Una strada, troppi morti e nessun colpevole


CA’ MISSIROLI (FC), 27 OTT. 2010 – Tutto si svolge in appena 200 metri. Una distanza molto breve, lungo la quale si sviluppa via Case Missiroli, conosciuta come "la strada della morte". Siamo nella periferia di Cesena, al centro di una frazione che nasce sulla via Emilia e si chiama Ca’ Missiroli, dove sorge un capannone di eternit in cui per oltre 30 anni è stata attiva una fabbrica di tubi di cemento vibrato. Poco distante, ci sono numerosi altri stabilimenti inquinanti. E, in quei famigerati 200 metri, abitano una sessantina di persone, suddivise in 12 abitazioni. Nel giro di una dozzina d’anni, 13 di loro sono morte di tumore. Un numero troppo alto per credere che sia stato un semplice caso.Più di un dubbio ce l’ha Laura Dolini, una signora di 70 anni che vive da sempre in via Case Missiroli. Nel giro di una settimana, ha parlato ai microfoni del Tg1 e del Tgr dell’Emilia-Romagna ripetendo come l’aria di casa sua sia stata e rimanga ancora oggi irrespirabile. Anche se la fabbrica di tubi è stata dismessa e qualche mese fa è stato eliminato l’eternit che per anni l’ha ricoperta, gli abitanti di questo piccolo centro romagnolo devono infatti fare ancora i conti con gli allevamenti di pollame, gli elettrodotti e il traffico che si crea nell’incrocio della strada provinciale con la via Emilia. E la corrispondenza tra questa concentrazione e i tantissimi morti degli ultimi tempi, dice Laura, devono per forza far riflettere. Nell’aprile del 2008, i cittadini di Ca’ Missiroli hanno chiesto di poter incontrare le amministrazioni comunali di Cesena e di Longiano per discutere della situazione ambientale del loro paese. Ma ad oggi non sono ancora stati ricevuti. Chi si è fatta viva è stata l’Ausl, che, racconta Laura Dolini, "ha eseguito dei rilevamenti e ha sentenziato che le morti per tumore non sono riconducibili soltanto a quest’azienda inquinante". L’unico risultato raggiunto è il riconoscimento che quest’area deve sostenere "un notevole carico ambientale". Ma Laura ad arrendersi non ci pensa proprio: "Resta il fatto che molti di noi sono morti – ricorda – da qualche parte questi tumori sono sicuramente venuti".

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