Truffa milionaria ai danni della sanità. Sei arresti a Bologna. Indagato anche il sindaco di Rimini


BOLOGNA, 2 OTT. 2009 – La sanità è un settore molto redditizio. Lo è ancora di più se si adottano sistemi capaci di gonfiare il mercato. Condotte che il più delle volte sono illegali, come quella scoperta dai carabinieri del Nas di Bologna che hanno messo fine al business avviato da sei operatori farmaceutici indagati per il reato di associazione a delinquere. Le persone fermate, avvalendosi della complicità di una fitta rete di medici ospedalieri compiacenti o corrotti, nonché di titolari di farmacie, si procuravano illeciti profitti riscuotendo indebitamente rimborsi dal servizio sanitario nazionale, a fronte di fittizie prescrizioni di costosi medicinali a pazienti ignari, inesistenti o deceduti. Una truffa la cui entità è stimata nell’ordine di un milione di euro. L’indagine ha portato alla denuncia in stato di libertà di ulteriori 43 persone e al sequestro di ingenti quantità di farmaci.La rete dedita a queste operazioni di marketing un po’ troppo border line era composta da due dirigenti di una industria farmaceutica, la ‘Italfarmaco’ di Milano, un informatore scientifico della stessa azienda, diversi farmacisti e 38 medici emiliano-romagnoli. Tutti gli indagati sono accusati di associazione per delinquere, truffa ai danni del sistema sanitario e falso, e 5 medici anche di corruzione. L’organizzazione avrebbe intascato indebitamente rimborsi per quasi un milione e duecentomila euro dal SSN, in particolare dalle Ausl di Bologna e Ravenna, grazie a ricette fittizie di costose specialità antitumorali e antimicotiche, come Longastatina, Myelostim e Triasporin. I farmaci (una confezione di Longastatina costa 1.395 euro) venivano prescritti a pazienti ignari, o addirittura deceduti. A guadagnarci, secondo gli investigatori del Nas, erano un po’ tutti i componenti dell’organizzazione: l’industria farmaceutica aumentava il proprio fatturato vendendo migliaia di prodotti, a un prezzo scontato fino al 30%, ai farmacisti ‘amici’. Questi ultimi, simulando la vendita su ricetta dei medicinali di fascia A, incassavano integralmente i rimborsi dallo Stato, poi rivendevano gli stessi farmaci sul mercato clandestino, oppure li smaltivano in modo illegale. I medici compiacenti che firmavano le ricette, infine, ottenevano favori o regali: viaggi premio, computer, elettrodomestici e prodotti di elettronica. Il sistema era collaudato e, per i carabinieri, andava avanti da più di due anni. Nel corso delle indagini sono state recuperate circa 3.500 confezioni defustellate di farmaci, per un valore di oltre 350.000 euro, e più di 3.000 ricette false. I destinatari dei sei provvedimenti di custodia cautelare ai domiciliari, firmati dal Gip di Bologna Mirko Margiocco e motivati dal pericolo di reiterazione del reato, sono due dirigenti della ‘Italfarmaco’ di Cinisello Balsamo: Lucio Leonardi, 48 anni, di Foligno, direttore della business unit immuno-oncologica, e Stefano Settimi, 54 anni di Roma, capo area manager per l’Italia Centrale; inoltre il bolognese Daniele Naldi, 49 anni, informatore scientifico per la stessa azienda. Analoghi provvedimenti hanno raggiunto Roberto Dall’Osso, 35 anni, bolognese, titolare della farmacia Lodi di via Andrea Costa a Bologna, una ex collaboratrice della stessa farmacia, Milena Disteso, 64 anni, e Maurizio Bolognini, 35 anni, contitolare dell’omonima farmacia di Castelbolognese (Ravenna). Nell’indagine è coinvolta un’altra farmacia di Bologna (la ‘Della Regina’ di via Nazario Sauro), la cui responsabile è indagata a piede libero perché il volume d’affari legato alla truffa accertato dai carabinieri è risultato molto inferiore rispetto a quello di altre farmacie: circa 100.000 euro, contro i 574.000 della ‘Lodi’ (quasi metà dell’intero ammontare della truffa) e i 402.000 della ‘Bolognini’.Delle 43 persone indagate in stato di libertà, 25 sono in servizio al Sant’Orsola di Bologna, glialtri, fra gli ospedali Maggiore di Bologna, quello di Bentivoglio, l’Infermi di Rimini (8 medici), il S.Anna di Ferrara e il S.Maria Nuova di Ravenna. Solo cinque sono accusati di corruzione, ma secondo i carabinieri il numero potrebbe aumentare. Per elargire i benefit ai medici, l’organizzazione aveva creato speciali ‘liste’ in negozi a Bologna e nelle province di Terni e Frosinone, e in un’agenzia viaggi di Foligno.Sulla vicenda è intervenuto l’assessore alle politiche per la salute della Regione Emilia-Romagna Giovanni Bissoni che ha dichiarato di riservarsi “ogni iniziativa di propria competenza, nel rispetto dell’evoluzione e delle risultanze dell’indagine stessa, a tutela del Servizio sanitario regionale”.INDAGATO ANCHE IL SINDACO DI RIMINI RAVAIOLIE’ indagato anche il sindaco Pd di Rimini, Alberto Ravaioli, nella sua veste di primario del reparto di Oncologia dell’ospedale Infermi, nell’inchiesta del Nas sulla presunta truffa al sistema sanitario regionale. "Mi giungono confuse notizie – ha detto in una dichiarazione il primo cittadino riminese – su presunte truffe all’interno della Sanità, dalle quali mi dicono gli organi d’informazione trapelerebbe anche il mio nome. Non ho al riguardo nulla da nascondere, né ho mai violato le leggi e l’etica professionale. Dunque mi dichiaro completamente estraneo alla vicenda". Secondo quanto si è appreso vi sarebbero delle ricette, poche, tra quelle al centro dell’inchiesta, firmate dal sindaco-oncologo. La firma di altri tre medici del suo reparto, per i quali è stata avanzata una richiesta di interdizione dalla professione, sarebbe invece su un numero più cospicuo di ricette. A carico del sindaco sono ipotizzate solo le accuse di truffa ai danni del sistema sanitario e falso.

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