Un Bosco per Kyoto, Modena sotto inchiesta


MODENA, 29 GEN. 2009 – Dove si trova la foresta di Doña Karen? In provincia di Modena. Non proprio tutta, solo un pezzetto, una porzione di cento ettari per l’esattezza. Tutto il resto è in Costa Rica. Ma l’equivalente di quasi 200 campi da calcio, un milione di metri quadrati di vegetazione, sono stati comprati nel 2003 dalla Provincia di Modena in cambio di 20 mila euro. Un acquisto fatto nell’ambito di un progetto per combattere l’effetto serra salvaguardando le foreste tropicali. Un’iniziativa, però, che non è piaciuta alla Corte dei Conti alla quale alcuni conti non sono tornati. Ne scaturisce così un caso che torna a far parlare di Kyoto, di crediti di emissione e di escamotage per aggirare il problema della riduzione delle emissioni continuando a inquinare sempre di più. Una faccenda intricata, vediamo di districarla un po’. La bacchettata della Procura contabile di Bologna alla Provincia di Modena riguarda l’iter seguito dall’ente per il suo progetto realizzato “nello spirito del protocollo di Kyoto”, come si legge nella delibera del 2003. La procedura, secondo il Pm contabile Paolo Novelli, è sbagliata. Amministratori e funzionari avrebbero commesso diversi pasticci. Innanzitutto non sarebbe regolare il contributo elargito all’Association Ecologica de Paquera Lepanto y Cobano, un’associazione che in Italia non è riconosciuta. Ci sarebbe, in secondo luogo, il modo in cui è finito in contabilità l’acquisto della “fetta” di foresta. Una elargizione di denaro assegnata a un capitolo di spesa chiamato “Acquisto di foresta tropicale”, poi finito in mezzo a un’altra voce definita “contributi qualificazione aree protette Provincia di Modena”. Un trucco, secondo la corte dei Conti, per non mettere a bando il contributo facendolo così arrivare senza problemi alle Guardie ecologiche modenesi, il corpo garante del “progetto Costarica”. Un gruppo di volontari che un paio di settimane fa, proprio grazie all’iniziativa in Costa Rica, è stato premiato in Campidoglio con il “Bosco per Kyoto”, un riconoscimento assegnato a chi si distingue nella difesa dell’ambiente, nel risparmio energetico e nella riduzione di gas serra. Al di là degli errori contabili contestati, c’è un’accusa ben più pesante rivolta dalla Corte dei conti all’ente modenese: l’aver fatto pagare alla comunità modenese 26 mila euro (20 mila della foresta più 6 mila di un viaggio di rappresentanza) per un progetto in Costa Rica col secondo fine di ottenere “l’autorizzazione a mantenere in loco un livello più elevato di emissioni inquinanti e quindi una minore conservazione del patrimonio locale”. Un affronto che proprio non è andato giù alla Provincia di Modena che ha definito tale tesi “inverosimile, irragionevole e sfornita di alcun supporto probatorio”. In Provincia, stamattina, il vicepresidente Maurizio Maletti, già assessore nella giunta del 2003, ha spiegato che i modenesi non hanno ricevuto “nessun danno” dall’iniziativa costaricana. “Anzi – sono state le parole di Maletti – possiamo affermare che, mentre ci impegnavamo in questa e in altre iniziative internazionali, a Modena abbiamo portato parchi e aree protette all’11% del territorio e con il nuovo Ptcp contiamo di arrivare al 15% entro pochi anni”. Rispetto alla contestazione della Procura contabile che la procedura da seguirsi per assegnare il contributo avrebbe dovuto essere diversa, la Provincia ha spiegato come la normativa non prevedesse in questo caso l’obbligo della gara visto che la cifra di 20 mila euro non giustificava i costi per tenere una procedura concorsuale. Maletti ha anche ricordato come sin dal ’93, gli enti locali possono destinare alla cooperazione internazionale fino allo 0,80% del loro bilancio. Il viaggio in Costarica per la firma dell’accordo internazionale, inoltre, costato complessivamente seimila euro, non prevedeva solo la visita all’area in questione, ma faceva parte dell’attività più complessiva dell’ente nell’ambito della Cooperazione internazionale allo sviluppo. Una vicenda, insomma, che per la Provincia di Modena ha del paradosso. Soprattutto se si considera l’aspetto economico della cosa: 33 persone condannate a risarcire 26mila euro. Un cifra ben più piccola dei costi complessivi dell’istruttoria avviata dalla Corte dei conti.

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