Udinese-Bologna. Un gioco non bello ma con personalità


BOLOGNA 3 FEB. 2011 – Il ritmo più che incalzante della corrente settimana del campionato di calcio, con la disputa dell’ultima infrasettimanale della stagione, regala un Bologna che si impegna il più possibile a mantenere le promesse documentate, peraltro, dai precedenti risultati nonché dalle precedenti prestazioni. I rossoblu firmano un brillante esibizione in quel di Udine, vanno per primi in vantaggio dopo aver messo più di una volta nell’angolo i bianconeri e infine vengono raggiunti a pochi minuti dal termine quando il pacchetto difensivo dimentica di organizzare una adeguata contromossa rispetto alla punizione che Di Natale calcia allo stesso modo per la quarta o quinta volta. Ma non è tutto. Va aggiunto che il Bologna si è presentato davanti alla porta friulana almeno in tre occasioni con la rete possibile. Ma prima Di Vaio, poi Meggiorini non hanno centrato il bersaglio e allora pari è stato, un risultato che non è affatto male e che probabilmente rende giustizia a quanto mostrato sul campo.Sarà certamente il caso di non esaltarsi, ma una valutazione equilibrata non può non riconoscere la personalità della formazione di Malesani e la validità del suo gioco. Infatti, tendenzialmente, il Bologna affronta i suoi avversari senza adattamenti o mascherature tattiche. La sua cifra di gioco si mantiene inalterata ed evidentemente la scelta paga, poiché il contenuto è soddisfacente rispetto alla classifica ed agli enormi problemi vissuti sino a poche settimane orsono. Dato come scontato che l’asse portante va da Viviano a Di Vaio passando per i centrali difensivi e per Mudingayi, contro l’Udinese il tecnico ha stretto i bulloni di ognuno degli undici.Raddoppio costante ed immediato sui bravi centrocampisti friulani e massima attenzione sulle fasce con le coppie Moras-Perez da un lato e Rubin- Ekdal dall’altro. In questo modo lo stesso Di Natale non ha impensierito più di tanto con le sue manovre imbastite da lontano ed insieme si è depotenziato parecchio quanto poteva accadere sulle corsie laterali ad opera di Arnero e Pinzi. Poi Della Rocca ha cucito molto bene le geometrie tra i reparti suggerendo spesso con ispirazione e visione ottimale del campo. E naturalmente ognuno ha fatto il suo dovere, tanto è vero che Guidolin si è sbracciato – persino troppo- fino al termine come un tarantolato, mostrando che le sperticate lodi ai suoi forse lo hanno leggermente illuso di essere su un pianeta particolare.Grande merito del Bologna è stato quindi di mettere i puntini sulle i, col suo gioco ordinato ed efficace che naturalmente ha in Malesani il suo Mentore. Un gioco che non definiremo bello, perché di tale aggettivo ci sono tante interpretazioni, ma che certamente è gradevole a vedersi, fluido nella preparazione, ragionato negli sviluppi che volta a volta si realizzano, fulmineo nelle finalizzazioni grazie ad un Di Vaio oltre ogni aspettativa, senza trascurare che anche Viviano è stato decisivo.Quanto al giudizio sul mercato di gennaio è presto detto. Non è cambiato nulla, si è dovuto fare di necessità virtù, pure di fronte ad alcune esigenze sotto gli occhi di tutti. Non vale la pena recriminare troppo, anzi adesso occorre anche aggiungere che un Bologna così non si vedeva da tempo e un altro mezzo anno di pazienza è necessario per consolidare i nuovi assetti societari, affidando a Malesani ed ai suoi il compito di non smentire la realtà attuale.

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