Una giornata senza immigrati


BOLOGNA, 26 FEB. 2010 – A volte ti considerano solo quando non ci sei, proprio in virtù della tua assenza. E’ triste, ma è così. Gli immigrati, per esempio, si sono stancati di essere invisibili o – ancora peggio – di essere tirati in ballo solo quando bisogna trovare dei colpevoli. E hanno deciso di sparire, anche se per un giorno soltanto, dai loro posti di lavoro. Per far capire a tutti gli italiani che ormai non si può più fare a meno di loro. E’ inutile far finta di niente, senza stranieri saremmo rovinati. I lavoratori extracomunitari sono diventati un ingranaggio fondamentale nel complesso sistema di funzionamento della nostra economia, ma in pochi sembrano accorgersene. Quindi, lunedì primo marzo accadrà qualcosa di assolutamente inedito: gli immigrati sciopereranno. In fondo, non c’è motivo di stupirsene. Lo sciopero è storicamente una delle armi più efficaci per rivendicare qualcosa. E i migranti, da questo punto di vista, hanno l’imbarazzo della scelta.Razzismo, discriminazioni, un clima di paura e odio fomentato in primis dal Governo. Chi decide di venire a vivere in Italia con il legittimo obiettivo di integrarsi nella nostra società deve battersi contro tutte queste ingiustizie. Ma ora i tempi sembrano maturi per fare un passo avanti e cercare di raddrizzare la situazione. Gli stranieri di diversi paesi europei si sono messi insieme per farsi coraggio e hanno trovato il coraggio per far arrivare la loro voce anche a chi fa da sempre finta di non sentirla.viaEmilianet ha deciso di parlare del primo sciopero degli immigrati con Babacar Ndiaye,  arrivato in Italia vent’anni fa dal Senegal. Fin da subito ha deciso di impegnarsi, prima come presidente dell’Associazione senegalese e poi creando il Coordinamento Migranti Bologna. A fianco di molti ragazzi, perlopiù provenienti dalla facoltà di Scienze Politiche, e di molti membri delle diverse comunità straniere che vivono in città, ha portato avanti numerose battaglie. E ora è pronto ad affrontare quella che lui stesso definisce una sfida.Com’è nata e come si è sviluppata l’idea dello sciopero? E in che modo siete stati coinvolti voi del Coordinamento Migranti Bologna?L’idea di una giornata senza immigrati è nata in Francia, e poi ha preso campo su Facebook. In Italia le prime a crederci sono state alcune ragazze di Milano, che hanno cercato di contattare diverse realtà in giro per il Paese. Hanno chiamato anche noi, che qui a Bologna siamo l’unica realtà che da anni si occupa dei diritti dei migranti. Abbiamo accolto questa proposta con grande favore, perché è un’iniziativa che noi sosteniamo da molto tempo. E siamo sicuri che potrà rappresentare un punto di svolta per noi migranti. In molti però hanno dei dubbi sulla riuscita di questo sciopero, inteso nel senso classico del termine. C’è il rischio che diventi più che altro un evento simbolico. Qui da noi infatti, a differenza degli altri paesi come la Francia, nessuna organizzazione sindacale ha deciso di impegnarsi direttamente.Sì, questo è un problema che ci siamo posti fin dall’inizio. Ma il fatto è che noi abbiamo pensato di valorizzare le possibilità che abbiamo. Questa è una scommessa, che ci permette di misurare le nostre forze e vedere fin dove possiamo arrivare. E’ vero che in un primo momento il sindacato non ha voluto dare un sostegno allo sciopero. Poi però abbiamo avuto un’adesione formale della Cgil di Bologna, che all’ultimo momento ha richiamato le sue Rsu perché potessero dare copertura a chi vorrà astenersi dal lavoro. E anche i metalmeccanici della Fiom, pur non dichiarando un vero e proprio sciopero, hanno aderito nella stessa maniera. Quindi qualcosa si è mosso.Sì, poi tra l’altro noi come Coordinamento siamo andati in giro nelle aziende. Abbiamo sfruttato i contatti che abbiamo con i lavoratori per organizzare una serie di assemblee in cui parlare di questo sciopero, cercando di far conoscere le nostre ragioni.E che riscontro c’è stato tra gli imprenditori e i lavoratori italiani?I lavoratori italiani hanno capito che questo è un fenomeno che riguarda anche loro, e alcuni hanno deciso di aderire. In molti casi, poi, sono stati gli stessi dipendenti extracomunitari a cercare il loro datore di lavoro per esprimere la volontà di scioperare. E nelle aziende in cui c’è un’organizzazione sindacale, abbiamo avuto anche la possibilità di fare degli appelli, per aiutare i lavoratori stranieri ad esporsi.Ma secondo te, rispetto alle altre iniziative che organizzate, qual è la particolarità dello sciopero del primo marzo? In cosa sta la sua importanza?Questo sciopero è estremamente importante, perché parla della Bossi-Fini e del pacchetto sicurezza: i principali ostacoli con cui gli immigrati devono confrontarsi quotidianamente. Quello che invece lo rende particolare è il fatto di essere un’idea che è partita dal basso, direttamente da chi vive queste cose sulla propria pelle.C’è chi lo ha definito la prima vera iniziativa organizzata dagli immigrati e non per gli immigrati.Questo è vero, perché fino ad ora, per arrivare ad uno sciopero nazionale, abbiamo sempre pensato di poterci appoggiare ai sindacati o a qualcuno che poteva darci una mano. Adesso invece abbiamo messo in piedi un’iniziativa tutta nostra. E anche se questo sciopero non dovesse riuscire, è stato dato comunque un segnale forte. Cosa credi che potrà succedere dal 2 marzo in poi?Non saprei. Di sicuro questo sciopero non porterà ad un vero e proprio cambiamento. Ma spero che possa far capire chi siamo noi stranieri e a che cosa serviamo. Spero che renda tutti consapevoli del fatto che anche noi facciamo andare avanti questo Paese e che il nostro contributo è più che mai essenziale. Ma soprattutto vorrei che si riuscissero a porre le basi per ripetere questa iniziativa in una maniera più condivisa e strutturata anche in futuro. Perché noi non vogliamo fermarci qui.Ma, in pratica, cosa accadrà lunedì primo marzo a Bologna?Noi abbiamo convocato tutti alle tre del pomeriggio in piazza del Nettuno. Lì ci saranno gli studenti delle scuole superiori e quelli universitari, che nelle ultime settimane abbiamo incontrato in tantissime assemblee. Ma anche tutte le comunità e le associazioni che fanno riferimento al Coordinamento Migranti. E soprattutto non mancheranno le Rsu di molte fabbriche, che verranno con i loro striscioni. Ci saranno un grande palco e una mostra fotografica, oltre a tanti piccoli gruppi che si occupano quotidianamente di immigrati, organizzando per esempio dei corsi di italiano.E quali saranno le azioni dimostrative legate allo sciopero?Innanzitutto tantissime famiglie non porteranno i bambini a scuola. Le badanti che non possono venire in piazza, perché altrimenti lascerebbero da soli gli anziani che accudiscono, metteranno invece fuori dalle loro finestre un lenzuolo o delle magliette colorate di giallo. Alcuni posti di lavoro, per esempio la Bonfiglioli, proclameranno uno sciopero di 8 ore. Altri, infine, hanno avuto la direttiva dalla Fiom e si fermeranno qualche ora nel pomeriggio proprio per venire in piazza.Buona fortuna, allora.Grazie. Devo dire che personalmente sono molto contento che si sia raggiunto questo primo risultato, peraltro molto importante. La nostra è una sfida, per far vedere quanto è grande il peso degli immigrati all’interno della società italiana. E’ anche un passo avanti rispetto alle assemblee o alle iniziative che abbiamo organizzato fino ad ora. E’, insomma, un segno più concreto della nostra presenza.

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