Un altro anno difficileper la moda modenese


MODENA, 25 FEB. 2013 – Se il 2011 della maglieria e dell’abbigliamento aveva fatto segnare un calo della produzione e del fatturato, il 2012 non è andato sicuramente meglio, sia per colpa della situazione congiunturale, sia a causa del terremoto. Nell’anno passato agli archivi, infatti, la maglieria ha subito l’ennesima, pesante battuta d’arresto (-12,5% rispetto all’anno prima per ciò che riguarda la produzione e – 10,1% per fatturato), mentre si è in qualche modo difeso l’abbigliamento (produzione +2,9%) a scapito però dei prezzi, visto che il fatturato marca un arretramento dello 0,7%. Differenze non casuali: il conto terzi, la produzione prevalente della maglieria modenese, è molto più in difficoltà dell’abbigliamento, che spicca per performance estere (42,7% la quota export del comparto sul fatturato totale, contro il 30% della maglieria). In particolare, i mercati più importanti per destinazione sono la Francia, la Germania, seguiti da Spagna, Svizzera, Stati Uniti, Russia, Regno Unito, mentre le importazioni arrivano in particolare dalla Cina, seguita (con grande distacco) da Turchia, Romania, Tunisia, India, Bulgaria, Portogallo, Vietnam, Stati Uniti. "Si tratta – dice Tamara Gualandi, presidente di CNA Federmoda – della conferma di una tendenza in atto ormai da anni: la ricerca di nuovi mercati è ormai fondamentale e l’appeal esercitato dal Made in Italy è ancora una realtà che va preservata attraverso il mantenimento dei valori che le produzioni realizzate in Italia contengono, oltre che attraverso la lotta alla contraffazione". Il mercato è sempre più spaccato tra produzioni low cost e produzioni qualitativamente alte, fino a sconfinare nel lusso. Quest’ultimo, seppure con difficoltà maggiori rispetto agli anni passati, sta reggendo meglio di altre fasce di mercato e rappresenta l’ambito più appetibile per le produzioni tessili di casa nostra. Certamente sarà fondamentale leggere le prossime evoluzioni politico-sociali-economiche per comprendere quello che si delineerà nei prossimi anni. Stando ai dati attuali, la contrazione dei consumi avviene soprattutto sulla fascia media, corrispondente alla fascia di popolazione che sta vivendo maggiormente la riduzione del potere di acquisto.Stile e qualità rappresentano i fattori di successo più evidenti, anche se acquisiscono sempre maggiore rilevanza le politiche legale alla distribuzione ed al retail, tanto che avere un approccio commerciale, se non avere un’area commerciale all’interno dell’organizzazione aziendale, diviene questione importante anche per chi si occupa di subfornitura. Il sistema mercato dell’abbigliamento che per anni ha visto la presenza massiccia dei grossisti a fare da nodo per lo sbocco delle produzioni, ora impone sempre più prepotentemente un accorciamento della filiera a vantaggio della collocazione diretta dei capi dal produttore al dettaglio, per una maggiore salvaguardia dei margini degli operatori coinvolti. Anche l’e-commerce, però, sta guadagnando quote crescenti di mercato, quote che peraltro si prevedono in ulteriore sviluppo.CNA Federmoda ha cercato anche di valutare l’impatto del sisma sulle imprese associate del settore. L’82% delle imprese del campione, allargato a tutta la provincia, ha evidenziato come l’82% abbia denunciato danni di vario tipo, dato che non sorprende, considerato che nell’Area che va da Carpi a Mirandola sono molte le realtà imprenditoriali che operano nel tessile. I danni denunciati dalle imprese sono innanzitutto la contrazione della produzione, poi i ritardi nell’evasione degli ordini e a seguire i danni strutturali o altre tipologie di danno diverse. Data questa situazione che presenta i danni agli edifici come una delle componenti, ma non la prevalente, abbiamo richiesto in tutte le sedi preposte la considerazione dei danni economici e non solamente di quelli strutturali, consapevoli che in diverse zone del cratere, pur essendo zone terremotate, l’incidenza dei danni agli edifici è piuttosto bassa e, nonostante questo, i danni subiti dalle aziende sono lo stesso importanti.Come diretta conseguenza, quasi l’80% delle imprese ha dichiarato di aver accusato un calo del fatturato. Stesso trend, con percentuali simili, per la redditività e per gli ordini, mentre è quasi nulla l’incidenza di chi dichiara un aumento. Più della metà registra una crescita del costo delle materie prime, sulla base di un trend emerso già nei mesi antecedenti al sisma. In peggioramento anche il dato sull’export, per una situazione che ha risentito dei ritardi nell’evasione degli ordini. Per ciò che riguarda i dipendenti, la maggioranza delle imprese è riuscita a conservare, nonostante gli eventi, invariato il numero dei dipendenti, grazie anche al ricorso agli ammortizzatori sociali.Tra gli aspetti che ora preoccupano maggiormente gli operatori, al di là dei costi di ricostruzione, ci sono la flessione del mercato, la contrazione dei margini, la difficile pianificazione del lavoro, i pagamenti sempre più lunghi ed i ritardi (tutti con più del 70%). A seguire, con più della metà dei partecipanti che hanno indicato queste opzioni, la concorrenza sleale, il difficile reperimento di nuovi clienti, gli insoluti. Di poco inferiore il risultato che riguarda l’aumento del costo delle materie prime.

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