Un’economia forte e competitiva che crea ricchezza


(…)L’analisi della nostra città e del suo posizionamento strategico deve essere chiara negli indicatori condivisi, a partire dall’analisi della dimensione economica soprattutto in questo momento di difficoltà. La nostra aspirazione è quella di rafforzare sempre più e di continuare ad essere una economia forte e competitiva capace di creare ricchezza diffusa e lavoro stabile.La produzione di ricchezza è importante non solo perché è una precondizione dello sviluppo, ma perché permette di ridurre le disuguaglianze e l’Italia è una paese ad altissimo tasso di disuguaglianza. E’ importantissimo fare in modo che chi ha un lavoro, lo possa apprezzare per il suo valore. Perché esiste una sicurezza legata a un lavoro stabile. Perché questo permette alle famiglie di progettare il loro futuro, di crescere serenamente i figli. Noi non vogliamo solo parlare di economia monetaria, vogliamo parlare anche di un’economia differente: di una economia basata sull’impegno di tutti, più legata alla produzione, alle imprese, mentre la finanza deve accompagnare questi percorsi e non determinarli. Crediamo che una economia forte, sana e competitiva sia capace di creare ricchezza diffusa e un lavoro stabile.Relativamente agli indicatori economici su Reggio Emilia, la situazione è stabile per il lavoro. Diversi analisti hanno lavorato e hanno riportato, come potete vedere da questo indicatore di sintesi che unisce intorno a sé molti valori, che Reggio ha una forte capacità di posizionamento ad alti livelli, per quanto riguarda il tasso di occupazione, e in particolare di fasce considerate deboli come quella di occupazione sia femminile sia giovanile. Significa che il lavoro c’è, è disponibile. Vedete che Reggio si posiziona in una fascia molto alta tra il 2004 e il 2008, sia rispetto all’area di Modena e di Parma, sia rispetto all’area milanese e all’area di Nordest. Questo è un punto di assoluta eccellenza. E’ chiaro che l’accesso al lavoro l’alto tasso di occupazione femminile, è legato alla produzione di servizi, è legata ad alcune iniziative come per esempio il tema della conciliazione dei tempi di vita e del lavoro. Ma molto lavoro spesso non ha significato lavoro sicuro.Abbiamo avuto ancora troppi infortuni e morti sul lavoro, forse perché qui c’è una maggiore attenzione nel denunciarli rispetto ad altre realtà, e questa è una criticità per la quale occorre continuiamo a lavorare insieme con i protocolli sulla sicurezza e più controlli. Abbiamo detto, un’economia forte e diffusa. L’economia è forte non solo se il lavoro è disponibile ma quando riesce a produrre ricchezza e anche su questo punto Reggio raggiunge livelli di assoluto rilievo. Lo sviluppo delle imprese che significa tasso di sviluppo del Pil, esportazioni, indica un forte radicamento delle nostre imprese, una capacità di innovazione. In quest’altro indicatore voi vedete infatti lo sviluppo delle imprese cioè la capacità che ha avuto questo territorio di generare tasso di crescita di Pil (che nel 2008 ha visto Reggio Emilia al decimo posto in Italia), ed esportazioni.Questa forza, è la forza non solo delle grandi imprese cooperative o delle grandi imprese di carattere nazionale ma è anche la forza delle piccole e delle medie imprese che rappresentano un altro punto che va difeso con assoluta importanza, perché rappresentano competenza diffusa, capacità imprenditoriale e l’innovazione diffusa sul territorio. E questa capacità di innovazione è alta a Reggio in quanto le nostre imprese si presentano in valori assoluti di domande per marchi e brevetti, tra i più alti tra le città prese in considerazione. Quindi siamo capaci di innovare. Quindi su accesso al lavoro, eccellenza delle imprese, cioè capacità di produrre ricchezza, di produrre Pil, vogliamo essere al fianco delle nostre imprese, perché sappiamo che per mantenere queste eccellenze e aumentare la nostra capacità di attrazione bisogna lavorare molto. Siamo anche capaci di attrarre, oggi con maggiore forza rispetto al passato, basti pensare che il trend degli investimenti esteri diretti è quasi triplicato dal 2004 al 2007. Un elemento importante è la capacità da parte delle Amministrazioni di assicurare le condizioni e il contesto necessario per lo sviluppo della realtà economica. Il nostro sforzo è stato quello di ridurre gli oneri amministrativi per le imprese, aumentare l’efficienza, e mantenere una pressione finanziaria e tributaria tra le più basse in Italia. Poi fa parte del gioco che le imprese si lamentino perché si riducano le tasse, in realtà Reggio è nella fascia bassa della classifica della pressione fiscale.Quindi Reggio è una città capace di attrarre, ma deve ancora fare molto, perché partiamo da un posizionamento storicamente meno alto rispetto agli altri territori. La capacità di attrazione del territorio non solo è legata alla efficienza, ma anche alla produzione di cultura. Ce lo dicono il business plan della città di Shangai, il business plan della città di Philadelphia. I festival, i musei, le produzioni teatrali, gli eventi di grande respiro, purché maturati in sintonia con la natura e l’identità delle città, servono esattamente a questo, a potenziarne l’attrattività. Non siamo innamorati della cultura dell’effimero, ma promuoviamo attraverso la cultura, attraverso eventi di alto livello, una nuova attrattività per Reggio.Noi crediamo, da questo punto di vista, di avere posizionato Reggio in una situazione nuova, originale, che si è evoluta soprattutto con un sistema culturale completo e di alto livello di cui disponiamo, che va dall’attività importantissima della Fondazione dei Teatri, alla dimensione internazionale della Fondazione della Danza – Aterballetto alla Fonderia, alla dimensione diffusa ma di altissima qualità in termini di servizi bibliotecari e di accessi alle istituzioni culturali. E inoltre con la scelta della contemporaneità, la scelta che dai Ponti di Calatrava attraversa Fotografia europea, lo Spazio Gerra, le opere di Invito A, e anche con l’iniziativa di altri, come la collezione Maramotti, Palazzo Magnani e il nuovo Museo diocesano. Questo è un sistema che si deve vivere e pensare sempre più come un sistema. In tema di attrattività vorrei anche ricordare l’impegno della Provincia nella valorizzazione dei nostri marchi storici e nel marketing territoriale. Si sta lavorando molto anche nel sistema di accoglienza e di promozione turistica, se è vero che le presenze alberghiere hanno teso ad aumentare, se è vero che il marketing territoriale è già stato individuato dalla Provincia come via maestra, se è vero come abbiamo detto che abbiamo dato un forte impulso ad una identità nuova di Reggio che è quella della contemporaneità, va anche detto che abbiamo assoluta necessità di diventare sempre più attrattivi, soprattutto verso quella categoria di persone che rappresentano il futuro delle economie. Dobbiamo farci sentire, mandare lettere come quelle che arrivavano a casa mia da altre università italiane e estere, per attrarre qui i giovani ricercatori, dobbiamo creare opportunità per i lavoratori della conoscenza, le persone che sono capaci di entrare nel circuito della creatività. Le città sono l’habitat naturale per la classe dei creativi, cioè coloro che sono impiegati nella risoluzione di problemi complessi.Oggi il valore aggiunto della produzione nella nostra economia reale è composto in massima parte dai fattori immateriali della produzione: da tempo la competizione avviene non più sui fattori produttivi dell’economia classica – già persa in partenza rispetto ai paesi emergenti – bensì sulla capacità delle nostre imprese di innovare le proprie strategie, i processi e i prodotti, attraverso un maggior contenuto di conoscenza. Pensiamo al contenuto di ricerca e sviluppo, di comunicazione, di organizzazione del lavoro, di sistemi informativi, di formazione del personale che sono dietro a ogni nostro prodotto e a ogni servizio. Non parlo solo di conoscenza e di talenti presenti in altissima misura in tutte le imprese e nel nostro dna, pensiamo all’importanza del distretto della moda e a tutti i brevetti anche in ambito meccanico. Parlo anche di quei settori che ho citato in precedenza e che si sono affermati come veri e propri settori economici capaci di creare ricchezza e occupazione. Quindi design, industria del gusto, promozione di eventi culturali, editoria, high tech, pubblicità, nuove tecnologie, nuovi media, grafica web e potrei continuare ancora. Da questo punto di vista Reggio deve fare di più, c’è la possibilità di esplorare nuove strade. E anche qui sottolineo una criticità: la nostra città è solo all’83° posto per classe creativa in tutta l’Italia, con solo un 18% sul totale degli occupati.La gran parte delle metropoli mondiali ha una classe di creativi in percentuale alla forza lavoro, molto alta, Londra, Parigi e Francoforte, dove l’economia della conoscenza è centrale e dà origine a un network di azioni. La parola creatività e lavoro creativo può suscitare diffidenza, la stessa che hanno incontrato inizialmente questi signori, quest’insieme di creativi che nel 1978 hanno creato una delle più importanti aziende del mondo, la Microsoft. Sareste capaci di riconoscerli? Se fossero venuti nella nostra città li avremmo presi, coccolati, tenuti? Quante banche avrebbero dato loro un credito? (compare nel frattempo sul video, l’immagine di Bill Gates e dei suoi collaboratori poco più che ragazzi alla fine degli anno Settanta).Il valore della conoscenza e della cultura deve affermarsi sempre più forte nel nostro territorio. E Reggio è un tessuto fertile per la diversità e ricchezza di stimoli che sa offrire. E’ vero che non sempre i grandi imprenditori reggiani hanno avuto un livello di scolarizzazione alto, non sono sempre correlate le cose, ma a Reggio esiste un problema. Qui in platea ci sono grandi imprenditori con un basso tasso di scolarizzazione. Reggio ha un basso numero di laureati rispetto alla popolazione. Ciò è dovuto, forse, alla facilità con cui si accede al lavoro. Dobbiamo lavorare insieme, non solo a fare spazio alla classe dei creativi, degli innovatori, di coloro che sono capaci di produrre innovazione, come stiamo facendo ad esempio con i Tecnopoli, il social network della creatività e del business nell’Università, ma dobbiamo migliorare anche nelle azioni per rafforzare il numero di laureati che giunge a compimento nel suo curriculum, aumentare il lavoro sull’economia della conoscenza. Questo lavoro sulla economia della conoscenza e della creatività a Reggio non è stato dimenticato. Per quanto riguarda l’economia della conoscenza disponiamo, anzi, di un sistema.(5) MOLTE ECCELLENZE E MOLTI VANTAGGI

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