Una comunità forte


(…)La dimensione dei servizi, della coesione della comunità è un altro ambito fondamentale su cui ragionare per competere. Possiamo essere una comunità forte che favorisce la conoscenza, la partecipazione, una vita autonoma e sicura, il più a lungo possibile. Abbiamo ragionato nei mesi scorsi di un momento difficile di una comunità, di una città che ha bisogno di essere rassicurata, di una città che ha bisogno di parlare del suo futuro in termini più sereni. Un futuro sicuro è frutto di una comunità forte, così come un lavoro flessibile è sempre accompagnato ad un sistema di protezione sociale molto forte: questo dato è molto spesso trascurato, anche dagli economisti, nonostante sia imprescindibile. Se vogliamo avere un futuro sicuro dobbiamo costruire e tenere legami comunitari molto forti. Dobbiamo avere autonomia delle persone, dobbiamo avere un grado di apertura culturale e di integrazione molo elevato, dobbiamo avere accesso al livello di istruzione a tutti i livelli, dalla scuola dell’infanzia all’università. Dobbiamo avere un livello di sicurezza intesa come sicurezza quotidiana delle nostre famiglie, figli, una sicurezza quotidiana elevata. Questi sono obiettivi che permettono alla città di sentirsi più serena.E’ certamente difficile a differenza che per altri fattori, qui , avere indicatori uniformi. Certamente Reggio è una delle città più strutturate dal punto di vista dei servizi sociali, storicamente, questo lavoro viene fatto perché appunto tutti gli studi anche quelli della comunità europea, ricordano che i livelli maggiori di flessibilità, di capacità di ingresso al lavoro, di qualità di vita, sono rappresentati sempre in Paesi in cui l’investimento nella protezione sociale è decisivo. In questo senso, la nostra scelta è stata quella di continuare a potenziare i servizi, i posti nei nidi e nelle scuole dell’infanzia, di tenere come obiettivo il livello di scolarizzazione della comunità europea del 40% superiore rispetto al 30% come obiettivo di Lisbona nella fascia 0/3, e di fare in modo che dentro la comunità, la scuola abbia un ruolo decisivo, che intorno alla scuola, come saranno le nuove scuole di Bagno e di San Prospero si creino nuove polarità, si creino nuove comunità, nuovi sensi di relazione e di legame.Questa è stata una scelta urbanistica precisa, che sarà presto visibile, quella di realizzare un sistema di servizi di altissima qualità e di grande vicinanza alle persone, alle comunità e alle famiglie come alle persone sole. Qualcuno dice che abbiamo bisogno di cambiare: stiamo cambiando. I nostri servizi sono in continua evoluzione, sono stati riletti e continuano ad essere riletti e organizzati, ancora nell’ottica di una valorizzazione territoriale, di una valorizzazione comunitaria. L’organizzazione dei poli territoriali sociali comincia attraverso un’articolazione territoriale, attraverso i servizi residenziali sparsi in tutte le Circoscrizioni, attraverso i gruppi Get, i gruppi educativi territoriali, attraverso appunto lo sportello sociale che diventa di fatto, il punto di accesso ai servizi. Questo è il segno di un’articolazione territoriale, siamo pronti a sederci a un tavolo con i sindacati per un nuovo patto sul welfare. Questi sforzi possono rappresentare le premesse, visto che c’è stato questo grande investimento, con gli incrementi che vedete nella dotazione nelle ore di assistenza domiciliare, nell’incremento del numero dei ragazzi seguiti dai gruppi educativi, dicevo questi tipi di investimenti e di servizi, rappresentano secondo noi, un fattore che ci consente oggi di sederci, per riscrivere un nuovo patto per il welfare in questo territorio. Il nostro benessere non dipende solo dalla ricchezza, ma anche da un patto per il welfare che coinvolga tutti gli attori, che sia capace, come dice anche la prospettiva regionale, di stabilire sempre di più un welfare di comunità, un welfare di sussidiarietà con un forte governo pubblico ma fortemente orientato a valorizzare i legami, le relazione, le capacità dei singoli soggetti di stare dentro a un ambiente sicuro e ricco di opportunità e di stimoli. Nel 1968 Robert Kennedy ha detto che “il prodotto nazionale lordo comprende tutto, ma non calcola però molte altre cose. Non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. E’ indifferente alla decenza del luogo di lavoro o alla sicurezza nelle nostre strade. Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l’intelligenza del nostro dibattere o l’onestà dei nostri pubblici dipendenti. Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell’equità nei rapporti fra di noi. Il prodotto nazionale lordo non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese. Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta”. Questa comunità non può e non deve rinunciare al fatto che la casa è un diritto e che le politiche per la casa, trascurate in questo territorio per tantissimi anni, non possano essere più condotte in tradizione puramente italiana, di mancanza di investimenti sull’edilizia residenziale, sulla casa a bassa costo, ma che devono ritornare a essere un punto centrale delle politiche di un sistema di protezione sociale, perché queste politiche danno reddito alle famiglie. Attraverso questo sistema di protezione sociale, io non mi stancherò mai di dirlo, noi continuiamo a reintrodurre di nuovo, con grande insistenza, con grande forza, un principio di redistribuzione di risorse.I trasferimenti monetari sono la grande condanna di questo Paese, i servizi sono la grande opportunità. Attraverso i trasferimenti monetari, attraverso le social card, attraverso i bonus che però non sono accompagnati da percorsi personalizzati e di progetto coordinato tra Comuni e famiglie, tra anziano e istituzioni, se non vi sono progetti mirati alle persona, questi soldi sono soldi spesi male, sono soldi che non aiutano a uscire dalla povertà, sono elemosine che innescano il circolo vizioso dell’assistenzialismo. Le politiche caritatevoli sono politiche di assistenzialismo che non aiutano le persone ad uscire dall’assistenzialismo, non li aiutano a prendere coscienza, ad essere responsabili. Il nostro obiettivo quindi, in tutto il sistema di welfare, in cui siamo accompagnati in maniera straordinariamente efficace dalle Farmacie comunali, dalle Asp, da Rete, dal San Pietro e Matteo, da Osea sull’aspetto educativo, da tanti attori, dai sindacati, dal terzo settore, dal volontariato, con tutto questo sistema di welfare noi creiamo una società più uguale, più giusta, più serena, meno conflittuale, una società fatta di cittadini.Come ho già citato alcune volte, per i grandi rivoluzionari americani la felicità pubblica consisteva nel partecipare alla cosa pubblica, ed esisteva ed esiste questa felicità, solamente quando i cittadini avevano la possibilità di partecipare alla cosa pubblica, di partecipare responsabilmente. “Ovunque si trovino uomini, donne, bambini, e siano essi vecchi o giovani, ricchi o poveri, alti o bassi, saggi o stolti, ignoranti o dotti, ogni individuo appare fortemente spinto dal desiderio dall’essere visto, ascoltato, considerato, approvato e rispettato dalla gente intorno a lui e da lui conosciuta.” Questa era la passione di eccellere, secondo Joan Adams: il desiderio di eccellere è quello che induce gli uomini ad amare il genere umano, a godere della compagnia dei loro simili, e li spinge ad occuparsi della vita pubblica. La tirannia si può concretizzare anche in uno stato di regole in cui però ognuno è portato ad occuparsi dei propri affari e non ad occuparsi della cosa pubblica. Tutta la nostra azione, dai piani giovani alla Fondazione sport, ai piani di partecipazione di quartiere, al patto di sicurezza per la stazione, ai patti che abbiamo fatto ai processi partecipativi dentro al campo urbanistico e di riqualificazione del centro e delle frazioni – sono più di 17 processi partecipativi – dal bilancio partecipativo alle consulte verdi, all’osservatorio sull’elettrosmog, alla consulta tempi e orari, non hanno il senso di fare proliferare discussioni inutili, hanno il senso di fare sentire i cittadini sempre più vicini, e di sentirli sempre più a casa loro, perché questo Comune è la loro casa, non è la nostra casa, noi ne siamo custodi temporaneamente, questa città è la loro città, non la mia città, il futuro di della città è nelle loro mani e la responsabilità dei cittadini è per noi l’investimento principale per il futuro. Non dobbiamo avere paura di questo futuro perché siamo forti. Non dobbiamo avere paura di questa crisi, generata da una economia irresponsabile. Non dobbiamo avere paura di questo fenomeno mondiale dell’immigrazione, all’incontro che abbiamo fatto con alcuni tra i consulenti delle Amministrazioni americane, con alcune persone che hanno scritto pagine e pagine per dimostrare come dimostrano anche tutte le analisi economiche, che la contaminazione culturale rappresenta un fattore di vantaggio. Abbiamo bisogno di attrarre più studenti stranieri nelle nostre Università, di attrarli perché sono interessati, come sta facendo con grande lungimiranza, iniziative di Industriali o altre iniziative che magari non conosco o che non ho citato. Bisogna fare capire che la circolazione dei gusti, dei cibi, delle idee da tante parti del mondo è un opportunità e non un rischio, al contrario dei “monolocali italiani” proposti a Lucca. Le comunità, gli individui che tendono a frequentare solo i propri simili, piano piano non imparano più a leggere la realtà, diventano arretrati, diventano chiusi, non sono capaci di cogliere la novità e il mondo e i tempi li sorpassano. Non abbiamo paura di un vero contatto, che sia conservazione della nostra identità e allo stesso tempo una trasformazione con il dialogo. Questa comunità può essere una comunità perdente se il fenomeno dell’immigrazione e della sicurezza vengono agitati come un problema o può essere una comunità vincente se questa immigrazione viene governata con un forte senso di identità dei nostri valori e della nostra storia, identità non negoziabili ma trasformabili continuamente. Allora questo periodo di discontinuità anche nella nostra composizione antropologica, può diventare una opportunità.Sulla sicurezza abbiamo lavorato moltissimo sulla prevenzione e per dare una maggiore serenità alla nostra comunità di concerto con le forze preposte. Abbiamo ancora molto da fare, abbiamo da fare nel rispetto delle competenze reciproche non nella propaganda. Su questo punto ci vorrebbe un patto sempre più forte, anche tra maggioranza e opposizione, perché non è pensabile che gli stessi avvenimenti vengano attribuiti una volta alla Amministrazione Comunale e una volta al Governo, a seconda che il Governo e l’Amministrazione siano amiche o nemiche. Ci vuole più serietà: non siamo per la tolleranza zero semplicemente perché non siamo per la parola tolleranza, si tratta soltanto di far applicare le regole. La tolleranza nel rispetto delle regole non esiste, non può esserci una legge che può essere tollerata, la legge va semplicemente applicata. In primo luogo occorre riflettere sulla “certezza della pena”. La parola “tolleranza” è una parola che attiene a livello delle discussioni e delle opinioni, è una categoria che non deve appartenere alla categoria della legge. La legge va applicata, va applicata secondo i criteri e la tradizione giuridica europea. Non possiamo restare ostaggio di 80 o 100 spacciatori che non riusciamo ad allontanare dal territorio.Abbiamo immigrati con decine di fogli di espulsione non eseguiti, abbiamo potenziato moltissimo anche noi le forze di Polizia, stiamo facendo tutti uno sforzo per migliorare il livello di sicurezza in questa città ma il livello di sicurezza di questa città sarà garantito sempre di più e sempre in maniera migliore solamente nel momento in cui, qualsiasi Governo vi sia, porrà mano al tema della “certezza della pena” e smetterà di discutere di tolleranza zero, tolleranza uno, tolleranza dieci e parlerà di giustizia e di legge. Non condivido la tesi della ‘tolleranza zero’, perché per me la tolleranza non esiste in tema di legalità. Basta applicare la legge. Parliamo di prevenzione, di reati minorili, un problema gravissimo che potrà estendersi sempre di più a causa della crisi. La prevenzione deve essere la prima scelta di una comunità intelligente.(8) GRANDI TRAGUARDI E COMPETENZE SU CUI CONTARE

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