Un’estate di attacco ai diritti: in discussione anche l’aborto


RIMINI, 17 LUG 2009 – E’ un attacco ormai a tutto campo ai diritti acquisiti in decenni di lotte civili, un tentativo di tornare indietro nel tempo in contro-tendenza con tutto il resto del mondo. Addio laicità dello Stato, addio diritti individuali (vedi leggi xenofobe, limitazione alla libertà di manifestare e di sciopero, limitazione alla libertà di stampa e di espressione, attacchi sempre più serrati all’autinimia della magistratura). Adesso i colpi del centrodestra e, purtroppo, anche dei cattolici del centro-sinistra sono diretti verso l’aborto, che è un diritto conquistato dalle donne negli anni Settanta con grandi difficoltà e regolato da una legge giusta che impone legittime restrizioni ma che tiene anche conto della condizione concreta delle donne.Nei giorni una mozione-vergogna è stata approvata in Parlamento anche con il voto del centrosinistra perché il Governo italiano si impegnasse in sede internazionale a contrastare il diritto all’aborto (di questo stiamo parlando, non certo di chi è a favore e chi è contro la vita). D’altra parte non può stupire l’adesione dei cattolici del Pd considerando la dichiarazione di qualche mese fa di Pierluigi Castagnetti (deputato emiliano ex Dc): “Gli ex diesse fanno fatica a capire. Quelli che per noi sono passi da gigante, come i passi in avanti fatti sul testamento biologico, per loro sono passettini. Noi non abbiamo una tradizione socialdemocratica o comunista. Non facciamo parte di un filone culturale. Noi abbiamo due appartenenze: una alla Chiesa, l’altra alla politica. Per me, come per Franceschini, per tutti noi cattolici insomma, il vero capo è lui: il Papa”.Coerentemente, oggi a nome dell’associazione riminese Papa Giovanni XXIII, il responsabile generale Giovanni Paolo Ramonda e quello del Servizio maternità difficile, Enrico Masini esprimono “Un plauso ai parlamentari dei diversi schieramenti che hanno contribuito con il loro voto all’impegnativa scelta di sostenere in ambito internazionale il diritto di ogni donna a non essere indotta o costretta ad abortire”. La “costrizione all’aborto” sarebbe diffusa, secondo la comunità cattolica anche in Italia (anche se i dati e le rilevazioni scientifiche dicono cose ben diverse). “La costrizione – dicono i due esponenti cattolici – avviene in genere dai genitori per le minorenni, dal padre del bambino o dal datore di lavoro, talvolta dai tutori per donne con problemi mentali. L’induzione avviene da parte dei medici quando si sospettano problemi al bambino, dagli assistenti sociali quando la donna è già da loro seguita, da un contesto sociale in cui per chi vuole abortire tutte le porte sono aperte, ma se vuole tenerlo sono affari suoi”.“Se allora ci impegniamo a livello internazionale, bisogna che siamo i primi a dare il buon esempio con politiche e stanziamenti importanti affinché ogni mamma incinta abbia il diritto di poter accogliere in condizioni dignitose il figlio che già porta in grembo”, conclude il comunicato dell’Associazione.

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