Un Natale modenese per i bambini di Chernobyl


MODENA, 16 DIC. 2009 – Hanno tra gli 8 e i 12 anni i 37 bambini ucraini che sono venuti a trascorre il mese di dicembre in Emilia-Romagna. Vengono dalle aree contaminate in seguito all’incidente nucleare di Chernobyl e, assieme alle loro 3 accompagnatrici, saranno ospiti di alcune famiglie di Modena fino al 4 gennaio. Anche quest’anno infatti, la Regione, in collaborazione con le associazioni Anpas, “Verso Est”, “Aiutiamoli a vivere” e “Polivalente 87 e G. Pini”, ha deciso di portare avanti quella che ormai è una tradizione, cominciata nel 1996. L’obiettivo è far trascorrere ai piccoli un periodo di vacanza con attività espressamente organizzate per loro, ma anche sottoporli a specifici accertamenti diagnostici – come visite pediatriche ed ecografia tiroidea – per verificarne le condizioni di salute.I bambini e le accompagnatrici hanno incontrato a Bologna, nella sede della Regione, la vice presidente Maria Giuseppina Muzzarelli. “Dopo l’immensa tragedia di Chernobyl – ha ricordato la vice presidente – si è sviluppato un grande movimento di solidarietà a livello internazionale. Da anni la Regione Emilia-Romagna, in base a un’apposita convenzione, insieme a diverse associazioni porta avanti il proprio impegno nei confronti dei bambini”.Per il periodo di permanenza in Emilia-Romagna, i piccoli ospiti (e un accompagnatore ogni 15 minori) vengono iscritti al Servizio sanitario nazionale in modo da facilitare e rendere ancora più rapida la realizzazione di qualsiasi intervento medico. Il cancro alla tiroide è, infatti, insieme a quelli ai polmoni e alla vescica, la malattia più frequente tra i bambini provenienti dalla zona di Chernobyl. Un mese di soggiorno in ambienti non contaminati consente l’abbattimento fino al 50% dei valori di cesio assorbito, riducendo la possibilità di insorgenza di forme tumorali.La “Polivalente 87 e G. Pini” di Modena lavora da anni in Ucraina, nel Distretto di Kagarlik, Regione di Kiev, in progetti di cooperazione internazionale e aiuto umanitario rivolti principalmente alle scuole, e nei settori della prevenzione sanitaria e alimentare, oltre all’inserimento dei bambini disabili nelle scuole. Il Distretto di Kagarlik è una delle zone più povere del paese, con villaggi sparsi tra i boschi, senza strade asfaltate e con case che rimangono spesso senza acqua corrente ed energia elettrica. In questo contesto la scuola rappresenta l’unico punto di riferimento istituzionale per gli abitanti, e l’unico centro di aggregazione sociale possibile.Dal 1996 a oggi sono quasi 10mila i bambini bielorussi e ucraini arrivati in Emilia-Romagna grazie al “Progetto di accoglienza dei bambini di Chernobyl” promosso dalla Regione. Per la delicatezza dell’intervento l’iniziativa ha la supervisione del Comitato tutela dei minori della Presidenza del Consiglio dei ministri. Si avvale inoltre della collaborazione di associazioni disposte a condividere un’impostazione volta a salvaguardare il più possibile l’equilibrio psicologico e affettivo di bambini, che spesso hanno alle spalle vissuti difficili con situazioni di degrado sociale ed economico e che nelle città italiane si trovano improvvisamente a contatto con modelli e stili di vita molto diversi.In particolare, per evitare il rischio che i bambini possano legarsi troppo alla famiglia che li accoglie, con il rischio di dolorose lacerazioni al momento del distacco, e anche per garantire a tutti i piccoli delle zone contaminate le stesse opportunità di soggiorno, il progetto della Regione prevede che la permanenza in Italia non possa protrarsi per più di due mesi in un anno per ciascun bambino e comunque per non più di tre anni di seguito. L’accoglienza deve avvenire durante la chiusura delle scuole. L’associazione “Polivalente 87 e G. Pini” di Modena accoglie i bambini per un mese, solitamente nel periodo natalizio, coincidente con la chiusura delle scuole in Ucraina.Puntare sempre più ad aiutare i bambini di Chernobyl a casa loro, per non sradicarli dalle famiglie, per non metterli a contatto con una cultura spesso troppo diversa rispetto a quella dei paesi di origine. Coerentemente con un’impostazione che è quella ormai riconosciuta da tutta la cooperazione allo sviluppo, anche la Regione Emilia-Romagna, insieme alle associazioni partner del Progetto Chernobyl e ai Tavoli Paese Ucraina e Bielorussia, sta sempre più affiancando alle iniziative di accoglienza dei bambini nelle città emiliano-romagnole progetti nei Paesi di origine. Progetti che affrontano tematiche legate alla prevenzione sanitaria e alimentare, sviluppo di forme di accoglienza in loco, processi di de-istituzionalizzazione per bambini orfani, inserimento di bambini disabili nelle scuole normali e sviluppo di una cultura di integrazione.

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