Una festa contro le mafie e per l’informazione


REGGIO EMILIA, 20 MAG. 2010 – Sconfiggere la mafia. E’ il compito che il Fuori Orario si è dato per questa sua festa di chiusura della stagione 2009-2010. Un obiettivo molto ambizioso, che appare più che altro una provocazione. Ma gli ospiti che prenderanno parte agli appuntamenti di venerdì e sabato prossimi, 21 e 22 maggio, sono personaggi che la mafia la conoscono da vicino. A partire dai ragazzi di Libera, l’associazione che da 15 anni cerca di smuovere la società civile nella lotta alla malavita organizzata. Per passare a Massimo Ciancimino, collaboratore di giustizia che sarà protagonista venerdì della presentazione del libro "Don Vito" insieme ai giornalisti de Il Fatto Peter Gomez, Marco Lillo, Enrico Fierro, Giuseppe Arnone, e il cronista di Annozero Sandro Ruotolo. Franco Bassi, tra i fondatori del Circolo Arci, per presentare la festa, per la prima volta ha scelto il mezzo del videocumunicato via youtube. Sette minuti di proclama in cui si ascolta una lista di cose da fare per liberarci dal male, ovvero dalla mafia. Si parte col mandare a casa l’attuale classe politica, iniziando a sostituirla con persone che dichiarano di accontentarsi di un buon stipendio da impiegato, "ne conosco uno a Bologna che l’ha fatto e non è mica morto", dice Bassi riferendosi al neoconsigliere regionale Giovanni Favia. Il video continua con i "no" che bisogna imporre a colossali progetti inutili come il ponte sullo stretto e le centrali nucleari. Ma senza motivo sono anche idee di urbanizzazione che partono da superstrade per finire a supermercati e centri residenziali-dormitorio, con un’idea di mobilità insostenibile. Scenari che si stanno realizzando anche in Emilia-Romagna, terra che, spiega Franco del Fuori, "una volta era rossa adesso è solo grigia di fumo, famosa solo per il suo inquinamento in cima alle classifiche mondiali".Il videocomunicato si chiude con una citazione di Peppino Impastato: "Se si insegnasse la bellezza alla gente la mafia non esisterebbe". Una frase che è così argomentata dal politico attivista vittima della mafia: “Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà. All’esistenza di orrendi palazzi sorti all’improvviso, con tutto il loro squallore, da operazioni speculative, ci si abitua con pronta facilità, si mettono le tendine alle finestre, le piante sul davanzale, e presto ci si dimentica di come erano quei luoghi prima, ed ogni cosa, per il solo fatto che è così, pare dover essere così da sempre e per sempre. È per questo che bisognerebbe educare la gente alla bellezza: perché in uomini e donne non si insinui più l’abitudine e la rassegnazione ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore.”

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