Unieuro: mercato difficile, ma più fatturato e occupazione


“Il mercato è difficile e pure il 2018 è partito a rilento, anche complice la situazione politica
che ha minato la fiducia dei cittadini. Ora c’è un nuovo governo che dovrà, con i fatti, meritare i voti ricevuti”. Ma per Unieuro, leader nella distribuzione di elettronica da consumo sbarcato un anno fa a piazza Affari (segmento Star) e già con un dividendo di un euro ad azione, i risultati dell’ultimo bilancio (esercizio fiscale chiuso il 28 febbraio) sono “straordinari”. Parola del ceo Giancarlo Nicosanti, che – in occasione dell’assemblea dei soci a Forlì, quartier generale del gruppo – sottolinea un +12,8% nel fatturato e l’incremento dell’occupazione, da 3.900 a 4.600
dipendenti in un anno. I numeri: ricavi di 1,9 miliardi, ebitda da 68,9 milioni, risultato netto rettificato di 39,4 milioni, indebitamento finanziario netto per 4,5 mln, invariato rispetto a un anno fa nonostante i 37,3 milioni di investimenti, frutto soprattutto delle acquisizioni delle catene Andreoli e Cerioni. Unieuro ha una rete in Italia di 500 punti vendita, di cui 246 diretti.
Il gruppo insiste sulla strategia ‘omnicanale’: le vendite online crescono al ritmo della doppia cifra ed è un mercato che – tramite i siti Unieuro e Monclick, rilevato nel 2017 – permette al consumatore di sfogliare un catalogo da 70mila referenze, mentre in negozio al massimo ne trova presenti 12mila. “La Germania – commenta Nicosanti – con 22 milioni di abitanti in più, h un mercato di elettronica da consumo di 43 miliardi. In Italia siamo fermi a 15. Segno che c’è molto da lavorare per convincere i clienti a comprare prodotti che possono rendere più facile la vita e migliorare le performance ambientali”.

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