Una volta qui era tutta montagna


BOLOGNA, 4 DIC 2009 – Sestola, Porretta, Castelnovo né monti, Santa Sofia, Bagno di Romagna… E adesso chi glielo va a dire che in realtà non sono in montagna? La nuova Finanziaria del governo Berlusconi cancella in un colpo solo tre quarti dei comuni appenninici dell’Emilia-Romagna. Con la scusa degli “enti inutili” (tesi tutta da dimostrare e peraltro applicabile in modo ben più esteso ad altri pezzi dello Stato) e con buon pace delle chiacchiere leghiste sul federalismo e sulle tradizioni locali. Nulla di più centralista di questa legge che colpisce le autonomie locali. Nulla di più “contronatura” che cambiare l’identità di queste piccole comunità. Piccole e fragili, ma spesso anche preziose per il turismo, la gastronomia, le tradizioni, la varietà biologica.Non usa mezzi termini l’assessore regionale a Programmazione e Sviluppo territoriale Gian Carlo Muzzarelli, secondo cui quella del governo è una decisione che "cancella la montagna in Emilia-Romagna. Serve una mobilitazione del territorio"."Come temevamo, il Governo persevera contro gli interessi della montagna emiliano-romagnola – spiega Muzzarelli – La nuova versione dell’emendamento ricalca la precedente, e conferma che ‘sono considerati Comuni montani i comuni in cui almeno il 75 per cento del territorio si trovi al di sopra dei 600 metri sopra il livello del mare’. Così, circa i tre quarti dei comuni montani dell’Emilia-Romagna non saranno più tali. L’elenco è lunghissimo: tra i casi più emblematici, Sestola, Porretta, Castelnovo né monti, Santa Sofia, Bagno di Romagna. A questo punto, tanto vale dichiarino espressamente che gli Appennini non sono più montagna"."Così facendo, il Governo, con una logica spietatamente centralista – conclude Muzzarelli – assesta un colpo micidiale alle montagne, ai loro cittadini ed alle imprese che operano al loro interno. Per impedire che questo avvenga, serve una presa di posizione decisa di chi ne fa parte, e una mobilitazione per fare sentire la nostra voce ed evitare che il Parlamento ratifichi una decisione sbagliata e dannosa per i cittadini del nostro Appennino". DAL CENTROSINISTRA GRANDE ATTENZIONE PER LE COMUNITA’ MONTANEL’Assemblea regionale a fine novembre aveva approvato una risoluzione, presentata dai gruppi consiliari di pd (primo firmatario Marco Barbieri), ps, prc, misto, verdi, idv e sd, nella quale si chiedeva al Governo di ripristinare, almeno a livello del 2008 (50 milioni di euro), la quota nazionale delle risorse destinate alla montagna per l’anno 2009, e di provvedere tempestivamente al riparto e alla erogazione delle risorse alle Regioni. Il documento chiedeva al Governo di stanziare risorse adeguate, e comunque non inferiori, per il 2010 e gli anni seguenti; erogare alle Regioni il 60% del fondo 2004 non ancora trasferito; coprire le spese dei servizi indispensabili per i cittadini, finora erogate dalle Comunità Montane, di cui la Regione si è fatta carico per gli anni 2009-2010; regionalizzare il Fondo nazionale già destinato al funzionamento delle Comunità Montane e di dotarlo delle stesse somme degli anni precedenti. La risoluzione, infine, chiedeva che con la finanziaria 2010 fossero incrementati i trasferimenti ai Comuni montani e finanziato il Fondo perequativo per gli stessi, mettendoli in grado di assicurare i servizi essenziali alla popolazione (compresa la mobilità viaria e ferroviaria) e, in particolare, che fosse mantenuto anche per il 2010 e gli anni successivi, il fondo per le Comunità Montane, già previsto per il triennio 2007-2009, per anziani e bambini, pari a 25 milioni di euro.IL PROGRAMMA REGIONALE PER LA MONTAGNASolo due giorni fa l’Assemblea aveva approvato il programma regionale per la montagna emiliano-romagnola. Lo stesso Muzzarelli aveva evidenziato come l’obiettivo della Regione, che ha messo tutte le risorse disponibili in questo settore, sia quello di dare risposte ai Comuni montani emiliano-romagnoli ed ai nuovi ‘arrivati’ della Valmarecchia.Già, perché con il referendum popolare e la ratifica del Parlamento, la Romagna si è nel frattempo “arricchita” di una serie di comuni che hanno deciso di lasciare le Marche per congiungersi all’Emilia-Romagna.Al centro del dibattito era stato posto dallo stesso Muzzarelli un “maxiemendamento” alla finanziaria nazionale, approvato dalla maggioranza, che interessa le Comunità montane e che fa “sparire” i fondi statali per la montagna, ingenerando quindi gravi difficoltà economiche. Questo provvedimento, inoltre, prevedendo che per Comuni montani si intendano quelli che hanno il 75% del loro territorio sopra i 600 metri, determina una contrazione del numero di tali Comuni in Emilia-Romagna dagli attuali 125 a 33.L’imbarazzato intervento di Luigi Fogliazza della Lega Nord aveva cercato di dare senza riuscirci il solito colpo al cerchio e alla botte. L’esponente leghista aveva detto di credere in un “programma regionale forte per la montagna”, sottolineando “l’importanza delle Comunità montane” poi cancellate dal suo stesso governo.

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