Uccise il nonno, condannato a 16 anni


BOLOGNA, 17 APR. 2009 – Sedici anni con il rito abbreviato per un omicidio in famiglia dai contoni mai del tutto chiariti. Forse il nonno, noto industriale, aveva deciso di “stringere i cordoni della borsa”. E questo ha fatto scattare l’impulso omicida nel giovanissimo nipote della Bologna-bene.Il gup di Bologna Valentina Tecilla ha condannato oggi (a due anni quasi esatti dall’omicidio) a una pena di 16 anni Gianluca Vallini, accusato di aver ucciso il nonno, l’imprenditore Giancarlo Orbellanti. L’ uomo, 71 anni, uno dei fondatori dell’ azienda Comet, fu assassinato proprio due anni fa, il 18 aprile 2007, a colpi di pistola alla periferia di Bologna. Vallini è stato giudicato con rito abbreviato, che prevede uno sconto di pena di un terzo. Il pm Massimiliano Serpi aveva chiesto una pena di 30 anni. Il giovane alcuni giorni dopo l’omicidio e l’arresto aveva confessato. Un movente chiaro non è mai stato specificato, ma l’omicidio, ipotizzarono gli inquirenti, era stato originato da una sorta di risentimento del nipote nei confronti del nonno. Nel periodo precedente all’omicidio Orbellanti infatti aveva deciso di "stringere i cordoni della borsa" al nipote che si era abituato ad uno stile di vita troppo dispendioso, e che nelle intenzioni del nonno avrebbe dovuto cominciare ad acquisire invece esperienze di lavoro. L’omicidio avvenne sotto casa della nonna materna, dove Orbellanti era atteso dalla ex moglie e dalla figlia per parlare, appunto, del futuro del ragazzo. "Il giudice ha riconosciuto a Vallini le circostanze attenuanti generiche equivalenti alle aggravanti contestate – hanno spiegato gli avv. Manrico Bonetti e Gaetano Insolera, che difendono il giovane – in attesa di conoscere le motivazioni della sentenza (tra 70 giorni, ndr) riteniano che con il riconoscimento delle attenuanti generiche il giudice abbia tenuto in giusto conto i gravi disturbi di cui Vallini era affetto al momento del fatto".Vallini era accusato di omicidio volontario, aggravato dalla premeditazione e dall’aver commesso il fatto nei confronti del nonno materno, oltre che ovviamente della detenzione della pistola con cui sparò. La difesa aveva chiesto il riconoscimento della parziale infermità, o in subordine, delle attenuanti generiche e una determinazione della pena che tenesse conto della particolare situazione del giovane. Nessun commento alla sentenza da parte di Giovanni Volpe e Andrea Martinelli, i legali di parte civile (la seconda moglie di Orbellanti e il figlio) che comunque si aspettavano un simile risultato processuale. Il gup ha riconosciuto il danno morale ai due congiunti. Il risarcimento dovrà essere definito in sede civile ma è stata disposta una provvisionale di 50.000 euro per ciascuno. La procura, in attesa di leggere le motivazioni della sentenza, si riserva di ricorre in appello."Sedici anni possono sembrare pochi – ha detto il procuratore reggente Silverio Piro – per un nipote che uccide il nonno in quella maniera…". "Leggeremo con attenzione le motivazioni e poi credo faremo appello", ha sottolineato, ricordando poi che "la nostra conquista è stato ottenere il riconoscimento della capacità di Vallini di stare in giudizio".

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