Una ripresa di qualità


RAVENNA, 8 GEN. 2010 – Il 2009 è stato un anno molto difficile per l’economia ravennate. TrendER, l’indagine che ha fotografato l’andamento del periodo compreso tra gennaio e giugno, ha confermato in tutta la sua gravità la situazione di crisi. La si può riscontrare nella diminuzione del fatturato (-11,3%) e in un calo degli investimenti (-38%) della piccola e media impresa e dell’artigianato provinciale. In picchiata anche tutte le voci di costo, in particolare quelle per retribuzioni (-14,4%) e per consumi (-24,1%). Ma ora che è arrivato il 2010, si può finalmente cominciare a parlare di ripresa. Ce lo assicura Natalino Gigante, direttore provinciale della Cna, pur mantenendosi abbastanza cauto sui tempi della risalita. Le incertezze, infatti, rimangono, soprattutto dal punto di vista occupazionale. Ma più che altro Gigante vuole assicurare alle imprese ravennati una rinascita sotto il segno della qualità. E per fare le cose bene, si sa, non bisogna avere fretta.“Uno nuovo sviluppo sempre più orientato alla qualità”, come lo definisce il direttore, deve avere secondo lui l’innovazione e la ricerca come ingredienti fondamentali. Soprattutto, però, non può prescindere da una riduzione della pressione fiscale. Questo è un punto su cui Cna Ravenna sta concentrando buona parte degli sforzi per uscire dalla crisi e su cui cerca di far convergere i suoi interlocutori: Istituzioni locali, Associazioni di categoria e Sindacati. Direttore Gigante, nell’ultima rilevazione effettuata da TrendER la provincia di Ravenna risulta ancora alle prese con una crisi "assai differenziata". Quali sono i settori maggiormente colpiti?Nella nostra provincia la crisi coinvolge soprattutto il manifatturiero, e in particolare la meccanica. Ma è differenziata perché fanno eccezione le produzioni alimentari, che mostrano un fatturato con una leggerissima crescita tendenziale, anche se più che di crescita si potrebbe parlare di tenuta. In difficoltà è anche tutto il settore delle costruzioni e del trasporto. Più difficile, invece, l’analisi del complesso mondo dell’artigianato e dei servizi, che comunque è ancora sofferente e continua a risentire in maniera negativa la stentata ripresa dei consumi.Che bilancio può fare, quindi, dell’anno che si è appena concluso?L’anno che ci siamo lasciati alle spalle è stato veramente difficile. Da più parti si sostiene che il punto più basso della crisi sia stato toccato e che stiamo risalendo. A questo riguardo, abbiamo positivamente notato un’inaspettata ripresa dell’andamento del Pil negli ultimi mesi, con la conseguente rivisitazione in positivo delle previsioni per il 2010. Tuttavia, pur a fronte di alcuni segnali incoraggianti, permangono ancora molte incertezze. L’unico dato per ora certo è che servirà molto tempo per raggiungere i livelli ante crisi e che purtroppo dovremo fare i conti con la crescita del tasso di disoccupazione, per cui è fondamentale arrivare al più presto a riformare il sistema degli ammortizzatori sociali.Nel mese di ottobre vi siete rivolti, con una lettera aperta, alle Istituzioni locali ravennati dicendo loro che, se vogliono "dare un contributo vero al superamento della crisi, devono agire sulla leva fiscale". In che modo? Cna ha avanzato a livello nazionale una proposta di riduzione dell’Irap molto equilibrata, che puntava a ridurre la pressione fiscale sulla piccola impresa senza scardinare il bilancio dello Stato. Una proposta che, attraverso l’innalzamento della franchigia di imposizione applicabile alle imprese individuali e alle società di persone, avrebbe esentato circa 2,1 milioni di imprese. Ma che purtroppo non è stata accolta. Ora noi proponiamo un ragionamento analogo a livello territoriale, chiedendo agli Enti locali di impegnarsi per ridurre la pressione fiscale almeno per i settori particolarmente in crisi o anche per quelle imprese che, nonostante la crisi, hanno continuato ad investire o si sono particolarmente distinte in campo ambientale.Perchè Cna ritiene che l’attuazione del federalismo fiscale può essere "una buona occasione per far ripartire il processo di sviluppo"?Il nostro è un Paese che sconta il peso di un enorme debito pubblico. Per liberare e dedicare risorse allo sviluppo è necessario ridurre, razionalizzare e riqualificare la spesa corrente. L’attuazione del federalismo fiscale può rappresentare una buona occasione per iniziare questo processo con operazioni massicce di trasparenza e responsabilità di spesa. Portiamo quindi a compimento il decentramento avviato a partire dagli anni novanta e diamo un ruolo di piena responsabilità di spesa ai territori liberando risorse per lo sviluppo. Federalismo per noi vuol dire soprattutto maggiore capacità delle Istituzioni locali di rispondere ai bisogni delle diverse comunità con interventi adeguati, mirati ed efficaci. Che peso potranno avere i Tecnopoli nella fase di ripresa del sistema produttivo provinciale?Il fatto di aver "recuperato" nell’ambito dello scenario regionale ben tre tecnopoli – energia, nautica, nuovi materiali – rappresenta un risultato sicuramente soddisfacente per il territorio ravennate. Un risultato a cui hanno contribuito sia le Istituzioni pubbliche sia le Associazioni di categoria. Per chi, come noi, sostiene da tempo che per agganciare il treno della ripresa oggi occorre lavorare prevalentemente sulle nicchie di alta qualità, in grado di sviluppare nuova domanda, è ovvio che i tecnopoli possono rappresentare una grande opportunità. A patto che siano fortemente calati sui problemi dell’impresa. Questa è la condizione perché innovazione e ricerca diventino veramente gli elementi propulsivi per un nuovo sviluppo sempre più orientato alla qualità.Come sarà, secondo lei, il 2010 degli artigiani e delle Pmi ravennati?Spero sia migliore rispetto al 2009. Il nostro Ufficio Indagini sulla congiuntura economica TrendRA prevede che il saldo tra imprese artigiane nate e cessate a fine anno sarà negativo. L’Albo probabilmente diminuirà di circa 200 unità, quasi il 2% in meno rispetto all’anno precedente. Questo dato dimostra quanto la crisi in atto si è fatta sentire nei confronti delle piccole imprese. Sono comunque ottimista: ritengo che sul nostro territorio ci siano tutte le condizioni per intercettare anche quei deboli segnali di ripresa che stiamo avvertendo e tutto questo avrà ripercussioni positive anche per l’artigianato e la piccola e media impresa. Il nuovo patto per l’innovazione e la qualità dello sviluppo sottoscritto questa estate dagli Enti pubblici, le Associazioni di categoria e i Sindacati rappresenta il contesto ideale entro cui far convergere tutte le possibili iniziative per cercare di accelerare al massimo i tempi per l’uscita dalla crisi.

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