Un giorno t’incontrerò…


Mio nonno quel giorno perse la vita. Mia nonna mi racconta continuamente di lui. Dice sempre che era un bell’uomo, con due occhi grandi e scuri. A lui piaceva scherzare con tutti, andare a ballare, insomma era un’esplosione di vita! Una vita che a 22 anni gli fu negata. Lo chiamavano Modugno perché somigliava al celebre cantante. Mi è capitato di cercare alcune foto di Modugno per rendermi conto della somiglianza. Appena le ho viste mi è sembrato di vedere mio nonno, in espressioni che non avevo mai visto prima a causa delle poche fotografie che mia nonna ancora oggi conserva.A volte, quando sento raccontare delle sue bravate, mi riconosco in Lui, nella sua allegria e nella sua voglia di vivere. Quando ero piccola, mia nonna mi regalò un ciondolo con all’interno la Sua fotografia. L’avevo nascosto in una piccola scatola, che conservavo nel comodino e quando avevo bisogno di sfogarmi andavo nella mia camera, lo prendevo tra le mani e m’immaginavo di parlare con mio nonno. Già quando ero più piccola sentivo la sua mancanza, anche se inconsciamente. Mia nonna mi diede poi un altro ciondolo con la sua fotografia e da allora Lo porto sempre al collo. Sapevo quindi che Lui avrebbe fatto parte della mia vita. Vorrei aver ascoltato la sua voce almeno una volta. Non so come immaginarmela, se dura e rauca o melodica e soave. Purtroppo oggi posso solo ascoltare le urla e gli spari incisi su un CD e non posso riconoscere il suo grido di rabbia e di libertà. Lauro Farioli è un nonno che non ho mai potuto conoscere a causa di quei tragici fatti, ma sono sicura che sarebbe stato un ottimo nonno. A volte però mi sembra di conoscerlo bene, forse perché ho sentito tanto parlare di lui o forse perché Lui ancora oggi è vivo… perché ancora oggi vive in me.Presto sempre molta attenzione alle persone che mi dicono di averlo conosciuto, perché il mio obiettivo è quello di conoscerlo, anche se indirettamente, attraverso testimonianze e racconti di chi ha avuto la fortuna di conoscerlo. Spero di raggiungere quest’obiettivo prima che il Suo ricordo, che abita queste persone, svanisca con loro…Trascorsi gran parte della mia infanzia con i nonni perché i miei genitori lavoravano. Avevo appena pochi anni quando mio padre mi raccontò che colui che fino a quel momento avevo chiamato nonno non era il mio vero nonno. Mi disse infatti, che il mio vero nonno si chiamava Lauro e che era morto un paio d’anni dopo la sua nascita. In quel momento rimasi scioccata, tanto che per un certo periodo il legame con il mio nonno acquisito divenne freddo e mi fu difficile riavvicinarmi a lui. Mi capitò più volte, quando mi sgridava, di rinfacciargli che non era il mio vero nonno. Quando diventai un po’ più grande, mi resi conto di aver sbagliato. In fondo mi ha cresciuta come se fossi sua nipote. Da lì mi pentii gravemente. Oggi se penso al comportamento che ho avuto con Lui, avverto ancora sensi di colpa.Le conseguenze di quella tragedia, accaduta ancor prima che nascessi, avevano così avuto ripercussioni sulla mia vita, sui miei sentimenti, sui miei rapporti famigliari.

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