Unicredit, una sfilza di errori dietro la ricapitalizzazione


© TelereggioREGGIO EMILIA, 23 NOV. 2011 – I conti di Unicredit al 30 settembre gettano una luce nuova e per molti versi preoccupante sul modo in cui la prima banca italiana è stata gestita nell’ultimo decennio. Su proposta dell’amministratore delegato Federico Ghizzoni, il consiglio di amministrazione ha deciso di apportare svalutazioni per oltre 10 miliardi di euro. In altre parole, dai conti di Unicredit sono spuntate perdite nell’ordine di 20mila miliardi di vecchie lire. Perdite che erano latenti da tempo, ma che fino ad ora non erano state fatte emergere grazie ai margini di discrezionalità che la legge lascia a chi redige i bilanci.Come sono maturate perdite tanto ingenti, che hanno portato in rosso i conti di Unicredit per più di 9 miliardi? L’elenco completo sarebbe lungo, ma qualche esempio si può fare: acquisizione a peso d’oro di banche decotte in Ucraina (USB) e in Kazakistan (ATF Bank), investimenti azionari sbagliati (Mediobanca), massicci acquisti di titoli di stato greci e così via.Capita di investire in titoli che perdono valore, capita di comprare società e poi accorgersi che non valgono il prezzo che si è pagato, capita – se di mestiere si fa i banchieri – di prestare denaro a clienti che non lo restituiscono, ma ad Unicredit queste cose sono successe troppo spesso negli ultimi anni. Ora, un po’ alla volta, si paga il prezzo degli errori del passato.Quanto è salato il conto? Giudicate voi. Dal 2008 ad oggi Unicredit ha registrato 140 milioni di euro di perdite da investimenti, ha dovuto effettuare rettifiche di valore su immobilizzazioni per 4,7 miliardi e rettifiche di valore su avviamenti per 9,8 miliardi. In più, ha dovuto svalutare interamente 23,4 miliardi di euro di crediti. In totale siamo sopra i 38 miliardi di euro di perdite sulle attività di gestione operativa, di negoziazione finanziaria e di intermediazione del credito. Cifre che non possono far piacere alla famiglia Maramotti e alla Fondazione Manodori, azionisti di Unicredit, chiamati a partecipare al terzo aumento di capitale della banca in tre anni.

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