Una domenica diversa


BOLOGNA, 18 GEN. 2010 – Fiorentina-Bologna 1-2, ovvero una domenica calcistica che da queste parti si presta ad alcuni commenti non usuali. Intanto, il calendario si incarica di far affiorare due dati di un certo rilievo. Il Bologna vince in trasferta dopo 12 mesi di astinenza, a Catania un anno fa. Il Bologna vince a Firenze dopo 21 anni, cioè non capitava dal 1989. Questi asciutti dati statistici dicono da soli già molto sulle emozioni che hanno provato gli sportivi bolognesi al termine del pomeriggio. Ma non è tutto, perché il successo è stato raggiunto, certo con merito, ma soprattutto attraverso una prova se non brillante sicuramente valida e assai giudiziosa. Poi si deve dire della differente prestazione rossoblu tra il primo tempo e la ripresa, ma si tratta di cosa prevedibile, visto il peso specifico delle formazioni in campo, coi viola in corsa verso un piazzamento Champions ed il Bologna molto sofferente nelle ambasce della bassa classifica. Ma, stando ai fatti, bisogna ammettere che i rossoblu hanno giocato i primi 45 minuti sorprendendo tutti ed imponendosi nettamente con due reti, tra l’altro di ottima fattura. Senza dire di un rigore concesso dall’arbitro e cancellato subito da un intervento dell’assistente per niente rituale. Un tempo quasi da stropicciarsi gli occhi, un tempo in cui pareva che i ruoli tra principessa e ranocchio si fossero inaspettatamente invertiti. Era il Bologna a mostrarsi alla meraviglia di tutti nei panni  della bella ed elegante fanciulla!  La ripresa allora diventa prevedibile, perché è inevitabile che Prandelli e i suoi tentino il tutto per tutto verso la rimonta ed il successo. Ma anche qui il Bologna si esibisce in giornata di grazia, perché non si deconcentra, non esagera in amnesie e svarioni, non cede fisicamente e, nonostante Mutu segni una rete malandrina, resiste per 40’, ordinata ed agonisticamente in partita sino al fischio finale. E’ vero che la Fiorentina segnerà un massiccio possesso palla, che tirerà 13 corner contro nessuno e così via, ma è altrettanto vero, come tutti hanno detto, che se i viola non meritavano di perdere, i rossoblu si sono guadagnati la vittoria. Come è stato possibile? Beh, chiaramente i 14 atleti impegnati hanno giocato da squadra, i tre reparti hanno sbagliato poco o niente, Colomba ha preparato e condotto le operazioni con buona lucidità. E il portiere Viviano ha superato se stesso. Però viene la tentazione di leggere un po’ tra le righe sia della formazione sia di alcuni significati che si trovano di rado, o quasi mai, leggendo i vari undici via via schierati nel tempo dal Bologna.Vale la pena di buttare lì alcune impressioni su elementi che possono aver positivamente agito sui tre punti ottenuti. Intanto il debutto dall’inizio dell’uruguaiano Gimenez, una giovane seconda punta che ha aperto le marcature con un gol astuto e tecnicamente apprezzabile, oltre ad aver servito a Di Vaio la palla del secondo. Ancora la prima volta di una partita intera del ventenne Federico Casarini, promosso a pieni voti per il suo lavoro sulla corsia di destra, praticamente impeccabile. E l’impiego, per una mezzora abbondante, di Antonio Buscè, un rinforzo giunto tre giorni orsono. Tre novità in pratica, poiché il Bologna da anni non faceva mosse di questo genere. Zero fiducia ai giovani,italiani o stranieri che fossero. Zero ricorso veloce ai nuovi arrivati, spesso lasciati  a lungo in panca quando non in tribuna. Piace pensare che i piccoli aspetti ora sottolineati possano diventare un’inversione di tendenza, nata sotto la buona stella stando al risultato di Firenze. Ma ciò a parte, il Bologna ha dimostrato di giostrare meglio con energie giovani che sanno di calcio e non può essere un caso il risultato così raggiunto. La squadra di Colomba rimane certo in posizione di classifica non invidiabile. Ha bisogno di continuità nelle scelte e nello spirito che le hanno ispirate in questa domenica, avendo avuto troppi risultati alterni finora. La scoperta di forze non usurate, i ritocchi essenziali da apportare e il coraggio di rompere qualche schema con troppa polvere possono essere il viatico per avere continuità. E forse, con essa, risultati migliori.

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