Unieco, chiesto il concordato preventivo con riserva


REGGIO EMILIA, 11 MAR. 2013 – Il CdA della storica cooperativa reggiana Unieco, aderente a Legacoop con 1.500 dipendenti, ha presentato oggi al Tribunale di Reggio Emilia la richiesta di concordato preventivo con riserva, ricorrendo quindi all’articolo 161, sesto comma, della legga fallimentare. Unieco opera dal 1904 articolata su 4 divisioni (costruzioni, laterizi, ambiente e ferroviario) e si posiziona stabilmente tra i primi 10 general contractor italiani. La cooperativa spiega in una nota che si tratta di un’iniziativa "necessaria a seguito di una procedura di verifica disposta dal Tribunale di Reggio Emilia". Unieco segue quindi il destino di altri colossi della cooperazione reggiana messi in difficoltà dalla crisi economica, come Cooperativa muratori Reggiolo, Orion e Coopsette. "L’iniziativa assunta dalla Cooperativa ha lo scopo di evitare – almeno temporaneamente – che possano trovare luogo, da parte di singoli creditori, azioni esecutive o cautelari sul suo patrimonio", spiega il presidente di Unieco Mauro Casoli. "L’iniziativa è stata adottata – soltanto con finalità conservative – per proteggere e segregare i beni sociali a tutela della continuità aziendale". Unieco arriva a questa decisione dopo una serrata trattativa per la ristruitturazione del debito con le banche creditrici. "Un confronto che la società, fin da dicembre, aveva aperto con il sistema bancario", ammette Casoli, "per ottenere finanza a sostegno del suo piano industriale e di rimodulazione del suo debito (piano che appunto prevedeva, fra l’altro, un rientro della forte esposizione con i fornitori e uno spostamento dalle tradizionali attività edili verso nuovi segmenti strategici)". La carenza di finanze e liquidità, spiega la coop, è dovuta a tre fattori: "La grave crisi in cui versa il Paese che ha particolarmente penalizzato il mercato delle costruzioni e quello dello sviluppo e commercializzazione di immobili; i ritardi nei pagamenti relativi a commesse pubbliche e la sempre maggiore contrazione della marginalità delle stesse riservata a alle imprese esecutrici; e non ultima, la progressiva riduzione del credito bancario"."In pillole", commenta il presidente Casoli, "la società ancora oggi è economicamente in grado di produrre utili e dispone di un ingente patrimonio, ma è temporaneamente illiquida". Il piano, in via di completamento, è già oggetto di discussione con gli istituti di credito. Unieco "confida di poter perfezionare un accordo entro i termini che spetterà al Tribunale di fissare".Questo il testo integrale della nota a firma del presidente di Unieco, Mauro Casoli:REGGIO EMILIA, 11 marzo 2013 Il Consiglio di Amministrazione di Unieco in data odierna ha deliberato di procedere alla presentazione, presso il Tribunale di Reggio Emilia, di un ricorso ai sensi dell’art. 161, sesto comma, R.D. 16 marzo 1942, n. 267 (“L.F.”). Il relativo atto è stato depositato nella giornata di oggi e sono già effettuate le pubblicazioni previste per legge (art. 168 L.F.). Si tratta di un’iniziativa che è parsa necessaria alla Società anche a seguito di una procedura di verifica disposta dal Tribunale di Reggio Emilia. E’ stato facile, infatti, prevedere che, laddove la notizia di tale procedimento si fosse – come è stato in passato in casi analoghi – diffusa, la Società sarebbe stata fatta bersaglio delle iniziative dei suoi creditori, ancor di più di quanto è accaduto fino ad oggi.L‘iniziativa assunta dalla Cooperativa ha quindi lo scopo di evitare – almeno temporaneamente – che possano trovare luogo, da parte di singoli creditori, azioni esecutive o cautelari sul suo patrimonio ed in effetti la stessa è stata adottata – soltanto con finalità conservative – per proteggere e segregare i beni sociali a tutela della continuità aziendale e, in questo delicato momento, pure della par condicio creditorum.Tale iniziativa peraltro si colloca nel bel mezzo di un serrato confronto che la Società, fin da dicembre, aveva aperto con il sistema bancario, per ottenere finanza a sostegno del suo piano industriale e di rimodulazione del suo debito (piano che appunto prevedeva, fra l’altro, un rientro della forte esposizione con i fornitori e uno spostamento dalle tradizionali attività edili verso nuovi segmenti strategici); finanza da utilizzare appunto per consentire alla Società di poter far fronte in modo ordinato alle temporanee difficoltà di carattere (non tanto economico) ma precipuamente finanziario in cui si è venuta recentemente a trovare, a loro volta dovute essenzialmente a tre fattori: (i) la grave crisi in cui versa il Paese che, come tutti sanno, ad oggi ha particolarmente penalizzato il mercato delle costruzioni e quello dello sviluppo e commercializzazione di immobili; (ii) i ritardi nei pagamenti relativi a commesse pubbliche e la sempre maggiore contrazione della marginalità delle stesse riservata a alle imprese esecutrici; e (iii), non ultima, la progressiva riduzione del credito bancario.La scelta fatta da Unieco di procedere al deposito di un ricorso ex art. 161, sesto comma, L.F. – in sé assai sofferta, soprattutto considerando che negli ultimi 15 anni la Società ha sempre prodotto utili consistenti (dei quali peraltro nel Piano industriale presentato ai soci soltanto due settimane addietro si prevede il mantenimento anche negli anni a venire) – costituisce, e come tale deve essere vista, il punto di partenza di un percorso di organico e strutturale rilancio della Società, che passa, presupponendola, attraverso una fase di riorganizzazione e di risanamento aziendale, volta al recupero di un suo corretto equilibrio finanziario ed alla definitiva ristrutturazione del suo debito.Nonostante le attuali e contingenti difficoltà finanziarie che affliggono Società, non può trascurarsi che Unieco vanta ad oggi una patrimonializzazione di primissimo livello (il patrimonio netto si aggira infatti intorno a 300 milioni di Euro), la quale, ancorchè non immediatamente smobilizzabile e monetizzabile (di qui i problemi nel rispetto dei termini di pagamento), costituisce una sicura garanzia per la soddisfazione di tutti i creditori, siano essi fornitori o istituti di credito.In pillole, la Società ancora oggi è economicamente in grado di produrre utili e dispone di un ingente patrimonio, ma è temporaneamente illiquida.Proprio per questo motivo, la Cooperativa, coerentemente con la politica di risk management che ha da sempre contraddistinto la gestione sociale, ha conferito, oramai da diversi mesi, mandato ad un noto advisor finanziario (Bain & Company) e, più recentemente, ad un advisor legale (Studio Legale Sutich – Barbieri – Sutich) per la predisposizione di un piano e per la conclusione di accordi di ristrutturazione del debito nonché per individuare ed intraprendere le più opportune iniziative volte al recupero dell’equilibrio finanziario della Società.Il piano, in via di completamento, è già oggetto di discussione con gli istituti di credito e si confida di poter perfezionare un accordo con gli stessi entro i termini che, in seguito al ricorso oggi depositato, spetterà al Tribunale di fissare. Le finalità del piano e degli accordi predetti, in sintesi, sono fondamentalmente tre: estinzione, consolidamento e rinegoziazione del debito in essere; acquisizione di nuova finanza; riorganizzazione e rilancio aziendale.Il Tribunale, a seguito della domanda presentata, fisserà un termine per consentire di definire le trattative con le banche ed i creditori, senza il timore di azioni intentate da questi ultimi nei confronti del patrimonio sociale.Nel corso di questo periodo, Unieco potrà legittimamente continuare la propria attività e, sempre nella medesima fase, sarà assicurato l’integrale pagamento delle forniture di beni e servizi che verranno effettuate dai fornitori, attesa la natura prededucibile dei relativi crediti (cfr. art. 161, settimo comma, L.F.).Come peraltro chiaramente esplicitato nel ricorso, la volontà di Unieco è quella di addivenire alla conclusione di un accordo di ristrutturazione della propria esposizione debitoria, ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 182 bis L.F., con cui vengano pienamente salvaguardati la continuazione dell’attività, la conservazione dell’integrità del complesso aziendale, nonché i diritti di credito di tutti creditori, ivi compresi i soci prestatori.In considerazione di una simile prospettiva di ristrutturazione del debito sociale, la Cooperativa confida di poter ricevere, in relazione alla sua scelta, solidarietà ed appoggio sul piano operativo da parte dei suoi partners commerciali e dei suoi finanziatori.Come peraltro testimoniato anche dalla recente adunanza assembleare tenutasi il 2 marzo u.s., il Consiglio di Amministrazione è già impegnato (e pertanto continuerà) a compiere una corretta e tempestiva opera di informazione nei confronti dei soci, dei dipendenti, dei fornitori e di ogni altro creditore, assicurando l’impegno di Unieco per la tutela di tutti i soggetti portatori, a vario titolo, degli interessi coinvolti, in questa fase, dall’attività della Società.

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