Una volta qui era tutta campagna


BOLOGNA, 18 NOV. 2010 – Non seppelliamo l’agricoltura sotto il cemento. A dirlo non sono i soliti ecologisti. L’allarme lo ha lanciato il Papa nell’Angelus di domenica scorsa, in cui si è auspicato un rilancio strategico dell’agricoltura “non in senso nostalgico ma come risorsa indispensabile per il futuro”. Oggi a unirsi all’appello è il Capo dello Stato, secondo cui le criticità del settore agricolo sono "ignorate" dal dibattito pubblico, mentre richiederebbero più attenzione e rispetto. L’avvertimento di Napolitano fa parte del video messaggio con cui si è aperto stamattina a Bologna il convegno "Sos Agricoltura". A organizzarlo ci hanno pensato il Fai, fondo per l’ambiente italiano, il Wwf e l’Associazione agricoltura biodinamica. Tre enti preoccupati dai dati sul mondo agricolo che si fanno di anno in anno più drammatici. Negli ultimi anni, infatti, in Italia si è dimezzato il numero delle aziende agricole con allevamenti, così come sono drasticamente gli ettari dedicati all’agricoltura.Nel nostro Paese nel corso di un decennio sono sparite 620mila aziende agricole e sono stati due milioni e 300mila gli ettari sottratti alla coltivazione. In Emilia Romagna si calcola che ogni anno se ne vanno 7.700 ettari, 4.400 in Lombardia. Aree che finiscono cementificate, comportando gravi rischi idrogeologici. Così che anche in Emilia Romagna, se si va avanti di questo ritmo, potrebbe verificarsi quello che è appena successo in Veneto, dove i terreni non sono più sufficienti per assorbire l’acqua di precipitazioni più forti del solito.Oltre al problema della cementificazione selveggia, che dequalifica il territorio compromette la biodiversità e cancella il turismo, da risolvere c’è anche la questione della crisi economica dell’agricoltura, la più pesante degli ultimi sessant’anni. Nel 2010 la produzione e il valore aggiunto calano rispettivamente del 2 e del 3%, i prezzi all’origine registrano un’ulteriore frenata (-3%) e aumentano contemporaneamente i costi di produzione (+4%), determinando una flessione dei redditi (-7%) rispetto al 2009, che già aveva visto una forte perdita rispetto all’anno precedente (-21%)."Gli agricoltori non guadagnano più nulla", spiega Ilaria Borletti Buitoni, presidente del Fai. Tra i motivi c’è il costo di incidenza dei trasporti". Bisognerebbe quindi "favorire l’agricoltura a chilometro zero: avvicinare il consumatore e il produttore". Sarebbe un modo "non solo per stimolare questo rapporto diretto, ma anche per accrescere i margini di produzione, che tutt’ora sono estremamente risicati". Al Governo la richiesta è "che venga soprattutto presa consapevolezza. Altri paesi europei, come Francia e Germania, hanno difeso eccome il patrimonio agricolo e solo noi non siamo stati capaci".E per ovviare al solito problema delle risorse che mancano, secondo Giulia Maria Mozzoni Crespi Crespi, presidente onorario del Fai, Tremonti potrebbe andare a pescare dalle grandi sacche che ha a disposizione. Gli stipendi dei nostri parlamentari non sono i più alti in Europa?". "Sappiamo che Tremonti – ha detto la storica ambientalista – è in grossa difficoltà e ha fatto tagli indiscriminati. Ma il fondo per gli armamenti è rimasto uguale, mentre quello dell’ambiente è stato ridotto a un terzo. Quanto si spende, invece per le consulenze – ha chiesto poi – in Regioni, Province e Comuni?".

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