Tutti con Marco Biagi


MODENA, 19 MAR. 2009 – Fu come un colpo nello stomaco quella sera di sette anni fa. Ancora le Br, in pieno centro di Bologna, armate contro una persona indifesa, presa a bersaglio solo per le proprie idee. Oggi i responsabili (Nadia Desdemona Lioce, Roberto Morandi, Marco Mezzasalma, Diana Blefari Melazzi e Simone Boccaccini) sono in carcere. Ma attorno alla “eredità” del professore bolognese si riapre la consueta rincorsa a chi gli era più vicino, ad appropriarsi delle sue idee. Il punto centrale rimane sempre lo stesso. In vita Biagi fu bistrattato e abbandonato dal governo di centrodestra (un rompiscatole lo definì il ministro Scajola), che poi fece una legge in suo nome sulla quale è stata costruita gran parte della precarietà del lavoro di questi anni. Un tema che in tempi di crisi, di licenziamenti, di contratti a termine che terminano e di un tempo del lavoro sempre più indeterminato è se possibile ancora più di attualità.Da Modena, dove è in visita ufficiale, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha parlato di lavoro, dei “problemi ancora attuali e nuovi come quelli che Marco Biagi ha affrontato suggerendo lungimiranti ipotesi di soluzione e prospettive di sviluppo”. Quelle indicazioni, dice il presidenteo, restano "il punto di riferimento" anche per il mondo del lavoro che non deve "arroccarsi" sulla pura e semplice difesa di conquiste del passato, ma deve tenere conto di "mutamenti obiettivi innegabili" e affrontare "scelte ineludibili di riequilibrio e rinnovamento nel sistema delle garanzie e delle tutele soprattutto a favore dei meno protetti".Da Modena il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano denuncia il permanere di uno "spirito di fazione che da tempo avvelena la lotta politica e sociale del nostro paese ed impedisce ogni riconoscimento obiettivo del valore di ricerche e di proposte come quelle che furono portate avanti dal professor Marco Biagi". Invece, ha aggiunto, "sarebbe necessario uno sforzo comune"."Non posso concludere la mia riflessione – ha detto Napolitano – senza tornare su un aspetto cruciale e particolarmente doloroso della vicenda di Marco Biagi. Egli è stato vittima della criminale aggressività del terrorismo brigatista, ma ha pagato anche e prima per lo spirito di fazione che da tempo avvelena la lotta politica e sociale nel nostro paese. Uno spirito di fazione che impedisce ogni riconoscimento obiettivo del valore di ricerche e di proposte come quelle portate avanti da Marco Biagi con lo stesso disinteresse e spirito costruttivo, con la stessa indipendenza di giudizio, in due diverse fasi politiche. Uno spirito di fazione che impedisce di vedere e apprezzare gli elementi di continuità che si possono presentare in un campo dell’azione di governo e parlamentare come quello delle politiche del lavoro". "E invece – ha aggiunto il capo dello Stato – sarebbe necessario uno sforzo comune, cui nessuna delle parti in causa si deve sottrarre, per riconoscere e coltivare questi elementi di continuità e le possibilità di convergenza che vi si legano pur in una corretta dialettica tra diversi ed opposti schieramenti politici, di fronte a problemi ancora attuali e nuovi come quelli che Marco Biagi ha affrontato suggerendo lungimiranti ipotesi di soluzione e prospettive di sviluppo". Quelle indicazioni, ha concluso, restano "il punto di riferimento" anche per il mondo del lavoro che non deve "arroccarsi" sulla pura e semplice difesa di conquiste del passato, ma deve tenere conto di "mutamenti obiettivi innegabili" e affrontare "scelte ineludibili di riequilibrio e rinnovamento nel sistema delle garanzie e delle tutele soprattutto a favore dei meno protetti".Ricordando Biagi in Parlamento, la senatrice dell’IdV, Giuliana Carlino, ha pronunciato invece parole un po’ fuori dal coro: "Lo ricordiamo come uno studioso coscienzioso, pignolo nelle sue considerazioni, moderno nell’accezione migliore del termine, che aveva studiato il mercato del lavoro" "Probabilmente – ha detto Carlino – Biagi non si sarebbe intestato la legge a cui hanno dato il suo nome, la legge 30 del 2003. Non tutto quello che è stato riportato in quelle norme corrisponde alla volontà del giuslavorista bolognese. Basta rileggere i suoi scritti in cui il fine ultimo della riforma era ‘più occupazione e meno precarizzazione’. Oggi invece i precari sono i più colpiti dalla crisi. E’ questo il momento di andare a rileggere le pagine di Biagi e, se si vuole fare onore alla sua memoria, si porti a compimento la sua opera. Dell’equilibrio tra flessibilità e sicurezza Biagi parlava già nel 2001. Basta ascoltarlo".Dello stesso tono il coordinatore nazionale del Partito Socialista (che fa parte della nuova alleanza Sinistra e Libertà): "La legge 30 porta impropriamente il suo nome e si occupa solo della flessibilità e non della tutela dei lavoratori. Noi socialisti, insieme alle forze che fanno parte di Sinistra e Libertà, vogliamo invece costruire una rete di garanzie per gli oltre 4 milioni di precari sottopagati e privi di qualsiasi sistema di sicurezza".

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