Un biglietto per Kyoto


Il resto del mondo – salvo poche eccezioni – si sta impegnando per la riduzione delle emissioni inquinanti e nella ricerca sulle energie rinnovabili, secondo le indicazioni del protocollo di Kyoto. Ma l’Italia ha scelto un’altra strada (assieme a Polonia, Ungheria, Romania, Bulgaria e altri paesi dell’est con sistemi industriali assai antiquati): non tenere fede agli impegni assunti su Kyoto, non investire sull’energia “pulita”, tornare al nucleare, come testimonia anche il recente no del governo alla proroga dopo il 2010 degli incentivi fiscali per l’edilizia pulita e l’eliminazione della obbligatorietà della certificazione energetica per la compravendita di edifici.“Scelte folli – commenta senza mezzi termini Giuseppe Onufrio, direttore delle campagne di Greenpeace – che danno spazio ai settori meno innovativi della nostra imprenditoria e di fatto preparano il paese a uscire dall’Unione europea. Non è questione di destra o di sinistra, qui è in gioco il nostro futuro, l’idea che l’Italia ha di se stessa. Dalle crisi si esce innovando, non frenando lo sviluppo”. Di questi temi strategici si è parlato nel corso del convegno “L’impegno di Coop per l’efficienza energetica”, organizzato anche per presentare la campagna “Risparmia le energie” e in particolare la fase del coinvolgimento di 1.500 famiglie volontarie di cui saranno monitorati i consumi. La campagna è iniziata con l’eliminazione dai banchi di tutti i punti vendita Coop delle lampadine a incandescenza e con la consegna gratuita ai soci di un kit per il risparmio energetico e idrico.“In un momento come questo – spiega Rossella Muroni, direttrice generale di Legambiente – la campagna lanciata da Coop è ancora di più necessaria. Attraverso il monitoraggio delle famiglie dimostreremo che la possibilità di risparmiare energia, anche a vantaggio dei bilanci familiari, è possibile ed è alla portata di tutte le persone dotate di buon senso. È una campagna che dimostra che le scelte ambientalmente sostenibili non sono – come ci vogliono far credere – scelte di lusso che in tempi di crisi non ci possiamo permettere, ma sono al contrario l’unica strada possibile, per noi, per i nostri figli e anche per il nostro portafoglio”. E Michele Candotti, direttore del Wwf Italia, conferma: “La campagna Coop può scatenare effetti collaterali positivi sul comportamento delle persone e in più è un’ottima combinazione di vari elementi: un’azienda della grande distribuzione che si assume l’onere di veicolare un messaggio, cittadini che possono premiare coi loro consumi l’azienda in questione, la ‘scoperta’ che diminuire il livello di emissioni fa bene alle tasche delle famiglie… Anche perché quello che sta facendo il governo – continua Candotti – destabilizza i cittadini, che prima avevano ricevuto messaggi che andavano nel senso del risparmio energetico. Ora ricevono un messaggio all’opposto, che sostanzialmente scoraggia il singolo, lo, lo deresponsabilizza perchè lo fa sentire impotente. Il risultato? L’idea che è tutto inutile, che individualmente non si può fare nulla… Per questo, una campagna come quella della Coop cade in un momento cruciale: perché fa capire che risparmiare energia ha effetti positivi anche sulle tasche. E che in tempi di crisi è l’unica cosa da fare”.L’unica cosa da fare, tra l’altro, sia a livello individuale che a livello globale. “Secondo uno studio che abbiamo commissionato al Politecnico di Milano – spiega Onufrio – fare dell’efficienza la nostra risorsa energetica principale è tecnicamente possibile ed economicamente conveniente. Col risparmio si ottengono – al 2020 – 103 terawatt (un terawatt è mille miliardi di kilowatt, ndr), di cui 83 economicamente convenienti, cioè con un costo al kilowatt più basso di quello del 2006. Qualche esempio? Con lo spegnimento degli stand by degli elettrodomestici si potrebbero risparmiare 35 miliardi di kWh. In quali settori si possono recuperare tutte queste energie? Per quanto riguarda gli 83 twh economicamente convenienti, potrebbero arrivare per il 47% da industria, il 33% dal terziario commerciale, per il 13% dal residenziale e per il 7% dai servizi. In sostanza: risparmiare energia è una fonte di energia primaria a basso costo e a impatto zero. Inoltre si otterrebbero oltre 60mila posti di lavoro, in un periodo di 14 anni. Questa – conclude Onufrio – è la strategia dell’Unione Europea che anche l’Italia aveva sottoscritto e che adesso il governo vorrebbe sconfessare: investire sulle rinnovabili, sulla ricerca e le nuove tecnologie”. Del resto, dopo le dissennate scelte di Bush, che ha frenato e apertamente boicottato il protocollo di Kyoto, il nuovo presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha scelto la strada dell’efficienza energetica. Vuole un taglio delle emissioni di gas serra americani dell’80% entro il 2050 e un ruolo guida degli Usa nella lotta al cambiamento climatico. Promette investimenti per 150 miliardi di dollari in 10 anni in energie alternative. Un programma che consente anche un deciso rilancio dell’occupazione. Ma se investire sulle rinnovabili è tanto vantaggioso e preferibile, perché tante resistenze?“È semplice – risponde il direttore del Wwf – perché c’è un vantaggio di breve termine per Confindustria che frena l’innovazione col ricatto occupazionale e della crisi. Ma ogni decisione che viene rinviata verrà pagata da noi cittadini”. Se l’Italia fallirà in maniera consistente l’obiettivo di riduzione dei gas serra, la sanzione supererebbe i 7 miliardi di euro per il quinquennio 2008-2012. Così come dimostrerà la campagna Coop, si tratterebbe davvero di cominciare dai primi, piccoli passi: ma decisivi, perché è davvero impressionante il risparmio che se ne otterrebbe a livello globale. La sostituzione delle lampadine a incadescenza – “lo standard minimo di efficienza”, lo definisce Onufrio di Greenpeace, – potrebbe arrivare a ridurre la domanda di energia per illuminazione del 40% e potrebbe evitare l’immissione in atmosfera di 16,6 miliardi di tonnellate da oggi al 2030 (fonte Worldwatch Institute). Coop darà il suo contributo eliminando entro la fine dell’anno le lampadine energivore dagli scaffali e sostituendole con le fluorescenti compatte, che utilizzano il 75% di energia in meno per produrre la stessa quantità di luce, durando 10 volte di più. Ma anche un’azione a costo zero come eliminare lo stand by dagli elettrodomestici consentirebbe a una famiglia media il risparmio di circa 400 kW all’anno (poco più del consumo medio di una lavatrice, che arriva circa ai 300 kW all’anno). “Sono convinto – ha concluso Aldo Soldi, presidente Ancc-Coop – che il problema dell’ambiente e dell’abbassamento dei consumi energetici richieda un concorso di forze. Noi, con questa campagna, abbiamo lavorato sulle imprese e sulle famiglie. Non ci sfugge che le responsabilità sono molte e a vari livelli, ma c’è la necessità di assumersi ciascuno le proprie responsabilità, senza aspettare che lo facciano altri. Non ci piace la posizione assunta da Confindustria e ci lascia perplessi quella del governo italiano. Ma, per quanto ci riguarda, non rinunceremo all’impegno ambientale”.© CONSUMATORI, IL MENSILE DEI SOCI COOP

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