Un Facebook e due misure


5 MAG. 2010 – Per quelli che ce l’hanno duro la vergogna è un sentimento difficile da provare. E questo vale anche per le donne. Si veda il caso dell’assessore ai Servizi sociali del Comune di Malnate, provincia di Varese. Pochi giorni fa si è iscritta a un gruppo su Facebook la cui icona è un rotolo di carta igienica verde bianco e rosso. Titolo della pagina: "Io il tricolore lo uso così". Il commento aggiunto da Barbara Mingardi, questo il nome dell’amministratrice della Lega nord, è stato: "Io il trico non lo vorrei vedere nemmeno in bagno… meglio abolirlo e basta". Un’abbreviazione, "trico", tipica del modo di parlare degli adolescenti attraverso l’uso delle nuove tecnologie. Barbara Mingardi una ragazzina però non è, anche se da novella della rete è stato il suo errore di lasciare traccia scritta online di un pensiero fuori dalla linea, non tanto del suo partito, ma per lo meno di buona parte della coalizione di cui fa parte.Il sindaco di Malnate, rappresentante di una lista civica appoggiata dal centrodestra, ha comunque assicurato sin da subito che nella vicenda non ci sono gli estremi per le dimissioni della sua assessora. Una levata di scudi arrivata ancor prima che il suo assessore chiedesse scusa a coloro che si sono sentiti offesi dal suo commento. La Mingardi si è giustificata dicendo che "tra leghisti" volano frasi ben peggiori di quella incriminata.Il problema è che Facebook non equivale a un "tra noi". Quando si "posta" qualcosa non lo si fa dietro le quinte, bensì davanti a un pubblico. Non c’è bisogno di scomodare un certo Goffmann per capire i significati di scena e retroscena. Eppure il concetto è duro per chi ce l’ha duro. "Si trattava di considerazioni private che mai avrei immaginato potessero suscitare tanto clamore" spiega l’assessore. Un caso analogo che però ha avuto conseguenze ben diverse si è verificato un mese fa a Carpi. Miria Ronchetti, assessore alle Politiche sociali, su Facebook si è lasciata scappare la seguente battuta: "Non è che i preti non vogliono l’aborto perché vogliono tanti bambini a loro disposizione?". Il sindaco Campedelli, del Pd come la Ronchetti, con molto più zelo di quanto non vi sia a Malnate, non ha concesso nessuna attenuante e ha accettato le dimissioni del membro della sua giunta provvedendo anche a farne cancellare in fretta il nome dal sito internet del Comune. Dimissioni, da coordinatore del Pd di Vignola, le ha rassegante anche il giovane Matteo Mezzadri, dopo che su Facebook aveva espresso il desiderio che qualcuno ficcasse "una pallottola in testa a Berlusconi". C’è chi, insomma, per colpa di qualche leggerezza sulla rete si vede troncata la carriera politica, e chi invece può continuare ad andare avanti per la sua strada, magari acquisendo addirittura un valore aggiunto da comportamenti scorretti online. Come è accaduto a Renzo Bossi, che da quando ha lanciato su Facebook il gioco "affonda il clandestino" non ha fatto altro che bruciare le tappe. Prima è stato nominato nel consiglio di direzione dell’“Osservatorio sulla trasparenza e l’efficacia del sistema fieristico lombardo” per l’Expo milanese del 2015 e ora a Milano siede anche nel consiglio regionale.

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