Una partita da finale di stagione


26 APR. 2010 – Bologna-Parma 2-1, una partita di fine stagione il cui risultato era ben più importante per i padroni di casa che per i gialloblu. Ben ovvio. Il Bologna sta rincorrendo il verdetto positivo sulla permanenza in A, il Parma ha già fatto la sua corsa e ha già dato il suo massimo. Altri incroci erano pure presenti. Qualche ex da ambo le parti e, soprattutto, Guidolin sulla panca degli ospiti. Un tecnico variamente apprezzato – anche se la sua carriera ormai sembra avviata ad un’aurea mediocrità – che a Bologna ha lasciato però un ricordo amaro, per anni dalle conclusioni deficitarie ed ancora discusse, per un episodio di rabbioso giudizio mai digerito e per aver abbandonato di corsa la squadra nel 2003 a tre giorni dalla prima di campionato. Questo, per me, il momento non perdonabile per un professionista.Ma i tifosi rossoblu palpitavano per il risultato, inseguendo un successo che può essere decisivo nella lotta per la salvezza. E avevano fatto le cose per bene, proclamando la giornata della maglia e riempiendo lo stadio dei colori del cuore, il rosso e il blu, oltre che accompagnando l’esibizione dei propri giocatori con un continuo incoraggiamento dall’inizio alla fine. Ce n’era bisogna, perché il Parma è andato in vantaggio a metà primo tempo. Doccia fredda per i ventimila e passa del Dall’Ara. Anche perché la squadra non era stata brillante fin lì. Specialmente davanti la conferma del trio Di Vaio, Zalayeta, Adailton lasciava a desiderare. L’azione offensiva non aveva profondità, dalle ali arrivava poco e niente per l’arretramento di Buscè e il Parma spingeva, anche se non troppo perché l’impressione era quella di una squadra non feroce nei contrasti e nel contropiede. Tra l’altro. Crespo era solo una pallidissima ombra del campione che conosciamo e l’incontro procedeva non certo in quinta marcia.Qui il gol, ma subito dopo l’espulsione di Zaccardo alla mezz’ora ed il Bologna si rinfrancava. Segnava pure e Bergonzi ingiustamente annullava. Ma Di Vaio si era spostato al centro e graffiava assai di più. Difatti marcava il pareggio verso il 40’ e la metà del lavoro era fatta. Ripresa. Subito folate d’attacco dei bolognesi, una indecisione del debuttante Gigli e Di Vaio sfruttava il regalo insaccando ancora e siglando la doppietta che avrebbe definito il risultato. I parmigiani non avevano più né tanto fiato né tanta voglia ed il Bologna ha corso ben pochi pericoli in contropiede. Non ha giocato molto bene, ma la concretezza l’ha premiato, pur incorrendo in qualche negligenza però stavolta senza conseguenze.Il resto l’ha fatto il ritorno in gran spolvero del capitano, un Di Vaio parallelo a quello dello scorso anno, sempre in grado di colpire centrando la rete, pur venendo da un paio di mesi certo non brillanti. Il ritrovarsi del suo capitano è l’elemento più importante per l’undici di Colomba. Con lui fromboliere ritrovato i rischi per le difese avversarie aumentano esponenzialmente: si ricordi che un attaccante del Bologna non aveva mai segnato nelle ultime sei partite. Anche lo scontro, tra sette giorni, con l’Atalanta a Bergamo può iscriversi così in una logica meno preoccupante. Si è detto che il gioco del Bologna non è stato brillante e trascinante. Non poteva che essere così. Sia perché qualitativamente non ci sono livelli medi che emergono nelle sue fila. Sia perché l’appuntamento era troppo importante anche psicologicamente parlando.Più spada che fioretto allora? Ecco qui sarebbe il punto debole di questa vittoria secondo me. Poca spada in effetti. Voglio dire che i ragazzi rossoblu non hanno buttato fisicamente fuori le energie massime, non hanno mai allungato la gamba o buttato il corpo per contrastare sempre o corso allo sfinimento dietro gli avversari. Voglio dire che sotto il profilo della determinazione atletica e nervosa nelle ultime tre partite va fatto qualcosa di più. Nella più che sufficiente prestazione di squadra, eccellenti mi sono parsi il solito Mudingayi, fermato all’ultimo da un infortunio speriamo lieve, e Buscè gran corridore dai piedi accettabili, l’unico bolognese capace ed in grado di prendere iniziative e soprattutto di ribaltare il gioco. Una figura tattica che nel Bologna non si vedeva da anni.

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