Un tranquillo weekend di Liberazione


24 APR. 2009 – L’Emilia-Romagna si prepara a un altro 25 aprile. “Altro” nel senso anche di “diverso”. La ricorrenza cade a un anno di distanza dalle ultime elezioni politiche. Quelle che che ci hanno portato un governo di centro destra stavolta forte di una maggioranza di dimensioni mai viste prima nel nostro Paese. Con personalità disposte senza indecisioni a mettere mano alla memoria storica dell’Italia. Come dimostra l’ennesimo tentativo di equiparare i repubblichini di Salò ai partigiani, con una proposta di legge, la 1360, attualmente ferma alla alla Commissione Difesa della Camera.“Un esempio del fascismo strisciante che viene avanti” ci spiega William Michelini, presidente dell’Anpi di Bologna. “Ecco perché è ancora più importante oggi ricordare il 25 aprile – continua il partigiano – il momento che ci ha permesso di avere il referendum sulla repubblica e un’Assemblea costituente che ha scritto una delle costituzioni più moderne e democratiche del mondo”.Michelini ci tiene a sottolineare che dal 2006 lo statuto dell’Associazione nazionale partigiani d’Italia è stato aperto alle nuove generazioni. “Tutti coloro che non hanno partecipato alla lotta di Liberazione ma che vogliono portare avanti gli ideali che ci hanno condotto durante quella lotta, possono iscriversi”. Non è cosa da poco avere la possibilità di mettersi allo stesso livello di un partigiano combattente. Di sicuro potrebbe aiutare a cambiare la visione stereotipata che ne hanno certi rappresentanti politici. Secondo il ministro La Russa, per fare un esempio, i partigiani avevano in mente per l’Italia un futuro stalinista. Ma quale stalinismo? I partigiani erano orientati alla democrazia, alla libertà del cittadino, alla possibilità per tutti di potersi esprimere. “Non ho mai aderito alla prassi stalinista, anzi, sono stato l’esatto contrario di ciò che lo stalinismo voleva significare”. Ci dice Germano Nicolini, nome di battaglia: “Diavolo”. Uno dei partigiani più conosciuti e che quest’anno terrà un discorso di commemorazione del 25 aprile nella sua Correggio. I fatti hanno dimostrato la sua totale estraneità alla dottrina di Stalin. “Subito dopo la Liberazione – ci spiega – mi espressi a favore della sacralità della vita rimanendo fermamente contrario alla giustizia sommaria”. Facile immaginare quali saranno le sue prime parole dal palco sabato prossimo. “Il mio pensiero va ai miei compagni caduti perché l’Italia fosse migliore”. Più o meno inizia sempre così, al Dievel, nelle cerimonie. Quest’anno compie novant’anni, per lui di nuovo un 25 aprile in un’Italia il cui governo è fatto anche da gente nostalgica. “La Russa è rimasto attaccato al saluto romano – continua Nicolini – al saluto non in senso esteriore, ma in senso idealistico. La stranezza è che oggi si trova a beneficiare della democrazia italiana che lo vede ministro di un governo. Ma non tiene conto del fatto che se non ci fosse stata la Resistenza, la realtà del Paese sarebbe stata molto diversa.”

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