Un altro weekend Internazionale a Ferrara


FERRARA, 1 OTT. 2010 – I ragazzi sono già in giro. In cerca di una copia omaggio di Internazionale e pronti a fare la fila per partecipare ai numerosi incontri sparsi per il centro di Ferrara. E’ qui che dal 2007 ogni anno, ai primi di ottobre, si tiene il festival dedicato al giornalismo globale. A seguirlo un pubblico di giovani (l’età media è dai 27 ai 30 anni), lettori del settimanale che ogni venerdì esce con con gli articoli più interessanti della stampa estera e con diverse rubriche tenute da scrittori e giornalisti prevalentemente stranieri. Se li fermi per strada, i fan di Internazionale, ti spiegano che l’Italia si capisce meglio se raccontata dall’estero, o comunque da corrispondenti di testate di altri paesi. L’idea del Festival è venuta qualche anno fa all’ex sindaco ferrarese Gaetano Sateriale, da sempre un abbonato della rivista. E’ stato lui un giorno a telefonare al direttore Giovanni De Mauro ponendo una strana domanda: "Hai presente le feste dell’Unità emiliane di una volta, quelle che funzionavano bene?". L’idea ha funzionato e i numeri lo confermano: 80 mila persone radunate nel corso delle ultime tre edizioni e un programma che ogni anno si arricchisce sempre di più.Quest’anno ci saranno il due volte Premio Pulitzer Dana Priest, la giornalista cinese Hu Shuli e Robert Fisk, uno dei massimi esperti al mondo di Medioriente. Nella città estense si parlerà della commistione tra informazione e potere politico con Miguerl Mora (El Paìs), Gerhard Mumelter (Der Standard), Alexander Stille (New York Times) e Antonio Padellaro (Il Fatto Quotidiano), ma anche delle elezioni in Brasile che domenica decideranno il dopo Lula, con l’economista brasiliano Paulo Sotero e Eliane Brum del settimanale brasiliano Època. L’incontro “I voli della morte” indagherà invece il mistero dei desaparecidos argentini. A raccontare la tragedia ci saranno Gigi Riva de l’Espresso e il pluripremiato Horacio Verbitsky, autore del saggio “Il Volo”. Un’assenza che si farà notare è quella del giornalista afgano Yaqub Ibrahimi. Doveva arrivare a Ferrara per ritirare il premio "Anna Politkovskaja" ma il governo afgano gli ha tolto il passaporto. In sostanza in quel di Kabul non si vuole che la disastrosa situazione del Paese venga raccontata all’estero. Non senza filtri. Ma è proprio per i suoi costanti articoli di denunciano di crimini di guerra e violazioni di diritti umani, che Internazionale aveva scelto Ibrahimi per la consegna del premio. A ritirare il riconoscimento che porta il nome della giornalista russa uccisa quattro anni fa a Mosca, sarà il fratello di Yaqub, Said Kheshraw Ibrahimi, che vive in Canada.Ma in programma è previsto un collegamento via Skype col giornalista afgano, che, già da qualche giorno, non si trova più nel suo paese essendo fuggito grazie all’aiuto di un’organizzazione di cooperazione internazionale. Yaqub e Said, oltre che della situazione afgana, parleranno anche della storia dell’altro fratello, il più piccolo, Parwez Kambakhsh, arrestato tre anni fa e condannato a morte con l’accusa di blasfemia. Un pretesto, il processo a Parwez (che ha visto commutare la pena di morte con vent’anni di carcere), messo a punto dal governo per fermare il lavoro d’inchiesta di Yaqub Ibrahimi sui traffici e i crimini di guerra commessi dai signori della guerra anti-taliban nel nord est del paese.

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