Una torta per Dionigi all’assemblea dell’università


BOLOGNA, 18 DIC. 2010 – L’università di Bologna ha accolto in maniera positiva l’idea del rettore Ivano Dionigi, che si è messo al riparo dal rischio di contestazioni e scontri sostituendo la cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico con un’assemblea pubblica. Stamattina l’Aula magna di Santa Lucia era affollata di insegnanti, ricercatori e personale amministrativo ma senza toga e tocco. E con una breve incursione hanno partecipato anche gli studenti anti-Gelmini, che hanno letto le proprie rivendicazioni e chiesto le dimissioni di Dionigi come atto di protesta contro la riforma, consegnandogli alla fine una torta che la prossima volta, hanno detto, potrebbero "lanciare"."Oggi per qualcuno la notizia è la sospensione dell’anno accademico, per me è la risposta corale della comunità accademica e dei colleghi", ha scandito orgoglioso Dionigi, che puntuale alle ore 10 ha aperto il portone di Santa Lucia. Dopo mezz’ora nell’aula è entrata una piccola delegazione dei collettivi studenteschi. "Siamo qua per rivendicare una vittoria", hanno esordito alludendo alla sospensione dell’inaugurazione. Poi hanno denunciato "il forte conflitto e disagio che c’é anche all’interno dell’Università di Bologna", il lavoro nero, gli stage non pagati, chiedendo al rettore le sue "dimissioni immediate" e di annullare definitivamente la cerimonia di inaugurazione. Infine, una studentessa ha appoggiato sul tavolo una torta ricoperta di panna e qualche stuzzicadente. "Se le dimissioni non arriveranno, la prossima volta la torta non la appoggeremo qua ma prenderà direzioni diverse", si sono limitati a dire uscendo poco dopo. In fondo all’aula sono rimasti una ventina di studenti. Successivamente ai giornalisti che gli chiedevano una replica sulle dimissioni, Dionigi si è limitato ad allargare le braccia, e sull’inaugurazione ha risposto con un passo della Bibbia: "Ciascun giorno è suo affanno".Durante l’assemblea nell’aula absidale di Bologna, oltre al rettore e agli studenti, sono intervenuti alcuni professori, ricercatori e rappresentanti del personale amministrativo per discutere dei vari problemi dell’ateneo. A tutti Ivano Dionigi ha ricordato: "Non sono più il professor Dionigi, sono ahimé il rettore Dionigi con tutto quello che comporta. A volte bisogna alzare la voce, altre tenerla bassa". In ogni caso, ha aggiunto, "é inutile che 9000 galli cantino, se poi il sole non sorge", rivendicando però il dialogo da lui avviato con l’assemblea pubblica. "L’istituzione universitaria ha subito una ferita, siamo qui per dare una risposta – ha esordito parlando alla platea – Non so chi ha vinto o ha perso, so solo che chi si ostina al dialogo ha una possibilità in più". E poi: "Sono certo che se avessi fatto chiudere la via o fatto sbarrare il portone, avremmo perso tutto". Dionigi non è sorpreso dalle contestazioni. "Ognuno ha le sue forme. C’é chi va in piazza col megafono, chi in Parlamento. Il rettore di Bologna può darsi che abbia qualche notizia in più su come sia meglio muoversi nel prendere le decisioni". E alla richiesta, sempre dei collettivi studenteschi, di prendere posizione sul ddl, il rettore ha ribadito di aver assunto "una posizione chiara e lineare espressa in cinque documenti approvati all’unanimità dal Senato accademico".In particolare, a parte alcuni aspetti positivi (valorizzazione del merito, collegamento ricerca-didattica), per Dionigi la riforma contiene dei "troppo" e dei "troppo poco": si spinge a iper regolamentare riducendo l’autonomia ma le risorse non sono adeguate. E ha concluso: nella riforma "l’Università è stata oggetto, pretesto e vittima di un gioco politico più grande in uno scontro pseudo drammatico fra apocalittici e salvatori". Per il resto ha ammesso che quella dei giovani è "la priorità delle priorità": "Non hanno più il futuro nel sangue perché gli è stato intossicato", e "ormai è certificato che i figli staranno peggio dei loro genitori". Anche per questo ha citato alcuni esempi di iniziative pro studenti come il finanziamento da parte di Banca Intesa di borse per gli universitari meno agiati per un valore totale di 70 mila euro o un concorso internazionale per incoraggiare l’imprenditoria dei laureati over 35. Al termine dell’assemblea ha ringraziato di nuovo la platea per la presenza e ha detto: "Ho capito che ha vinto la comunità universitaria e la città e che da oggi dovrò e dovremo lavorare di più". E infine ai giornalisti che gli facevano notare l’assenza di politici, tranne pochissime eccezioni, Dionigi ha replicato: "Andate a chiederlo a loro. e comunque mi sono distratto perché ho contato la presenza degli accademici e e ci ho messo molto".

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