Unicredit porta ad est le imprese dell’Emilia-Romagna


REGGIO EMILIA, 7 MAG. 2009 – L’internazionalizzazione come possibile strada per contrastare la crisi. Direzione consigliata da prendere? Il centro-est Europa, un’area dove accanto a regioni deboli e con forti ritardi, esistono aree con tassi di crescita economica positivi. Se n’è parlato al centro fieristico di Reggio Emilia dove ha fatto tappa la nuova edizione di “East Gate on tour”. Un evento organizzato da UniCredit Group per mettere a disposizione delle imprese dell’Emilia-Romagna tutte le informazioni necessarie per investire in paesi come Bulgaria, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Turchia e Russia. Zone in cui è capillare la presenza dell’istituto bancario: 4mila filiali vi assistono già 10mila imprese. Il gruppo bancario ha creato gli "Italian desk", ovvero dei team di gestori, basati direttamente sul posto, che si dedicano totalmente alla gestione della clientela italiana. Questi punti informativi e di supporto finanziario possono costituire la porta d’acceso al centro est anche per i piccoli e medi imprenditori.240 imprese emiliano romagnole hanno preso parte alla due giorni di workshop, conclusa oggi, per esaminare le opportunità offerte da economie dove il prodotto interno lordo cresce più che in Italia. L’Emilia-Romagna, dopo Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia, è la quarta regione come grado di apertura verso l’estero (che si misura facendo il rapporto tra il totale delle esportazioni e importazioni e il Pil regionale). In regione l’export è pari al 40,9% del Pil. Il 35% di quanto esportato è fatto di macchine e apparecchi meccanici, mentre l’11% è costituito da prodotti tessili e abbigliamento. "L’Emilia-Romagna, in fondo, è la punta di diamante del nostro Paese dal punto di vista dell’internazionalizzazione” ha spiegato Roberto Nicastro, deputy Ceo di Unicredit Group. “Il centro Europa da tempo non è più solo arena di delocalizzazione, ma un importantissimo mercato di sbocco” ha aggiunto Nicastro. “Andare in Slovacchia vuol dire fare leva su quello che è diventato il principale polo europeo nella produzione di automobili. Per quanto riguarda la Russia, tutto il made in Italy può trovarvi un’area di sbocco assolutamente naturale. Ma lo stesso vale anche per la Turchia, la Polonia e la Romania”.

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