Un tram chiamato ripresa


BOLOGNA, 6 OTT. 2010 – "Siamo tra le prime venti regioni più produttive in Europa. Abbiamo dunque le carte in regola per uscire dalla crisi". E’ un commento ottimista quello di Andrea Zanlari, presidente di Unioncamere Emilia Romagna. Glielo si sente pronunciare a margine della presentazione di un’indagine sull’industria, in particolare di quella manifatturiera, i cui numeri, in effetti, sono incoraggianti. Dopo la serie di segni meno a cui i due anni alle spalle ci avevano abituati, il prodotto interno lordo della regione dovrebbe attestarsi alla fine dell’anno su un +1,7%. I dati della ricerca, relativi al secondo trimestre 2010, assegnano un +2,2% alla crescita di produzione, +2,6% al fatturato e +2,3% agli ordini. A trainare questi lievi dati di ripresa, l’andamento dell’export: +19%, con un boom verso la Cina (+50%).PRENDERE IL TRAM L’analisi, messa a punto da Unioncamere, Confindustria Emilia-Romagna e Carisbo sul settore manifatturiero, non mette però al riparo da dubbi sulla reale possibilità per la regione di agganciare la ripresa. Per non perdere questo tram, infatti, occorre essere attrezzati. Secondo Anna Maria Artoni servono urgentemente politiche industriali "regionali e nazionali per innovazione, ricerca, formazione e internazionalizzazione". Assolutamente, spiega la presidente degli Industriali, non deve mancare un investimento sul futuro "come la formazione di chi ha perso il lavoro, perché qui ci sono aziende che stanno ristrutturando, e dobbiamo riqualificare il capitale umano".MENO COMPETITIVI Senza politica industriale e senza formazione e innovazione, sottolinea Artoni, "usciremo dalla crisi meno competitivi". E l’allarme lanciato dal sindacato che quando finiranno gli ammortizzatori sociali la recessione mostrerà il volto più duro, "si rivelerà vero". Preoccupanti prima di ogni altro dato sono infatti i numeri sull’occupazione. La cassa integrazione straordinaria o in deroga è in continuo aumento e interessa quasi 74 mila lavoratori. Impressionante è anche il numero di posti di lavoro persi in un anno in regione: oltre 33 mila. "Siamo arrivati ad un tasso di disoccupazione mai visto: il 5,8% – ha detto Artoni – meglio della media nazionale, ma comunque doppio rispetto a due anni fa".IMPRESE RESTIE A INVESTIRE Secondo l’indagine, la richiesta di credito da parte delle aziende per gli investimenti continua a essere bassa. Segnali positivi arrivano solo dalle famiglie. "C’è stata una ripresa nell’erogazione alle famiglie – ha spiegato Giuseppe Feliziani, direttore generale di Carisbo -, soprattutto nei mutui, nei prestiti personali. Questo ci fa sperare che il paese si stia rimettendo in moto. Siamo alla stessa percentuale di erogazione che avevamo nel 2008".

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