle indagini preliminari, ma a Bologna, con la quasi certezza che non arriverà a conclusione in quanto fra circa un anno il reato cadrà in prescrizione. E’ questo l’effetto della decisione con cui oggi la Cassazione ha annullato senza rinvio il verdetto dei giudici milanesi e disposto la trasmissione degli atti alla Procura e al Tribunale di Bologna, accogliendo un’eccezione di competenza territoriale presentata dalla difesa già a Milano fin dalle prime battute del procedimento, cioé in sede di udienza preliminare e riproposta in tutti gli altri gradi di giudizio.Per la vicenda, il finanziere bresciano Emilio Gnutti, coimputato di Consorte e Sacchetti, nel novembre 2007, in appello, aveva patteggiato la pena, convertita in una multa di 140.520 euro. Questo pomeriggio, dopo il verdetto della Suprema Corte, Consorte, in aula a Milano come imputato all’udienza preliminare sul tentativo di scalata dal parte di Unipol a Bnl, durante una pausa ha commentato: "La verità si avvicina a passi veloci…". E ancora: "Mi aspettavo questa conclusione perché è paradossale che uno venga condannato a sei mesi perché la sua azienda ha guadagnato soldi". Quanto ai cinque anni persi, tra indagini e processi, ha aggiunto: "Non sono io che mi sono inventato dei meccanismi per ritardare a allungare i tempi. Comunque, sono sereno perché non ho fatto nulla di illecito". Soddisfatti anche il prof. Filippo Sgubbi, che con il collega Renzo Costi difende Consorte e Sacchetti. "Possono svolgere qualunque attività manageriale, perché non hanno più alcuna condanna né sanzioni accessorie che limitino il loro operato" ha precisato Sgubbi, che ha poi spiegato: "La tesi dell’incompetenza territoriale l’abbiamo sostenuta fin dal primo momento perché, in base alla legge, la competenza nell’acquisto di strumenti finanziari si realizza nel luogo in cui la banca annota, sul dossier del cliente, l’avvenuto acquisto. E la banca che ha annotato l’acquisto delle obbligazioni nel portafoglio di Unipol è a Bologna".Le indagini erano state avviate dopo una segnalazione di Consob, datata 8 gennaio 2003, alle Procure di Milano e Brescia. Il fascicolo inizialmente aperto dai pm bresciani venne inviato ai colleghi milanesi. L’accusa di insider trading riguarda il buy back di obbligazioni Unipol da parte della stessa compagnia. Le obbligazioni erano state emesse nel 2000 con scadenza al 2005, ma invece era stato deciso il rimborso anticipato nel febbraio 2002. Circa due mesi prima dell’operazione i bond – è l’ipotesi degli inquirenti – sarebbero stati rastrellati a un prezzo superiore di mercato, ma inferiore a quello del rimborso. L’informazione privilegiata sul rimborso anticipato sarebbe circolata nel giro degli amministratori e dei loro partner finanziari che, quindi, realizzarono notevoli plusvalenze. Intanto oggi, a Milano, Consorte è stato interrogato dal pm Luigi Orsi e dal legale del Bbva (parte civile) nell’ambito dell’udienza preliminare sulla tentata scalata a Bnl.E tra le varie domande, tra cui quelle sui comunicati al mercato, ci sono state anche quelle sulle telefonate intercettate con i politici Nicola Latorre, Piero Fassino e Massimo D’Alema (mai indagati), che sono alla base degli episodi di insider trading contestati solo all’ex presidente di via Stalingrado. "Io non li ho mai chiamati. Sono stati loro che mi hanno sempre telefonato" ha aggiunto, costatando che la politica su operazioni come queste "vuole sempre mettere il cappello", cioè prendersi i meriti. L’udienza milanese è stata aggiornata al 29 gennaio.

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