“Troppe tasse sugli agriturismi”


Gli agriturismi non sono alberghi, assimilarli potrebbe voler dire azzerarli. Servono tariffe differenziate o riduzioni per gli agriturismi nell’applicazione della Tari, perchè per “numerose attività” del settore “il mantenimento dell’attuale livello di imposizione rischia di metterne a rischio la stessa sopravvivenza”. E’ l’appello lanciato dalla Cia di Bologna e di Imola, da Confagricoltura e da Copagri, riunite in Alleanza per l’agricoltura, che si rivolgono a tutti i sindaci della provincia di Bologna. Le attività agrituristiche sono per legge, nazionale e regionale, strettamente connesse a quella agricola svolta in maniera prevalente a cui si aggiungono ristorazione, alloggio, servizi ricreativi e culturali, campeggio. Per effetto di questa variabilità e dei vincoli normativi, “si ritiene non corretto applicare alle attività agrituristiche una tariffa, o tassa, assimilandola ad altre categorie di attività solo in apparenza similari – continua la nota – come, ad esempio, alberghi e ristoranti”. L’agriturismo deve rispettare l’uso di edifici-locali preesistenti e limiti alla capacità ricettiva. Per cui può essere che la superficie ricettiva superi quella di altri esercizi turistici, in particolare gli hotel, mentre per la somministrazione di pasti si ha un limite di legge legato ad un numero massimo autorizzato dalla Regione. E’ quindi, “indispensabile che all’agriturismo siano applicate tariffe differenziate per genere di attività o riduzioni percentuali di tariffa sulle diverse attività ricettive che ciascuna azienda agrituristica svolge rispetto alle tariffe applicate al settore commerciale”. Per supportare questa richiesta, le associazioni di categoria diffondono il verbale di una riunione dell’Ufficio di presidenza della Conferenza metropolitana dei sindaci che a marzo 2013 segnalò le stesse problematiche relative all”applicazione della tassa sui rifiuti agli agriturismi.

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